Visualizzazione post con etichetta Video. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Video. Mostra tutti i post

sabato 27 dicembre 2025

Intervista a Giorgio Antonucci

Anche quest'anno vale la pena di ricordare questa intervista che abbiamo avuto la possibilità di fare anni fa a Giorgio Antonucci. Parole da tenere sempre a mente, da non far scivolare mai via.

 

martedì 31 dicembre 2024

Video di fine anno, sempre attuale

 

 

Riproponiamo l'intervista che abbiamo fatto a Giorgio Antonucci insieme al Kalashnikov Collective una decina di anni fa. Il dottore non c'è più, ma i concetti rimangono vivi ed attualissimi. Adesso è possibile vederla con la distinzione degli argomenti. Buona visione a tutte/i.

domenica 29 settembre 2019

LE PORTE SONO ILLUSORIE

il mito delle buone pratiche in psichiatria di Giuseppe Bucalo

una video testimonianza autoprodotta da un reparto psichiatrico a "porte aperte"
Si autodefiniscono Spdc "a porte aperte". Sono reparti di psichiatria (il 10% del totale) che affermano di operare senza contenzione e coercizione.
Fra questi quello di Caltanissetta.

Possiamo crederci ? Dobbiamo farlo ?
La "porta aperta" in psichiatria è solo un mito.
Intanto perché è il frutto di una concessione da parte dell'operatore (e non un diritto esigibile da chi è ricoverato). Con lo steso arbitrio con cui viene aperta, essa può essere chiusa, legalmente, in ogni momento.
Non dimentichiamo inoltre che la contenzione "meccanica" è solo una delle infinite strategie che la psichiatria usa per bloccare (e rendere innocui) i suoi utenti involontari.
Gli psicofarmaci da tempo, e in modo più efficace e accettabile, hanno sostituito le fasce di contenzione. Tanti dei sostenitori del superamento della contenzione meccanica (che definiscono come una vera e propria forma di tortura), non hanno da ridire invece sulla liceità del TSO o della somministrazione forzata di psicofarmaci. Al contrario.
Queste strategie, a differenza della contenzione meccanica, vengono considerati dagli psichiatri delle buone pratiche "atti medici" e, quindi, non sindacabili né catalogabili come forme di violenza, sopraffazione o abuso.
La "porta aperta" del reparto psichiatrico in realtà non è una via d'uscita. Una volta varcata la soglia e definita "malata", la persona non ha più alcun potere nel gestire la propria vita. Non ha più un fuori dove andare, uno spazio privato, un rifugio o un territorio inviolabile in cui vivere.
La contenzione non è una pratica: è un sistema che va aldilà dei servizi psichiatrici e coinvolge l'intero contesto familiare e sociale del "contenuto".
Non mi stupisce che gli utenti involontari di questi reparti no restraint, quando non sono rimbecilliti e bloccati dagli psicofarmaci, possano scegliere di non attraversare le porte tenute aperte dai propri carcerieri. Sanno, come ebbi a sentire da un ex internato molti anni fa, che "le porte sono illusorie. E che di là tu puoi trovare tre o quattro infermieri che ti fanno sei o sette fiale di serenase endovena o quasi".


venerdì 31 maggio 2019

In ricordo di Sabatino Catapano


L'intervento di Sabatino Catapano all'incontro pubblico svoltosi a Reggio Emilia il 27 marzo 2015 per la presentazione della campagna e la prima manifestazione nazionale per la chiusura degli OOP e il superamento del proscioglimento per vizio di mente e del concetto di pericolosità sociale. Con un'incursione di Roberto Greco, pubblicato da Soccorso Viola Taormina

domenica 16 luglio 2017

Il segno del capro, documentario


Il segno del Capro è un racconto visivo di storie, persone e luoghi che hanno rappresentato e vissuto la storia dell’anarchia in Italia. Nelle parole degli intervistati, si scopre un filo conduttore che “tutto lega”: la traccia che collega fatti e persone che hanno condiviso una idea libertaria mistificata e combattuta da sempre, contro i mali di una società che con essi ancora convive. Dal regicida Gaetano Bresci all’anarchica città di Carrara, da Pino Pinelli alla rivolta di Reggio Calabria del 1970…un viaggio di incontri con una umanità straordinaria, durato tre anni, attraverso un Paese che non conosce la sua storia.

