mercoledì 22 maggio 2013

Metodologie emancipative nella ricerca sulla neurodiversità. Note sul fieldwork

Enrico Valtellina (enrico.valtellina@unibg.it)

I dont wanna classify you like an animal in the zoo
But it seems good to me to know that youre homosapien too
Pete Shelley


Abstract: In pochi anni le disabilità relazionali sono passate dal misconoscimento assoluto a

un’attenzione intensiva da parte degli apparati preposti alla gestione dei guai altrui. Autismo,

sindrome di Asperger, disturbi pervasivi dello sviluppo, categorizzazioni che hanno trovato una più

ampia ribalta nella produzione culturale, divenendo oggetto di film, libri e di un serrato dibattito,

prevalentemente in rete, che ne ha ridefinito i significati. L’autore riepiloga i presupposti di un
fenomeno culturale interessante, la genesi della nozione di neurodiversità, e il suo personale

percorso di consapevolizzazione seguito all’autodiagnosi. Evidenziando come la teorizzazione sulle

pratiche metodologiche nella ricerca sociale sviluppata all’interno dei disability studies, la ricerca

emancipativa sulle disabilità, possa costituire un quadro di riferimento adeguato per riepilogare

l’azione autoaffermativa del movimento (peraltro quanto mai problematico, eventuale e aleatorio)

della neurodiversità.

Parole chiave: Ricerca emancipativa, sindrome di Asperger, autismo, neurodiversità,

discriminazione, Disability Studies, Modello Sociale.



1. Una differenza manifesta

Uno spettro si aggira per l’Europa: lo spettro dell’autismo. Le potenze del mondo

psichiatrico, educativo e farmacologico si sono alleate in una caccia spietata a questo spettro.

L’autismo è ormai riconosciuto come potenza da tutte le potenze istituzionali. È ormai tempo che

gli autistici espongano apertamente a tutto il mondo il loro modo di vedere, i loro scopi, le loro

tendenze e che alle fiabe delle interpretazioni professionali contrappongano un manifesto della
neurodiversità”.


Invoco indulgenza,
essere seri è una delle cose che non ci vengono naturali. Forse però
talvolta, ciò che costituisce il valore della serietà, può trovarsi anche nell’al di là del serio, così, pur
nella sua patente idiozia, la parodia dell’incipit del Manifesto marxiano vuole raccogliere la
proposta che si viene qui ad esporre, in modo anche abbastanza puntuale.

La sindrome di Asperger è nel DSM da soli quindici anni, patologia giovane, eppure è già un

domenica 19 maggio 2013

IL MANICOMIO NON E’ UN EDIFICIO, IL MANICOMIO E’ UN CRITERIO. IL CRITERIO E’ QUESTO: CHE IL MEDICO POSSA, SULLA BASE DI UN GIUDIZIO SUL PENSIERO DI UNA PERSONA, PRENDERLA CON LA FORZA, PORTARLA DA QUALCHE PARTE E IMPORLE DEI TRATTAMENTI. QUESTO E’ IL MANICOMIO. NON CI SARA’ PIU’ IL MANICOMIO QUANDO OGNUNO POTRA’ ANDARE DAL MEDICO QUANDO VUOLE, SE VUOLE, E FARE SU CONSIGLIO DEL MEDICO QUELLO CHE GLI PARE. (G.Antonucci)
Bisogna esprimere un fermo e deciso ”NO” a tutte le forme di coercizione in psichiatria (auspicando e lottando per una modifica della normativa anche in tale direzione).
A rinforzare tale convinzione riporto le parole, attualissime, di Maccacaro, tratte dal suo intervento che si puo’ leggere nell’Allegato ”1976 Bologna…” stralcio da pag. 238 del libro ”Attualita’ del pensiero e dell’opera di G.A. Maccacaro”:
”…e’ la crisi di questa medicina contemporanea che, di giorno in giorno, si fa sempre piu assistenzialmente inefficace e socialmente repressiva.”
L’inefficacia dell’assistenza e’ dimostrata da:
1. progressivo deterioramento, statisticamente documentabile, della salute collettiva per l’incidenza crescente di tutte le malattie legate alla nocivita’ dell’ambiente di lavoro, di abitazione, di alimentazione e di vita che e’ il portato inseparabile del modo di produzione capitalistico;
2. ricorrenza – frequente e dilagante – di patologie infettive che si credevano e potevano essere state debellate;
3. vertiginoso incremento del consumo di farmaci in larga misura meramente sintomatici e concretamente tossici;
4. emergenza di un diffuso malessere, socialmente determinato e personalmente patito che investe larghi strati della popolazione indotta o costretta a vivere come ”disturbo mentale” ciò che e’ soltanto ”insopportabilita’ di vita”.
La funzione repressiva è dimostrata da:
1. crescente trasferimento dei problemi sociali e personali (conflittualita’, trasgressione dei limiti di ”norma”, domanda di soggettivazione, ecc.) in un’area di gestibilita’ istituzionale e di silenziamento terapeutico;
2. avanzante tecnicizzazione dell’atto medico fino all’estinzione dei suoi contenuti di rapporto interpersonale;
3. diffusione di false o inefficaci pratiche di prevenzione secondaria per deviare la domanda di conversione del modo di produzione;
4. attribuzione al medico di nuovi compiti repressivi nei confronti del comportamento infantile, se e’ un pediatra, del diritto di aborto se e’ un ostetrico, del rifiuto del lavoro se e’ un fiscale, dell’uso di droga se e’ un medico, della devianza se e’ uno psichiatra, della rivolta alla nocivita’ se e’ un medico del lavoro, e cosi via. ” (fine stralcio da Maccacaro)
Il Presidente Nazionale Medicina Democratica:
dr. d’Angelo Fernando Antonio (Tonino)

