sabato 16 novembre 2019

Felicemente pubblichiamo...

COMUNICATO sulla SENTENZA del Processo a due compagni del Collettivo Artaud

I due compagni del Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud finiti sotto processo poiché ingiustamente accusati di violenza privata nei confronti di una persona che si era rivolta allo sportello di ascolto, sono stati assolti perché il fatto non sussiste. La nostra battaglia, per la difesa della libertà delle persone all’interno e all’esterno dell’istituzione psichiatrica, andrà avanti e continueremo a lottare contro tutte quelle forme coercitive della psichiatria come la contenzione meccanica, il TSO (trattamento sanitario obbligatorio), per l’immediata chiusura delle REMS (Residenze Esecuzione Misure di Sicurezza) e per l’abolizione dell’Elettroshock. Ringraziamo tutti i compagni e le compagne che ci hanno supportato, sostenuto e dato solidarietà in questi anni.

Il Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud – Pisa
antipsichiatriapisa@inventati.orgwww.artaudpisa.noblogs.org/ 3357002669

venerdì 8 novembre 2019

Intervista su morte Elena Casetto e contenzione

Intervista Collettivo Artaud su Radio Blackout:
Riprendendo l’orribile morte di Elena Casetto, ritrovata carbonizzata mentre era immobilizzata a un letto dell’ospedale Giovanni XXIII di Bergamo. Approfondiamo con Alberto del Collettivo Antipsichiatrico “Antonin Artaud” gli abusi della contenzione psichiatrica e il ruolo della coercizione e della patologizzazione come tecniche e strategie di gestione degli individui sofferenti e di deresponsabilizzazione della società.

https://radioblackout.org/podcast/polpen-at-the-power-contenzione-tdna-a-processo/

domenica 3 novembre 2019

Padiglione N°6

fonte: https://educattivi.noblogs.org

L’opuscolo intermittente di inform(A)zione e riflessione anti-istituzionale
(in onore al celebre racconto di Cechov, Reparto N°6 – o Corsia N°6)
 
Seguendo l’esempio di compagnx che ci ispirano e incoraggiano proviamo ad uscire con il numero 0 di un opuscolo intermittente che vuole raccogliere periodicamente le lotte, le riflessioni, i saperi, le letture e le testimonianze che ci attraversano, per il bisogno che abbiamo di socializzare analisi e avvenimenti che in qualche modo plasmano i nostri discorsi in quanto assemblea, per poter arrivare a compagnx, scetticx delle pratiche istituzionali, voci, teste disparate, per la possibilità di fare rete e di avvicinarci tra di noi.
Quanto più i saperi sono resi accessibili tanto più le risposte possono essere efficaci, come educ(A)ttivx è questo quello che ci anima.
Si tratta di resistere alle istituzioni totali ancora presenti oggi, da cui siamo pervasi.
A muoverci è la certezza che vi sia, in questa creazione di reti di informazione e controinformazione, un legame che si tesse tra chi scrive, chi legge, chi ha in mano il cartaceo,  chi gli lancia uno sguardo distratto, chi sente una necessità risvegliarsi. Ruoli tutti intercambiabili per tessiture fluide. Stampiamo opuscoli/creiamo periodici/raccontiamo ciò che abbiamo intorno per esserci più vicinx.
L’opuscolo sarà diffuso liberamente e gratuitamente

PADIGLIONE N°6 SCARICA E DIFFONDI

Letture, testimonianze, lotte, inform(A)zione, iniziative
Inform(A)zione e riflessione anti-istituzionale
“CRIMINI DI PACE,
RICERCHE SUGLI INTELLETTUALI E SUI TECNICI COME
ADDETTI ALL’ OPPRESSIONE”
Attuale più che mai, un invito ai tecnici del consenso alla ribellione, una disamina molto chiara al discorso anti-istituzionale che ci muove.
“SALUTE/MALATTIA
LE PAROLE DELLA MEDICINA”
Per contestualizzare la fabbrica della cura e relativizzare il concetto di “salute”.
“LA VITA QUOTIDIANA COME STORIA, SENZA PAURA E SENZA PSICHIATRIA”
Per l’esperienza concreta e la testimonianza così significativa e attuale dell’ATP, per la ricchezza che ha portato a tuttu noi conoscere il collettivo Bernardoni, per mutuare processi di consapevolezza, autogestione e solidarietà.
 