INTERPRETI (tra gli altri):
Sabatino Catapano, attivista antipsichiatrico di Sarno. Conosce il significato della parola Anarchia in galera, dove subisce il TSO e la contenzione del carcere psichiatrico. Ci accompagna a Ventotene , cercando la tomba di Gaetano Bresci.
Giuseppe Galzerano, il gentile editore di libri d’anarchia, ricorda il maestro Franco Mastrogiovanni e la sua oscena morte in un ospedale italiano del Salento, pochi anni fa.
Don Gallo, cosa c’entra un prete che parla di anarchia nella Val Susa del movimento NOTAV?
Cesare Vurchio, amico dell’anarchico Pinelli, volato dalla Questura di Milano, una notte del dicembre 1969, dopo la bomba di Piazza Fontana; quando si decise che la colpa era loro. Ricorda l’amico insieme alle figlie di Pino, Claudia e Silvia.
Alfredo Mazzucchelli, di Carrara, l’unica città italiana dove Circoli, storie e bandiere anarchiche si incontrano come normalità. Tra cave di marmo tribolato e monumenti a regicidi.
Luigi Botta, studioso e scrittore del caso Sacco&Vanzetti. Proietta a Villafalletto per la prima volta il filmato integrale dei funerali dei 2 anarchici uccisi nel 1927, sulla sedia elettrica. Sono le uniche immagini esistenti del caso, perché il governo USA ordinò la distruzione di ogni filmato.
Domenico Liguori, insegnante di Spezzano Albanese. Dove l’anarchia si fa in piazza, da decenni.
best long movie VALDARNO CINEMA FEDIC 2016 – best documentary MAAZZENI Film Fest 2016 – CERVIGNANO Film Fest 2015 selected – Cracow Film Market 2016 selected – AIFF Ariano International Film Fest 2016 selected.
IL SEGNO DEL CAPRO_TRAILER from fabiana antonioli on Vimeo.

IL SEGNO DEL CAPRO Memoria dovuta a storie, persone e luoghi di anarchia in Italia
THE WAY OF GOAT Memory owed to history, people and places of the anarchist movement in Italy.
documentary, ITA, 90’, HD, 2015.
idea,regia e montaggio/a documentary by Fabiana Antonioli (concept,direction, editing)
una produzione indipendente di/indipendent production by Filmika opificio dell’immagine
www.filmika.it
colonna sonora originale/original soundtrack Fabrizio Modonese Palumbo, Daniele Pagliero
registrata/recorded at OFF Studio Torino, da/by Paul Beauchamp
masterizzazione/mastering Marco Milanesio
riprese video a cura di/filmed by Filmika scrl (Barbara Andriano, Fabiana Antonioli, Davide Marcone)
mix audio: Tommaso Bosso
color: Davide Marcone
interviste a cura di/interview by Fabiana Antonioli
con la collaborazione di/with Paolo Finzi, Aurora Failla, Fiamma Chessa, Giuseppe Galzerano
artwork grafico/graphic art : Bellissimo and the Beast (Chiara Costa e Roberto Clemente)
www.bellissimoandthebeast.it
animazione grafica/title animation Marco Holland
traduzione inglese/english translation Paul Beauchamp

domenica 13 novembre 2016

Processo Mastrogiovanni: Martedì 15/11 la sentenza

Martedì 15 novembre 2016, ore 9,30, alla Corte d'Appello del Tribunale di Salerno, presieduta dal giudice Michelangelo Russo, si terrà - con la replica del Procuratore Generale - l'ultima udienza e sarà pronunziata la sentenza del processo d'appello a carico dei sei medici e dei dodici infermieri responsabili della atroce morte del maestro elementare Francesco Mastrogiovanni, tenuto legato mani e piedi, senza alcuna umanità, per 88 ore nell'ospedale di Vallo della Lucania.
I medici, in primo grado, sono stati condannati a pene dai 2 ai 4 anni di reclusione e gli infermieri furono assolti.

