domenica 11 aprile 2021

STIGMI, CONTAGI E SINDEMIE

di Chiara Gazzola

 uscito sul numero di aprile di “Sicilia Libertaria”, segnalato da Artaud.

STIGMI, CONTAGI E SINDEMIE

“Salute mentale”, abuso concettuale in uno slalom di tesi utile a definirne la
carenza: le condizioni esistenziali che si discostano da un ipotetico equilibrio
psicofisico di adattamento alle difficoltà. Si evita così di scalfirne le cause,
poiché significherebbe puntare il dito alle iniquità sociali. E così non si guarda
il dito, né si considera cosa stia segnalando, ma lo si penalizza registrandolo
come “indicatore” (sintomo) di patologia.
I diversi approcci alla disciplina psichiatrica sembrano concordi nel definire la
salute come il risultato fra stile di vita, condizioni socio-ambientali e capacità
individuale di risposta a eventi esterni. Eppure non esiste protocollo sanitario
che prenda in considerazione questa complessità di fattori.
Se si rompe un tubo dell’acqua in una casa costruita su un terreno franoso, chi
trae vantaggio nell’aggiustare il tubo? La salute, intesa come un insieme di
risposte organiche, sensoriali e sociali, è quindi argomento di riflessioni
filosofiche o antropologiche ma, se la politica le sovrasta, qualsiasi squilibrio
rimane appannaggio esclusivo dell’industria farmacologica che non ha interesse
a rimuovere i divari sociali causa di tanti malesseri.
Nel frattempo la psichiatria si concentra sulla denominazione dei disturbi. Fatta
la diagnosi, esclusivamente attraverso un’osservazione clinica soggettiva e non
comprovata da test oggettivi, si passa alla cura.
E quale occasione più ghiotta della pandemia per “scoprire” nuove sindromi?
Le prime pubblicazioni in era covid individuavano risposte patologiche come
varianti del DSPT (disturbo da stress post traumatico).
Lo scorso agosto la rivista scientifica Brain, behavior and Immunity informava
che l’infiammazione da covid-19 è un fattore di rischio per la depressione.
L’ampia gamma di molecole antidepressive e ansiolitiche è una voce prevalente
del fatturato farmacologico: come avrebbe potuto l’invadenza del virus non
andare a braccetto con una delle “malattie” più diffuse al mondo?
Uno studio dell’Ospedale San Raffaele di Milano condotto su 402 pazienti
guariti dal covid afferma che il 56% manifesta disturbi psichici multipli: DSPT
28%, depressione 31%, ansia 42%, insonnia 40%, sintomi ossessivo-compulsivi
20%; le sindromi depressive compaiono più facilmente nelle donne e si ipotizza
che la maggiore vulnerabilità sia dovuta al “diverso funzionamento del sistema
immunitario nelle sue componenti innate e adattive”.
Il XII Congresso nazionale SINPF (società italiana di neuropsicofarmacologia),
stando ai report recenti di vari quotidiani, rileva che l’aumento dei disagi
psichici in era di pandemia stia attivando una vera e propria sindemia, un mix di
pericolo clinico e sociale dovuto alla paura del contagio, allo stress da
confinamento e alla crisi economica. Un contagio nel contagio? La probabilità
di sviluppare sintomi depressivi nei soggetti colpiti dal virus, o da lutti in famiglia, aumenterebbe di 5 volte e così si legittima la previsione di 800mila nuove pazienti, con un’aspettativa di incidenza fino al 32%! L’incremento di
vendite di psicofarmaci interesserebbe donne e adolescenti, in quanto categorie
maggiormente colpite da perdita di lavoro e di socialità.
Per l’OMS (organizzazione mondiale di sanità) “la tutela della salute mentale è
una priorità correlata alla pandemia in atto”, mostrandosi preoccupata per i
nuovi disturbi “erroneamente inclusi nei DSPT”. Nasce quindi l’esigenza di
nuove nomenclature per meglio definire uno “stress individuale/comunitario e
non convenzionale, sospeso, subacuto, perdurante e perturbante che può
evolvere in persistente”. Viene spiegato che le definizioni di “perturbante e non
convenzionale” descrivono una sofferenza che va a dissestare il futuro: la
percezione di furto del futuro come nuova condizione clinica! Uno stress che
attraversa varie fasi: la prima, incredulità e sottovalutazione difensiva; la
seconda, l’incredulità si trasforma in angoscia all’evidenza di malati e morti; la
terza, perdite affettive e insicurezza economica, riducendo la plasticità adattiva
e l’istinto di sopravvivenza, innescano la paura del fallimento. Ma l’OMS
individua anche un nuovo agente patogeno: la infodemia. Trattasi dell’eccesso
di informazioni e del rimbombo di commenti da cui siamo invasi. Altro
contagio nel contagio: le notizie a contenuto angosciante e contraddittorio
produrrebbero lesioni bisognose di cure da somministrare a chi ne soffre, non
certamente a chi alimenta questo giornalismo!
Uno studio condotto dall’Università di Oxford, e pubblicato da The lancet
psychiatry, afferma che a 90 giorni dal contagio da covid nel 20% dei casi
insorgono disturbi al sistema nervoso centrale e che i soggetti in cura
psichiatrica sono più esposti (65% dei casi) a contrarre il virus. Se ne deduce:
“queste evidenze stanno convincendo sempre di più i ricercatori che esiste una
stretta correlazione fra le malattie psichiche e il virus”.
L’IEUD (istituto europeo per il trattamento delle dipendenze) ha registrato, nel
primo semestre 2020, un aumento del 4% del consumo di benzodiazepine.
L’AIFA (agenzia italiana del farmaco) riporta che nel 2020 la vendita di
ansiolitici si è incrementata del 12%, dati definiti “allarmanti” in quanto non
corrispondono alle diagnosi stilate: gli psicofarmaci vengono definiti
“pericolosi se presi senza prescrizione medica”. Si individuano le cause dei
nuovi malesseri nel telelavoro, nella didattica a distanza, nelle restrizioni agli
spostamenti, nella paura del contagio, nella precarietà economica, nel rischio di
essere considerati “untori”.
Ecco innescata una spirale velenosa affinché la psichiatria possa continuare a
mettere le sue toppe mediche a problematiche sociali e ad accaparrarsi la facoltà
di diagnosi/cura/controllo, di produrre stigmi (questi sì, reali e persistenti!), di
annullare le dignità individuali e di farsi paladina di una salute mentale tanto
millantata, quanto svilita: uscire dal labirinto le sarebbe controproducente!