martedì 14 maggio 2013

Gregory Bateson

Oggi viviamo in un’epoca in cui le

profondissime cose di cui eravamo felicemente

inconsapevoli sono scosse dal rimbombo dei

cambiamenti. Penso che sia tempo che tutti

prestino attenzione a questo rimbombo.

Dobbiamo acquisire coscienza di quelle cose di

cui prima eravamo felicemente, e per il nostro

bene, inconsapevoli.


Veronika

mercoledì 8 maggio 2013

Psichiatria e Razzismo


Intervista girata da Christian Brogi al Prof. Piero Colacicchi, attivista per i diritti dei Rom e collaboratore storico del dott. Giorgio Antonucci.

martedì 7 maggio 2013

Effetti collaterali


Ottimo film di S. Soderbergh, Effetti Collaterali è uno dei migliori thriller degli ultimi anni. Preferisco non anticipare nulla della storia, ma la base su cui poggia è (come si può capire dal trailer qui sopra) la "cura" psichiatrica e le sue conseguenze. Ciò che non traspare da questo video, invece fortemente presente nel film, è la critica alla società americana farmaco-dipendente, all'abuso di potere degli psichiatri, al fallimento di questa disciplina "medica" nella soluzione dei problemi e il problema della simulazione dei sintomi da parte dei pazienti.
Molta carne al fuoco dunque, ma che accompagna la trama e la sostiene, senza mai cadere nel banale e senza voler far diventare il film una pellicola di denuncia a tutti i costi. Una storia avvincente che lascia molti spunti per pensare.

Veronika

domenica 5 maggio 2013

Segnalazioni e ringraziamenti.

Ieri sera al Kag di Pisogne si è svolto il DIY FEST 2 (vedi post precedente). Queste brevi righe sono solo per ringraziare tutti i presenti e chi, grazie al filmato proiettato e al materiale informativo presente sui tavoli, si avvicina sempre più al tema di questo blog.
E' stato un piacere parlare con persone realmente interessate, ricevere i complimenti, ma anche le critiche: quando costruttive, sono il miglior dono che si possa avere.
Sempre più persone ci chiedono cosa abbiamo intenzione di fare, dove vogliamo arrivare, quali saranno i futuri sviluppi del CAMAP.
Innanzitutto bisogna capire che questo blog non è proprietà di nessuno, ma chi collabora attivamente porta necessariamente avanti una linea di pensiero condivisa e proposta in quella che è la nostra dichiarazione d'intenti. Partecipare al blog, informarsi, impegnarsi a pubblicare per condividere e non per ricevere complimenti (o peggio ancora solo per essere "alternativo") è ciò che rende questo blog sempre più ricco e sempre più forte. Ciò che verrà in futuro dipende da quante persone avranno voglia di dare il loro contributo e condividere il sapere.
Concludo con un link ad un articolo presente su "Il fatto quotidiano". Parla di psicologia e territorio.
Ancora grazie a tutti.

Veronika

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/04/difendere-territorio-per-salvare-psiche/582685/