martedì 6 ottobre 2015

El Chivo

Chi ha a cuore il diritto all'autodeterminazione proprio di ciascun essere umano, sa che la strada maestra non è tanto rappresentarlo davanti ai poteri forti o, peggio ancora, come fa la psichiatria delle "buone pratiche", far passare tale diritto come una concessione benevola del tecnico illuminato che ne gestisce gli spazi di libertà.
Dovrebbe essere chiaro che dovremmo essere pronti, attrezzati e orientati piuttosto a sostenere materialmente chi autonomamente sceglie, in maniera più o meno condivisa dal suo contesto socio-familiare, di fare a meno della psichiatria e rivendicare il proprio diritto di scelta e la propria visione delle cose.
La "scelta" di Marcello è spesso una scelta obbligata per chi vuole rivendicare la propria autonomia di pensiero e il rifiuto di delegare altri nella gestione delle proprie relazioni e della propria vita. Negli anni abbiamo conosciuto decine di persone senza dimora che hanno "scelto" la strada pur di sfuggire al ricatto psichiatrico-familiare che attiva forme di sostegno sociale solo quale contropartita alla rinuncia da parte del soggetto della sua libertà di scelta e all'accettazione delle cure (e quindi della propria normalizzazione forzata).
La strada diventa scelta obbligata per chi rifiuta di "normalizzarsi" e non trova, nel contesto sociale, appoggi o risorse per poter vivere la propria vita a modo suo.
In questi lunghi anni di militanza antipsichiatrica mi sono convinto che le persone (in)seguite dalla psichiatria hanno bisogno certo di ascolto e di alleanza per far fronte al suo giudizio invalidante e alle sue pratiche repressive, ma soprattutto di risorse e opportunità per vivere da uomini e donne libere la loro vita senza sottostare a ricatti da parte dei propri "curatori" (sia che essi si presentino come "carcerieri" o come "liberatori").

Giuseppe Bucalo

domenica 19 luglio 2015

Pat­Ver­fü



Spot promosso da Nina Hagen sulla possibilità introdotta nel 2009 in Germania di formulare un'autodichiarazione preventiva da parte dei cittadini tedeschi rispetto alle proprie volontà relative al consenso/rifiuto dei trattamenti sanitari o dell'accanimento terapeutico in situazioni in cui la persona non può esprimere più il proprio consenso.
In Germania i gruppi antipsichiatrici hanno applicato la normativa all'ambito dei trattamenti psichiatrici obbligatori, producendo un facsimile di dichiarazione anticipata di volontà con la quale opporsi all'imposizione di diagnosi e cure psichiatriche.
per ulteriori informazioni: http://www.patverfue.de/en

venerdì 5 giugno 2015

Trailer de 'Gli Internauti'

Negli OPG si viene internati a seguito dell’applicazione della legge 222 del codice penale che dice in breve : “Nel caso di proscioglimento per infermità psichica è sempre ordinato il ricovero dell’imputato in un ospedale psichiatrico giudiziario per un tempo non inferiore a due anni.” Nella maggior parte dei casi questi due anni si prorogano all’infinito trasformandosi in un vero e proprio ergastolo bianco. Questa procedura che è oramai una sorta di routine non è nient’altro che lo strascico del vecchio codice Rocco del 1930, in cui il folle era considerato incurabile, pericoloso, irresponsabile e quindi da isolare dalla società e da rinchiudere per sempre in una istituzione manicomiale. Oggi giorno questo concetto è ampiamente superato per una migliore conoscenza delle patologie psichiatriche, ed anche da una efficace farmacologia in grado di ridare al malato una responsabilità, una capacità critica e di giudizio e un comportamento adeguato alle circostanze. Tuttavia l’Italia è rimasta oggi in Europa l’unica nazione dove alla diagnosi di vizio totale o parziale di mente dell’imputato, al momento in cui ha commesso il delitto, il reo rimanga ancora in un ambito penale. Negli scantinati della società, quali possono essere gli OPG, la bonifica psicofisica del recluso ammalato è soltanto un’ ipotesi legislativa che non trova alcun riscontro obiettivo nella realtà. Non sono gli orfanotrofi, le case di rieducazione, gli ospizi per anziani o le carceri il traguardo dell’esclusione, ma bensì i cari e vecchi “ manicomi criminali “, veri luoghi di degradazione umana, dove la violenza dell’uomo sull’uomo tocca vertici abissali.
014_OPG
Da “GLI INTERNAUTI”, Franco Guardascione
Franco Guardascione è un fotografo di reportage. È napoletano d’origine, e da anni vive e lavora a poche decine di km da Firenze. A metà degli anni Ottanta fu un tragico episodio familiare a farlo scontrare con la realtà delle malattie mentali e a fargli conoscere i luoghi all’interno dei quali le patologie manicomiali venivano “curate”, luoghi che avrebbero accolto il fratello maggiore.
Il libro fotografico “Gli esclusi”, di Luciano D’Alessandro, che negli anni Settanta spalleggiò la legge Basaglia per la chiusura dei manicomi fu per Franco una folgorazione, e l’input alla realizzazione di un progetto personale che da quel tema partisse.
Nel 2008 Guardascione ha dato il via ad “Internauti”: quattro anni trascorsi ad ottenere i permessi necessari, l’hanno portato all’interno dei sei ospedali psichiatrici giudiziari d’Italia. Castiglione delle Stiviere, Montelupo Fiorentino, Reggio Emilia, Aversa, Napoli e Barcellona Pozzo di Gotto (Messina). Il risultato è un corposo reportage: un avvicinamento lento e progressivo verso i protagonisti di questi spazi, gli uomini e i luoghi che si sono vissuti l’un l’altro.
Guardascione, ancora, scrive: “In ogni OPG in cui sono entrato ho sempre percepito la sensazione che le mura, scrostate e malandate, urlassero silenziosamente il dolore assorbito negli anni dalle persone che vi avevano soggiornato all’interno. Ho avuto lunghe ore di dialogo con tanti internati, parole che mi svuotavano, demolivano certezze arricchendomi con altre, ignote fino a quel momento e tornavo a casa stanco e commosso.
Le foto sono venute fuori naturalmente, senza forzature e senza far subire stress ai
soggetti. Ho ascoltato tante storie, toccanti, ingiuste e strazianti, ed ho capito che in questi istituti non vi sono rinchiusi dei mostri come l’opinione pubblica ne è perlopiù convinta, ma persone sfortunate, con pesi così grandi da esserne schiacciati e sommersi così profondamente da scomparire dalla società, che per pura comodità, sigilla il tutto dietro tre mandate di chiavistello rugginoso.”