Chiara Gazzola

 

domenica 28 marzo 2021

Thomas Szasz - La Battaglia Per La Salute

 Libro interamente disponibile e completo per chi fosse interessato/a:

https://www.dirittiallafollia.it/wp-content/uploads/2020/07/La_Battaglia_Per_La_Salute.pdf

Thomas Szasz non è stato solo uno psichiatra capace di lavorare senza coercizione né uso di farmaci. In questo libro alcuni spunti per conoscere il suo pensiero anche su altri argomenti correlati

mercoledì 10 marzo 2021

La libertà non si amministra

Ci associamo al Collettivo antipsichiatrico Antonin Artaud di Pisa e aderiamo alla campagna promossa dal Comitato d’Iniziativa Antipsichiatrica, in collaborazione con l’Associazione Penelope Coordinamento Solidarietà Sociale Onlus. Sotto il testo della campagna.

Nadia L., dopo anni di vita di strada, ha scelto di vivere e risiedere presso il Centro di accoglienza “La Cura” di Giardini Naxos, non abbandonando la sua voglia di esplorare e vivere il mondo in maniera libera e bohémienne.
Ciò disturba l’ordine mentale e sociale di tanti perbenismi che “per il suo bene” hanno richiesto ripetutamente il suo ricovero in reparti di psichiatria e ora, per risolvere definitivamente la questione, aspirano alla nomina di un amministratore di sostegno che, nelle intenzioni del comune che ha promosso l’azione, decida per lei il suo internamento in qualche “struttura idonea”.
Lei ha espresso in tutti i modi che non intende lasciare la sua casa e, soprattutto, che non intende vivere in strutture che già ha conosciuto e che non le garantiscono la libertà di cui ha bisogno. Nadia non è in stato di abbandono ed è capace di autodeterminarsi. Lo ha fatto e per questo oggi rischia la nomina dell’amministratore di sostegno. Giovedì 11 marzo è stata convocata la prima udienza davanti al Giudice Tutelare, chiediamo a tutti di far sentire chiara e forte la nostra solidarietà a Nadia e il nostro dissenso a che venga invalidata e costretta a vivere laddove non l’ha scelto.

Chi vuol aderire alla campagna può inviare un’email a:
segreteriasindaco@comune.giardini-naxos.me.it
tutelare.tribunale.messina@giustizia.it
con il messaggio:
“LA LIBERTA’ NON SI AMMINISTRA Io sto con Nadia L.”