“DISCOLA,
DESCOLARIZZARE ANCORA LA SOCIETÀ ‘
Compagnx sovversivx che coraggiosamente riattualizzano le riflessioni di Illich sul paradigma scolastico offrendo una cornice  all’alienazione istituzionale attuale.
E ADESSO PARLIAMO NOI
TERAPIA AL BISOGNO PER I PREGIUDIZI
Un’esperienza originale di contaminazione e messa in discussione dove finalmente “l’utente” si ribella e riprende parola, racconti autobiografici, voci che si spogliano dai loro “abiti” e delle categorie per tornare al racconto autobiografico e alla propria umanità.
L’opuscolo prosegue con la testimonianza di una compagna operatrice in una struttura residenziale.
STORIA DI M.
Storia di un diritto negato, l’istituzione che espropria e annichilisce.
Segue la lotta di Jacopo:
LIBERATE JACOPO
Storia di un diritto negato, storia almeno di un diritto rivendicato. L’incredibile lotta di un educatore fiorentino contro  l’istituzionalizzazione e medicalizzazione dei bisogni e l’esproprio dei diritti delle persone vulnerabili.
COBAS SCUOLA DENUNCIA:
OSSESSIONE DIAGNOSTICA
La denuncia di Cobas Scuola alla medicalizzazione dell’infanzia e alla burocratizzazione dell’insegnamento.
Seguono poi le iniziative:
IL PRESIDIO, NO ELETTROSHOCK – NO ABUSI E MORTI NEI REPARTI!
Accanto ai compagni del collettivo Anonin Artaud , del collettivo Camap, del collettivo SenzaNumero e alla rete No Psichiatria, contro gli abusi nei reparti psichiatrici, contro la pratica dell’elettroshock e nel ricordo di Elena Casetto, morta bruciata a Bergamo legata al letto a 19 anni lo scorso agosto.
LABORATORIO DI TEATRO POPOLARE
L’iniziativa del Laboratorio Popolare di Teatro del Teatro Popolare di Bologna, compagnia Teatrale che fa politica attraverso il teatro offrendo la possibilità, a chiunque voglia, di avvicinarsi gratuitamente alla recitazione e alla drammaturgia.

lunedì 28 ottobre 2019

ROMA 02/11 2°CONCERTO CONTRO LE PENE CAPITALI ERGASTOLO E PENA DI MORTE


 

ROMA 2 NOVEMBRE 2019

2°CONCERTO CONTRO LE PENE CAPITALI ERGASTOLO E PENA DI MORTE

c/o Auditorium Spin Time Labs via Santa Croce di Gerusalemme 56



inizio alle ore 18  con Perfomance di Musica e Teatro

organizzato da Spin Time Labs, Nicola Valentino, Giulia Spada

Anche se in Italia la pena di morte è abolita, vige tuttavia la pena dell’ergastolo che non ne costituisce un’alternativa, in quanto essa è “pena fino alla morte”.

Nello spirito di promuovere una cultura abolizionista delle pene capitali sono stati invitati musicisti e artisti di teatro a comporre attorno al tema dell’ergastolo e pena di morte, affinché un movimento artisitco e porzioni di società sensibili a questi temi si incontrino, esplicitando la propria indisponibilità all’esistenza di una morte sociale da pena capitale. L’evento prevede sei performance teatrali e cinque esibizioni musicali.