Da "GLI INTERNAUTI", Franco Guardascione
Da “GLI INTERNAUTI”, Franco Guardascione
Di fondo, nella drammaticità di alcuni di questi scatti, vi si legge un costante rispetto per le tragedie umane e personali delle quali il fotografo è al cospetto.
In ogni istituto risiedevano circa 150-200 detenuti, la maggior parte dei quali macchiati di reati lievi o banali. Malati psichiatrici, i più di loro con alle spalle piccoli reati. Ma che la società non è in grado di tutelare, di proteggere, nemmeno da loro stessi, per i quali, fino ad ora, non si è tentata un’integrazione, in quel mondo che tende ad escludere i più fragili, quanto piuttosto un progressivo allontanamento da
essa, rendendo queste persone dei reclusi, respinti, ignorati, sedati.
LA VIDEOINSTALLAZIONE
Dal reportage “OPG” è nata, grazie alla collaborazione di Guardascione con il fotografo Marco Dal Maso, la videoinstallazione “GLI INTERNAUTI”, un’opera per certi versi “partecipativa”, che proietta lo spettatore letteralmente all’interno del lavoro fotografico. Un progetto pensato “uno a uno”, per una visione intima e personale. E’ uno spazio cubico, di dimensioni limitate, che ricorda le celle dei vecchi manicomi, ad ospitare la proiezione senza soluzione di continuità delle immagini che compongono il progetto. Un tentativo di entrare negli spazi, vivere i luoghi, immedesimarsi con lo straniamento dei suoi abitanti, empaticamente,
drammaticamente sentire la tensione che è sottolineata, evidenziata, dal suono greve, dal rumore invadente, costante, che non accompagna solamente la visione, ma la amplifica. In allegato un breve esaustivo estratto del video che andrà a comporre l’installazione.
Video Player
La videoinstallazione sarà visibile al pubblico. A breve verranno comunicate le date e i luoghi dell’esposizione.
Qui l’articolo apparso su IL FATTO QUOTIDIANO in merito al progetto.
Trailer de “GLI INTERNAUTI”
Fotografia Franco Guardascione
Montaggio video, contenuti audio Marco Dal Maso
Progetto espositivo a cura di Petra Cason