Una copia dell’email può essere inviata a: soccorsoviola@antipsichiatria.it per monitorare le adesioni all’iniziativa
Per ulteriori informazioni visitate la pagina facebook della campagna
https://www.facebook.com/nadialiberanadia oppure chiamate al numero del Soccorso Viola 0942 989347

Comitato d’Iniziativa Antipsichiatrica

sabato 13 febbraio 2021

Ancora sulla vicenda di Alice

https://www.ondarossa.info/newsredazione/2021/02/antipsichiatria-ancora-sulla-vicenda

Con un compagno del collettivo Artaud di Pisa, torniamo sulla vicenda di Alice, una giovane donna internata in strutture private con una storia di abusi che va avanti da tanto/troppo tempo e che purtroppo è una delle tante storie di abusi psichiatrici.
Da qui si allarga lo sguardo alle strutture psichiatriche e allo stato di applicazione della così detta legge Basaglia...

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LETTERA con gli ULTIMI AGGIORNAMENTI sulla SITUAZIONE di ALICE DI VITA

Sotto trovate una nuova lettera di Antonio Di Vita con gli ultimi aggiornamenti sulla vicenda di Alice. Antonio da tempo lotta per la libertà di scelta terapeutica, contro l’obbligo di cura e per il rispetto delle volontà di sua figlia Alice. Vi chiediamo di pubblicare la storia di Antonio e Alice sui vostri canali e siti, nella speranza che altri si uniscano alla sua battaglia per la liberazione di Alice.

Il Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud-Pisa
antipsichiatriapisa@inventati.org
artaudpisa.noblogs.org 335 7002669
via San Lorenzo 38 Pisa

Alice da tempo esprime la volontà di venire a vivere da me e di essere curata presso strutture specializzate per ciò che concerne il problema della tracheostomia. Questa volontà è stata negata più volte dal giudice tutelare. Le istanze della mia avvocatessa dott.ssa Malune non sono mai state prese in considerazione.

In seguito ad un’istanza presentata dal corrente Amministratore Di Sostegno (ADS), la giudice tutelare dott.ssa Colombo ha disposto che Alice sia collocata in una struttura lontana da me, l’Istituto La Consolata di Bibbiena (AR) e che io non possa avvicinarmi a tale struttura. Cosa molto ingiusta, senza ragionevoli motivazioni e senza mai essersi presa la briga di ascoltarmi, come da mio diritto. Perché??? Mi domando se questo modo di operare dell’autorità giudiziaria rispetti i principi della nostra Costituzione.

Alice si è molto preoccupata dal fatto che io non andassi più a trovarla, quando prima ci andavo tutti i giorni per almeno otto ore. Alice, con la quale ho un contatto telefonico quotidiano, per qualche tempo non ha creduto alle mie spiegazioni, non capacitandosi delle motivazioni della giudice che mi tengono lontano da lei.

Il 14 luglio 2020 Alice è stata ricoverata di urgenza al Pronto Soccorso di Arezzo per seri problemi respiratori dovuti ad un cercine creatosi a causa dell’infiammazione generata dalla permanenza prolungata della cannula tracheostomica. È stato in seguito deciso di procedere con un intervento chirurgico, che però – nonostante l’urgenza – ad oggi non è stato ancora eseguito ed i problemi, ovviamente, si sono aggravati. Considerate che la cannula poteva e doveva essere rimossa già tre anni e mezzo fa.

Mi chiedo perché, nonostante io abbia informato gli organi istituzionali preposti al riguardo (Difensore Civico ed il Garante dei Detenuti e delle persone private della libertà) questo intervento non sia stato ancora eseguito. È necessario ricordare che loro stessi avevano contattato il primario otorino dell’ospedale di Arezzo, dott. Ciabatti, il quale aveva dato piena disponibilità per l’intervento ad agosto 2020. La disponibilità da parte del dott. Ciabatti era stata già confermata e l’operazione poteva essere fatta a breve termine quando il rischio covid-19 era molto inferiore che nei mesi di fine settembre – ottobre 2020.

A mia figlia vengono tuttora somministrati pesanti psicofarmaci: sta nuovamente perdendo la memoria recente e ha difficoltà a esprimersi. I suoi denti si sono affossati all’interno delle gengive e sono diventati neri, probabilmente proprio a causa dei farmaci. A oggi nulla è ancora stato fatto Non è stato fatto per risolvere questi problemi.