Sabina Guzzanti (lettura)

Presentazione evento di Nicola Valentino

Giacomo Buonafede Alessandro Cicone Piergiorgio Maria Savarese “Chiusi Fuori” (teatro)

Salvo Ruolo e Massimiliano Gallo (musica)

Maurizio Castè  monologo “i Tardigradi” (teatro)

Collettivo antipsichiatrico Antonin Artaud “la stecca” letture con accompagnamento chitarra

Domenico Giglio, monologo “uccidete la speranza” (teatro)

Soumaila Diawara e Marco Cinque, con un brano composto da Giuseppe Natale (Musica)

Presentazione Spin Time/SpinOff

Women crossing (teatro)

Kerlox Dynamic 4et con Carlo Mascolo (musica)

Massimo Sconci:  monologo “Facciamo Pena” (teatro) Francesco Di Giovanni alla chitarra e Francesco Proietti alla voce recitante monologo originale scritto da Francesco Proietti: “Mastro Titta”, lo storico boia della Roma papalina

Orchestra a Plettro “Costantino Bertucci”: concerto per clavicembalo e orchestra a plettro di Francesco di Giovanni in quattro movimenti (Moderato, adagio, valzer moderato, allegro), direttore Alvaro Lopez e solista Gabriella De Nardo

domenica 27 ottobre 2019

Il Sesso Fra Gli Zombie

di Arthur Evans

[...]Nel corso della sua storia, il militarismo radicato nel governo americano ha avuto uninfluenza profonda sui valori dellAmerica. Ha inciso sul modo con cui gli americani considerano la natura, le altre persone, i loro corpi e i ruoli sessuali. Un effetto facile da notare lha avuto sul concetto che gli americani hanno di salute mentale, che si riflette nel movimento psichiatrico americano. Il padre delle psichiatria americana è stato Benjamin Rush, vissuto dal 1746 al 1813. Rush era il Generale Medico dellesercito continentale. Era un uomo che credeva nella disciplina severa, nelluso della violenza contro i pazienti malati di mente. Ha condannato sia la masturbazione sia la sodomia. Credeva che avere la pelle nera fosse una malattia. Ha rinchiuso il proprio figlio in manicomio per 27 anni. Oggi è tenuto in grande considerazione da molti psichiatri americani. 
LAssociazione Psichiatrica Americana pubblica periodicamente una lista ufficiale dei disturbi mentali, e come molti lettori sanno fino a tempi recenti comprendeva lomosessualità (lAPA è stata costretta a fare uninversione di rotta su questo argomento grazie allazione di attivisti gay). Questa lista, paragonabile allindice Vaticano (con la differenza che riguarda dei comportamenti invece che dei libri), ha delle origini militari. È stata sviluppata per primo dal Brigadiere Generale William C. Menninger, che era a capo della divisione psichiatrica dellufficio di Medicina Generale del governo USA durante la 2ª Guerra Mondiale. Prima che lAPA adottasse questa lista, veniva applicata da tutti i reparti delle forze dellordine. Il proposito era quello di eliminare gli uomini che non erano idonei al macello militare. Oggi almeno la metà di tutti gli psichiatri americani è impiegata nelle istituzioni. La stessa natura istituzionale dellAPA risale ai suoi inizi. Il suo nome originario era Associazione dei Sovrintendenti Medici delle Istituzioni Americane. La prima proposizione approvata pubblicamente da questo gruppo è stata la giustificazione delluso della violenza nel trattamentodei pazzi. In America molti manicomi sono governati secondo un modello militare (con gerarchie di comando, controllo centrale, la minaccia dellisolamento forzato, ecc.) 
Nel 1964 cerano più persone rinchiuse in manicomio che in prigione.In Unione Sovietica la psichiatria ha unidentica connotazione militaresca, e viene adoperata anche per sopprimere il dissenso. Nella Germania nazista il ruolo principale nella costruzione e nelluso delle camere a gas è stato ricoperto dagli psichiatri, e le loro prime vittime erano pazienti di manicomi. Un numero incalcolabile di gay e lesbiche sono state sterminate in queste camere a gas.Il militarismo americano ha influenzato il modo in cui gli americani consideravano la mascolinità, proprio come il militarismo dei romani aveva influenzato quella dei romani. 