fonte : www.olivarescut.it

martedì 11 novembre 2014

INTERVISTA AD ANTONUCCI

  tratto da http://kalashnikov-collective.blogspot.it/

[We talk about...antipsychiatry!]
Il pensiero antipsichiatrico di Giorgio Antonucci, un'intervista a cura di Rapa Viola, Camap e Kalashnikov collective (27 luglio 2014, Firenze)
[Sarta] “Lo scorso luglio ricevetti una chiamata sul cellulare: era Dani, voce degli Ebola nonché agitatore del Collettivo Antipsichiatrico Camuno (Camap), che mi disse di avere la possibilità di intervistare il noto medico e psicanalista Giorgio Antonucci, uno dei più importanti punti di riferimento per il movimento antipsichiatrico in Italia. Uh, bene! L'idea era di andare tutti a Firenze, fare questa chiacchierata con il Nostro e poi rovesciarsi tutti a Villa Panico (il celebre ex-manicomio ora occupato dai punx) per fare un concertone a tema antipsichiatrico e festeggiare tutti insieme. La proposta era ovviamente estremamente allettante, tuttavia avevamo già fissato per quel sabato un concerto a Carrara in un circolo di compagni anarchici, una di quelle situazioni un po' vetero che ci piacciono tanto. Che fare quindi? Ci pensa Peppus, il membro-ombra del nostro collettivo, che si aggrega all'allegra comitiva e porta a compimento la missione!
Il risultato di tutto ciò lo potete vedere qui sotto: una lunga chiacchierata di circa 40 minuti, dove Antonucci spazia in maniera estremamente lucida dai fondamenti della psichiatria (una disciplina che “si occupa del dissenso” e che non ha nulla a che vedere con “la scienza medica” ma si basa sul “giudizio del pensiero altrui”), alla critica di alcuni dei più importanti pensatori antipsichiatrici (da Thomas Szasz a Edelweiss Cotti, passando per l'analisi dei sociopoteri di Michel Foucault) fino all'interessante racconto di alcuni episodi della sua carriera professionale, che ben delineano il carattere aleatorio e repressivo della cosiddetta “scienza” psichiatrica. Dalla storia della suora rinchiusa in manicomio e sottoposta all'elettroshock perché, stanca di “essere sposa di Cristo”, voleva sposarsi sul serio, fino al crudo racconto delle più minuziose e terribili torture praticate sui “pazienti”, Antonucci disvela con estrema chiarezza il vero volto di questa pseudo-disciplina: lo stesso Sigmund Freud, eccellente neurologo prima di diventare il padre della psicanalisi, sostenne che per andare oltre occorreva diventare “biografi”, ovvero capire le singole storie delle persone per comprenderne i comportamenti. Da questo punto di vista, psicofarmaci, manicomi e lettini di contenzione non sono altro che strumenti repressivi di annichilimento degli individui che nulla hanno a che vedere con la cura e la scienza medica ma solo con la repressione e il controllo sociale: “se si è disposti ad ascoltare gli altri, non crollano solo i manicomi ma tutto il castello della psichiatria”. Nel ringraziare Rapa Viola, il Camap nonché Marky per le riprese, vi auguriamo buona visione!".

 

Bibliografia essenziale degli scritti di Giorgio Antonucci:
I pregiudizi e la conoscenza. Critica alla psichiatria (Cooperativa Apache, 1986)
Il pregiudizio psichiatrico (Eleuthera, 1989 e 1998)
La nave del paradiso (Spirali, 1990)
Aggressività. Composizione in tre tempi
in Uomini e lupi (Eleuthera, 1990)
Critica al giudizio psichiatrico (Sensibili alle foglie, 1993 e 2005)
Contrappunti (Sensibili alle foglie, 1994)
Il giudice e lo psichiatra in Delitto e castigo (Eleuthera, 1994)
Il Telefono Viola, insieme con Alessio Coppola (Eleuthera, 1995)
Pensieri sul suicidio (Eleuthera, 1996)
Le lezioni della mia vita. La medicina, la psichiatria, le istituzioni (Spirali, 1999)
Diario dal manicomio. Ricordi e pensieri (Spirali, 2006)

Altri testi di riferimento sul tema dell'antipsichiatria:
Thomas Szasz, Il mito della droga. La persecuzione rituale delle droghe, dei drogati e degli spacciatori (Feltrinelli, 1997)
Thomas Szasz, Il mito della malattia mentale (Spirali,2003)
Edelweiss Cotti, Roberto Vigevani, Contro la psichiatria (La Nuova Italia, 1970)
Franco Basaglia (a cura di), Che cos'è la psichiatria? (Dalai, 1997)
Franco Basaglia (a cura di), L'istituzione negata (Baldini e Castoldi, 2014)
Franco Basaglia, Conferenze Brasiliane (Raffaello Cortina, 2000)

giovedì 24 aprile 2014

OPG - Le vergogne nascoste

Servizio di Rai 3. Da vedere per le immagini e le testimonianze dei reclusi negli Ospedali Psichiatrici Giudiziari.