Essendoci stati casi di covid-19 nell’Istituto La Consolata (che è anche una Residenza Sanitaria Assistita), ho presentato subito un’istanza per riportare a casa mia figlia e farla curare, a mie spese, dai migliori specialisti.

La giudice tutelare ha negato la mia richiesta, non tenendo conto della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, fatta a New York il 13/12/2006, ratificata dall’Italia con legge n. 18 del 03 marzo 2009 (pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 61 del 14 marzo 2009) e nello specifico:
Art. 12: “..…… Tutte le persone con disabilità, indipendentemente dal tipo e grado di disabilità, hanno il diritto inalienabile di godere della capacità legale su base di eguaglianza con gli altri. – Il diritto degli adulti di esercitare pienamente la capacità giuridica in ogni area della vita.”
Art. 19: …”riconoscono il diritto di tutte le persone con disabilità a vivere nella società, con la stessa libertà di scelta delle altre persone, e adottano misure efficaci ed adeguate al fine di facilitare il pieno godimento da parte delle persone con disabilità di tale diritto e la loro piena integrazione e partecipazione nella società, assicurando che: le persone con disabilità abbiano la possibilità di scegliere, su base di uguaglianza con gli altri, il proprio luogo di residenza e dove e con chi vivere e non siano obbligate a vivere iin una particolare sistemazione”.

Al contrario, sia la giudice che il Consulente Tecnico di Ufficio (CTU) sembrano aver tenuto in alta considerazione, ed in pratica assecondato, quanto indicato dal direttore dell’istituto Agazzi, dott. Lapini, che precedentemente aveva in carico Alice. Il CTU ha infatti riportato le seguenti indicazioni nella relazione “il dott. Lapini ribadisce la necessità e la volontà di non rompere con il padre, ma di inviargli un messaggio chiaro, di maggior rispetto delle regole”. Su questo bisognerebbe che ci chiedessimo “quali regole?”. Infatti, io vorrei sapere il reale motivo per il quale il giudice ha preso il provvedimento di divieto nei miei confronti di avvicinarmi alla struttura dove Alice è ricoverata, senza avermi mai convocato per sentire la mia versione dei fatti e le mie ragioni riguardo alle così dette “regole” del dott. Lapini, delle quali  ho appreso l’esistenza solo leggendo tale relazione.
chi è che dovrebbe decidere? Il direttore di un istituto privato o la giudice tutelare?

A fronte di altri casi di covid-19 verificatesi nell’Istituto La Consolata di Bibbiena, il giorno 11 gennaio 2021, ho appreso con mio stupore che Alice era stata affidata a sua madre, sig.ra Rossella Bonistalli, la quale aveva fatto anche lei un’istanza per richiedere il temporaneo affidamento di Alice e nel frattempo aveva già affittato una casa a Montevarchi e aveva preso aspettativa.

Perché ancora una volta è stata ignorata la volontà di Alice di tornare a vivere a casa mia, dove aveva vissuto e ha la residenza? A detta della direzione dell’Istituto La Consolata, Alice era risultata negativa al Covid-19 dopo aver fatto due tamponi. Purtroppo però, Alice si è sentita male dopo soli due giorni trascorsi con la madre a Montevarchi, ed è risultata positiva al covid-19. Per fortuna le sue condizioni di salute sono migliorate e attualmente è casa della madre.

Avendovi detto tutto questo e avendo constatato che attraverso le vie legali non sono riuscito ad ottenere giustizia, ma solo la consapevolezza di un muro di gomma costruito ad arte e con lo scopo di perseguire interessi privati a spese dei contribuenti. Vi chiedo di aiutarmi a far si che la volontà di mia figlia sia rispettata che non venga più rinchiusa in strutture private convenzionate e che le vengono tolti gli psicofarmaci che la stanno danneggiando. Sono disposto a fornirvi tutte le documentazioni, chiarimenti e dettagli che riterrete necessari. Devotamente riconoscente, e ringraziandovi per il Vostro aiuto,
cordiali saluti

Antonio Di Vita, Montevarchi, 05/02/2021 Tel. 3397547345 – 339 345 2642

sabato 23 gennaio 2021

Campania. Rems, Tso e carcere: quando la libertà personale è limitata

di Damiano Aliprandi

fonte: http://www.ristretti.org


 

Presentato ieri a Napol il dossier curato da Samuele Ciambriello, garante campano dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale. Non solo carcere, ma anche un monitoraggio sul Trattamento Sanitario Obbligatorio (Tso) e le Residenze per l'Esecuzione delle Misure di Sicurezza (Rems). D'altronde non a caso parliamo del garante delle persone private della libertà. Quindi non solo i detenuti, ma tutte quelle persone che di fatto subiscono una limitazione della libertà. In questo caso parliamo dell'attività svolta da Samuele Ciambriello, garante della regione Campania.