Nel corso della loro vita tutti gli uomini americani sono stati condizionati a considerare laggressività disciplinata come mascolina e a disprezzare leffeminatezza, la giocosità, la passività e lemotività manifesta; ad ammirare la durezza negli altri uomini; ad avere paura di tutte le cose che vengono considerate da effemminato; ad apprezzare i rapporti di dominio e di obbedienza; a provare entusiasmo nel vedere del dolore inflitto ad altri; ad eccitarsi per le uniformi; e ad essere capaci di adattarsi a operare in grandi istituzioni impersonali e gerarchiche. Gli uomini che hanno interiorizzato questi valori sono considerati perfettamente sani di mente dalla società americana. Ma questo è un concetto di salute mentale che sostiene la guerra. Quando arrivano gli ordini, questi uomini sani sono pronti a uccidere altri uomini a comando. Sono completamente impreparati a interagire con altri uomini in modo apertamente amoroso, caldo e sessuale. Per loro questa è pura follia. Fino a tempi molto recenti la maggior parte degli psichiatri sarebbe stata daccordo.Gli StatiUniti sono una società presidiata. Lestensione del controllo del Pentagono e dei servizi segreti sulla vita degli americani è stato lequivalente materiale di un colpo di stato militare. Come quando Cesare Augusto ha preso il controllo di Roma nel 27 a.C. così è oggi: il Senato continua a riunirsi, i tribuni del popolo vengono eletti, le corti pronunciano i verdetti, nuovi presidenti entrano in carica e tutte le forme esteriori appropriate vengono osservate. Ma dietro lo spettacolo del governo manifesto incombe lopprimente potere istituzionale dellesercito e dei servizi segreti. È vero, cè ancora un grado di libertà di parola e pensiero, specialmente per la classe media e la classe privilegiata dei professionisti. Ma se un qualsiasi gruppo diventa una minaccia effettiva per il sistema -come nel caso del movimento nero negli anni 60 -presto si ritrova le sue organizzazioni infiltrate, le bombe piazzate negli uffici e i suoi leader uccisi.La storia del militarismo negli Stati Uniti, culminata nellimpero economico del Pentagono, non è un fatto sociale isolato. Il militarismo è collegato allindustrialismo. Inoltre, militarismo e industrialismo non sono presenti solo negli Stati Uniti. Fenomeni simili si possonoosservare in tutte le società “altamente sviluppate”, siano esse capitaliste o comuniste. Come il militarismo, lindustrialismo ha avuto un impatto devastante sulla nostra vita sensuale e sessuale. Fin dallinizio dellera cristiana è stata la singola forza maggiormente pervasiva nel mutilare la cultura gay. Non possiamo comprendere in modo adeguato loppressione dei gay nei tempi odierni senza aver capito il potere dellindustrialismo.Lindustrialismo è il processo secondo cui le persone smettono di produrre le cose direttamente per soddisfare i loro bisogni immediati. Al contrario, le cose vengono prodotte da istituzioni specializzate e centralizzate. Le istituzioni produttive possono essere alquanto diverse (ad esempio fabbriche, università, governi) a seconda delle cose prodotte (automobili, conoscenza, leggi e ordine). In ogni società data, ci sono dei gradi in cui queste istituzioni specializzate e centralizzate controllano la produzione. Tra gli indiani dAmerica, ad esempio, in pratica non esistono istituzioni. NellAmerica di oggi, invece, quasi ogni aspetto della vita è stato industrializzato. Quando la maggior parte della produzione di una società (di natura qualsiasi) è controllata da istituzioni specializzate, io definisco questa società industrializzata.Nella storia non esistono esempi documentati in cui un sistema di vita altamente industrializzato sia stato scelto liberamente da una società non industriale. In tutti i casi lindustrialismo è stato imposto alle persone dalla violenza delle istituzioni stesse. In Europa ledificio dellindustrialismo è stato costruito sul sangue e sulle ferite di secoli di violenza cristiana. In America ha ottenuto il potere attraverso lo sterminio degli indiani e la schiavitù dei neri. In Russia è stato il frutto della feroce campagna di terrore condotta da Stalin contro i contadini. Oggi nel terzo mondo sta prendendo ovunque il sopravvento grazie al conflitto tra le ambizioni imperiali di America, Russia e Cina. In tutti i casi, il militarismo è stato il mezzo con cui lindustrialismo ha trionfato. Perciò lindustrialismo non è solo un sistema di produzione. È anche un sistema di potere. [...]