Ieri mattina si è tenuto a Napoli, nella sala Multimediale del Consiglio Regionale, isola F13, la presentazione di questo importante lavoro presieduto dal Garante Samuele Ciambriello, dalla vicepresidente del Consiglio Regionale, Valeria Ciarambino e dalla presidente della Commissione Regionale Cultura e Politiche Sociali, Bruna Fiola.

La pubblicazione si inserisce in un percorso di studio e approfondimento sui temi più attuali della realtà carceraria e dei luoghi in cui vi è la privazione della libertà personale, in cui l'Ufficio del Garante è impegnato e che ha visto, finora, la produzione di opuscoli e quaderni su Covid e carcere, il tema dei suicidi, dell'affettività e della tutela dei minori. All'evento ha partecipato anche Fedele Maurano, Direttore Dipartimento Salute Mentale, Asl Na1centro, Raffaele Liardo, Direttore Rems Calvi Risorta, Giuseppe Ortano, Associazione psichiatria democratica e Emanuela Ianniciello, Cooperativa Articolo 1.

Come spiega il Garante Ciambriello nella sua introduzione al dossier, in questo suo complesso lavoro di mappatura, per la prima volta affrontato sull'intero territorio regionale, ha chiesto di accompagnarlo all'Associazione "Psichiatria Democratica", per quel che concerne il mandato istituzionale di monitoraggio della situazione sanitaria, ed alla Cooperativa "Articolo 1", per effettuare visite e approfondimenti per le Residenze per l'Esecuzione delle Misure di Sicurezza. Tale pubblicazione, che anticipa i dati raccolti nel 2020 che andranno a costituire la relazione annuale prossima, rileva importanti notizie riguardanti le due aree sopracitate al tempo dell'emergenza Covid-19.

Area sanitaria esterna - Il garante Ciambriello sottolinea che con il termine Trattamento Sanitario Obbligatorio (Tso) si intendono una serie di interventi sanitari che possono essere applicati in caso di motivata necessità ed urgenza e qualora sussista il rifiuto al trattamento da parte del soggetto che deve ricevere assistenza.

"Nello specifico, al 20/12/2020, - osserva nella sua introduzione al dossier il garante campano - l'offerta di posti letto nei Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura della Regione Campania ha subìto, causa pandemia, una contrazione di circa il 15%, passando da 140 a 120 posti. Dal 19/10/2020 l'ospedale San Giovanni Bosco (Na) è stato riconvertito in presidio Covid ed i locali del Spdc destinati ad altro impiego; presso l'Ospedale del Mare (Na) i due reparti sono stati fusi in un unico Servizio dotato al momento di 16 posti letto; presso l'Asl di Salerno, invece, nessun cambiamento è stato rilevato con l'arrivo del Covid e nessuna riduzione dell'offerta". Sulla spinta delle Linee Guida Nazionali, i 7 Dipartimenti di Salute Mentale presenti sul territorio campano hanno proposto o convalidato Protocolli di Intesa con i rispettivi Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura (Spdc) riguardanti Percorsi Assistenziali degli utenti Sars-CoV-2 con problematiche emotive cognitive e comportamentali. Alla luce del rapporto posti letto/popolazione residente, che viene considerata ottimale sulla base di un posto ogni 10.000 abitanti, secondo Ciambriello "è possibile affermare che l'attuale offerta del Servizio Sanitario Nazionale è assolutamente inadeguata alle necessità della popolazione, e che l'attuale situazione sanitaria non ha fatto che amplificare una carenza preesistente".

Le Rems e i detenuti in lista d'attesa - Per quanto riguarda invece la situazione delle residenze per le misure di sicurezza campane, le due Rems definitive (San Nicola Baronia e Calvi Risorta), con altre due in regime temporaneo (Mondragone e Vairano Patenora), attualmente ospitano 44 persone. Nota estremamente positiva è che nel periodo che va da marzo 2020 ad oggi, nelle 4 strutture campane nessuno degli ospiti è stato contagiato. Gli unici contagi si sono registrati ad Avellino dove uno screening di massa, effettuato alla fine del mese di settembre u.s., ha permesso l'isolamento delle 6 unità del personale risultate positive e tutte attualmente negativizzate.