fonte: https://istrixistrix.noblogs.org
Scarica qui il pdf completo ----> https://istrixistrix.noblogs.org/files/2017/06/EVANS-Il-sesso-tra-gli-zombie.pdf

domenica 20 ottobre 2019

7 ore barricato in bagno per non fare un TSO: intervengono le teste di cuoio...

Riportiamo un articolo del Corriere Del Veneto su un ragazzo che non voleva essere sottoposto ad un TSO e per evitarlo ha provato a barricarsi in bagno per ore.

PRAMAGGIORE (Venezia) È durata sette ore la trattativa tra un ventenne, che si era barricato nel bagno di casa dopo essere fuggito dal Centro di Salute Mentale di Pramaggiore, e i carabinieri che hanno deciso di sbloccare la situazione con un blitz. Il giovane è stato immobilizzato e affidato ai medici. Tutto è iniziato alle 16.45 di martedì ed è finito alle 23.50. Il giovane, che era in attesa di essere sottoposto a Trattamento Sanitario obbligatorio, è fuggito dal Centro rifugiandosi nella sua abitazione. A quel punto, non potendo escludere che il giovane, che portava uno zaino in spalla, potesse avere con sé armi o altri oggetti potenzialmente pericolosi, sia per la propria incolumità che per quella di terze persone, è stato adottato il protocollo per simili situazioni.

Innanzitutto è stata evacuata la villetta di proprietà della famiglia, dove c’era solo il fratello, poi è stata interrotta l’erogazione della corrente elettrica e del gas. Sul posto è arrivato un «negoziatore» del Nucleo Investigativo di Mestre e i carabinieri delle «Squadre Operative di Supporto» in forza al 4 Battaglione «Veneto», raggiunti dai vigili del Fuoco e da un’ambulanza del 118. È così iniziata la lunga ed estenuante trattativa tra il «negoziatore» e il giovane. Un colloquio a tratti drammatico, durato ore e che ha visto il negoziatore impegnato in una difficilissima trattativa, segnata da momenti di tensione elevata, nel tentativo di convincere il 20enne a uscire dal bagno e di persuaderlo a non compiere atti autolesionistici come aveva paventato nei messaggi inviati col telefono ai genitori. Quando si è capito che il giovane non si sarebbe mai arreso, le Squadre Operative di Supporto hanno deciso il blitz, con un’irruzione nel bagno, senza che nessuno rimanesse ferito.

domenica 6 ottobre 2019

NO ABUSI E MORTE NEI REPARTI! (Con Sabatino nel ♥)


 

SABATO 19 ottobre ore 15 a MONTICHIARI (BS) ingresso reparto Via G. Ciotti 154
PRESIDIO  INFORMATIVO CONTRO L’USO DELL’ELETTROSHOCK
ore 20.30 in Località Casella, Via Argine sinistro torrente Parma, 8 Sorbolo Mezzani (PR) Fermata Bus a TRAI
CENA BENEFIT CON PRESENTAZIONE + LIVE
Il collettivo SenzaNumero di Roma presenterà il suo aperiodico. A seguire live dei Gabriela Yankov, Vj Schnell e Dj Irene La Merdica.
DOMENICA 20 ottobre ore 10.30  a TRAI
ASSEMBLEA dei GRUPPI e dei COLLETTIVI ANTIPSICHIATRICI sempre a TRAI


Vorremmo chiamare a sostegno dell’iniziativa tutte le realtà che hanno a cuore la libertà della persona nel poter disporre della propria vita, dei propri ricordi e dei propri pregi e difetti. In questa iniziativa vogliamo inoltre dire basta a morte nei reparti ed agli abusi. Il recente caso di Elena Casetto, morta bruciata a Bergamo legata al letto, è solo l’ultimo di una lunga serie balzato alle cronache perchè era inevitabile essendo così eclatante. Molti casi di abusi indiscriminati e di morti rimangono nel silenzio come era emerso qualche anno fa con il ‘Caso Niguarda’, con 12 pazienti morti ed altri paralizzati con protocolli di supercontenzione fisica quali ‘lo spallaccio’. In quel caso la denuncia era partita dall’interno, ma nella maggioranza dei casi vige il silenzio e certi episodi vengono ritenuti ‘blandi effetti collaterali’ previsti dalla norma. Il taser nei reparti è divenuto la norma, gli abusi divengono la norma.

QUESTO SILENZIO DEVE FINIRE. QUESTA NORMA DEVE FINIRE.

Per dare continuità al presidio di Giugno a Pisa riproponiamo il testo informativo sulla TEC/ELETTROSHOCK dove si spiega bene in cosa consiste questa pratica:
”L’elettroshock oggi viene chiamato TEC (terapia elettroconvulsiva) ma rimane la stessa tecnica inventata nel 1938 da Cerletti e Bini. Si tratta di corrente elettrica che passando dalla testa e attraversando il cervello produce una convulsione generalizzata. Migliorandone le garanzie burocratiche, così come introducendo alcune modifiche nel trattamento, vedi anestesia totale e farmaci miorilassanti, non si cambia la sostanza della TEC.
A più di ottanta anni dalla sua invenzione, possiamo affermare che l’elettroshock è l’unico trattamento, che prevede come cura una grave crisi organica dei soggetti indotta a tale scopo, mai dichiarato obsoleto. Perché questo trattamento medico – che per stessa ammissione di molti psichiatri che lo hanno applicato e che continuano ad applicarlo – è stato utilizzato in passato come metodo di annichilimento dell’umano, come strumento di tortura, come mezzo repressivo contro la disobbedienza, non viene dichiarato superato dalla storia e dalla scienza? È sufficiente praticare un’anestesia totale per rendere più umana e dignitosa la sua applicazione? Basta chiamarla terapia per renderla legittima? Possono dei benefici temporanei, che per avere effetto devono comunque essere accompagnati dall’assunzione di psicofarmaci, essere un valido motivo per usare questo trattamento? Si possono ignorare gli effetti negativi dell’elettroshock?
In Italia negli ultimi anni si tende a incentivare l’utilizzo delle terapie elettroconvulsive, non solo come estrema ratio ma anche come prima scelta. Per esempio nel trattamento delle depressioni femminili entro i primi tre mesi di gravidanza, poiché ritenuto meno pericoloso degli psicofarmaci nei primi periodi di gestazione umana. Anche per quanto riguarda ipotetici problemi di depressione post partum la TEC viene addirittura pro-posta quale terapia adeguata e meno invasiva per le neo mamme rispetto agli psicofarmaci o ad un Trattamento Sanitario Obbligatorio.
Oggi i centri clinici dove si fa l’elettroshock sono 16 e i pazienti all’incirca 300 l’anno. [Montichiari è uno di questi].
I meccanismi di azione della TEC non sono noti. Per la psichiatria «rimane irrisolto il problema di come la convulsione cerebrale provochi le modificazioni psichiche» e «non è chiaro quali e in che modo queste modificazioni (dei neurotrasmettitori e dei meccanismi recettoriali) siano correlate all’effetto terapeutico» (G. B. Cassano, Manuale di Psichiatria). Ma per chi subisce tale trattamento la perdita di memoria e i danni cerebrali sono ben evidenti e possono essere rilevati attraverso autopsie e variazioni elettroencefalografiche anche dopo dieci o venti anni dallo shock.
Ciò che resta di certo, quindi, è la brutalità, la totale mancanza di validità scientifica e l’assenza di un valore terapeutico comprovato.
Ci teniamo, quindi, a ribadire che nonostante le vesti moderne l’elettroshock rimane una terapia invasiva, una violenza, un attacco all’integrità psicologica e culturale di chi lo subisce. Insieme ad altre pratiche psichiatriche come il TSO, l’elettroshock è un esempio, se non l’icona, della coercizione e dell’arbitrio esercitato dalla psichiatria. Il percorso di superamento dell’elettroshock e di tutte le pratiche non terapeutiche deve essere portato avanti e difeso in tutti i servizi psichiatrici, in tutti i luoghi e gli spazi di cultura e formazione dove il soggetto principale è una persona, che insieme ai suoi cari, soffre una fragilità.”
COLLETTIVO ANTIPSICHIATRICO CAMUNO – CAMAP camap@autistici.org
COLLETTIVO ANTIPSICHIATRICO ANTONIN ARTAUD PISA – antipsichiatriapisa@inventati.org
COLLETTIVO SENZANUMERO – ROMA – senzanumero@autistici.org

domenica 29 settembre 2019

LE PORTE SONO ILLUSORIE

il mito delle buone pratiche in psichiatria di Giuseppe Bucalo

una video testimonianza autoprodotta da un reparto psichiatrico a "porte aperte"
Si autodefiniscono Spdc "a porte aperte". Sono reparti di psichiatria (il 10% del totale) che affermano di operare senza contenzione e coercizione.
Fra questi quello di Caltanissetta.

Possiamo crederci ? Dobbiamo farlo ?
La "porta aperta" in psichiatria è solo un mito.
Intanto perché è il frutto di una concessione da parte dell'operatore (e non un diritto esigibile da chi è ricoverato). Con lo steso arbitrio con cui viene aperta, essa può essere chiusa, legalmente, in ogni momento.
Non dimentichiamo inoltre che la contenzione "meccanica" è solo una delle infinite strategie che la psichiatria usa per bloccare (e rendere innocui) i suoi utenti involontari.
Gli psicofarmaci da tempo, e in modo più efficace e accettabile, hanno sostituito le fasce di contenzione. Tanti dei sostenitori del superamento della contenzione meccanica (che definiscono come una vera e propria forma di tortura), non hanno da ridire invece sulla liceità del TSO o della somministrazione forzata di psicofarmaci. Al contrario.
Queste strategie, a differenza della contenzione meccanica, vengono considerati dagli psichiatri delle buone pratiche "atti medici" e, quindi, non sindacabili né catalogabili come forme di violenza, sopraffazione o abuso.
La "porta aperta" del reparto psichiatrico in realtà non è una via d'uscita. Una volta varcata la soglia e definita "malata", la persona non ha più alcun potere nel gestire la propria vita. Non ha più un fuori dove andare, uno spazio privato, un rifugio o un territorio inviolabile in cui vivere.
La contenzione non è una pratica: è un sistema che va aldilà dei servizi psichiatrici e coinvolge l'intero contesto familiare e sociale del "contenuto".
Non mi stupisce che gli utenti involontari di questi reparti no restraint, quando non sono rimbecilliti e bloccati dagli psicofarmaci, possano scegliere di non attraversare le porte tenute aperte dai propri carcerieri. Sanno, come ebbi a sentire da un ex internato molti anni fa, che "le porte sono illusorie. E che di là tu puoi trovare tre o quattro infermieri che ti fanno sei o sette fiale di serenase endovena o quasi".