Dei 44 posti letto totali attualmente occupati nelle 4 Rems, nel periodo in questione, nel dossier redatto dall'ufficio del garante regionale emerge che ci sono stati trasferimenti sia in entrata (per cui è stata seguita la procedura prevista dal sistema centrale del previo tampone), che in uscita attraverso una sostituzione della misura custodiale. La preoccupazione di Ciambriello è rivolta ai detenuti in attesa di collocamento nelle Rems che sono 19: di questi ultimi, 18 provengono da Istituti Penitenziari della regione Campania (10 ristretti nelle Articolazioni Mentali e 3 nei reparti comuni, 5 attendono il fine pena) e 1 proveniente dalla regione Lazio, dalla Casa Circondariale di Regina Coeli.

Mentre sono 10 le persone in attesa di un posto in Rems che provengono dalle proprie residenze poiché sottoposti al regime degli arresti domiciliari. Sul tema generale della salute mentale, in carcere e nell'area penale esterna, Samuele Ciambriello organizzerà quest'anno un momento seminariale con più attori: Sanità pubblica, Operatori penitenziari, Terzo Settore, Volontariato, esponenti politici, con l'intento di promuovere le buone prassi e ridurre le criticità emerse dopo la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari.

sabato 9 gennaio 2021

Elena è morta una seconda volta

di Giovanna Del Giudice, portavoce Campagna nazionale …e tu slegalo subito 

È passato un anno e mezzo dalla morte di Elena Casetto. Il 13 agosto 2019, nel Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura dell’ospedale Giovanni XXIII di Bergamo, Elena, 19 anni, che scriveva poesie, che sognava di studiare a Londra, che chiedeva aiuto per il suo dolore, è morta carbonizzata in un letto, sola, legata mani e piedi, in una stanza chiusa a chiave.Nei giorni scorsi, si sono concluse le indagini preliminari, istruite dal Sostituto Procuratore della Repubblica del Tribunale di Bergamo dott.a Letizia Ruggeri, con il rinvio a giudizio di due addetti della squadra anticendio dell’Azienda Ospedaliera Papa Giovanni XXII, dipendenti da una impresa appaltatrice del pronto intervento antincendio. Agli atti si legge che i due uomini vengono indagati del reato di cui all’art.113, 449 c.p., perché cagionavano per colpa l’incendio della stanza di degenza n.4 T7 017, nonché degli arredi e degli impianti in esso presenti. [...] Con la conseguenza che il giorno 13 agosto 2029 presso il reparto di Psichiatria menzionato, dopo che il personale aveva provveduto a mettere in essere le procedure di contenzione nei confronti della paziente CASETTO Elena, costei dava fuoco al letto e a se stessa con un accendino, facendo attivare l’impianto rilevazione fumi e l’allarme e antincendio.” E altresì gli stessi sono indagati per il reato di cui all’art.113, 589 c.p., in quanto “cagionavano per colpa la morte di CASETTO Elena. [...] A causa dell’inadeguato (imperito e negligente) intervento degli Addetti Anticendio, l’incendio si propagava oltre al letto sul quale era contenuta CASETTO Elena, a tutta la stanza, agli arredi, ai serramenti e al soffitto cagionando il decesso della predetta paziente in seguito all’arresto cardio respiratorio dovuto all’inflazione dei fumi e vapori bollenti e allo shock termico.”Sconcertante come le indagini preliminari si siano concluse portando a giudizio l’ultimo anello, il più debole, di una catena di responsabilità che hanno portato alla morte di Elena. In qualche modo legittimando tutti i passaggi precedenti. Quello che sappiamo su questo tragico evento è poco, appreso dalle notizie di stampa, dalle dichiarazioni dell’Azienda ospedaliera di Bergamo e dal rapporto del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà. Ma pure apre squarci impressionanti. Sappiamo che “La paziente deceduta era stata bloccata pochi istanti prima dell’incendio, a causa di un forte stato di agitazione, dall’équipe del reparto.” Nello specifico: la “paziente” era stata legata mani e piedi, fissata al letto con una fascia

sabato 12 dicembre 2020

“Conoscere l’operato della psichiatria per sapere a cosa si va incontro”

 

da: https://mad-in-italy.com

L’autore, Natale Adornetto, psicologo, dedica il suo libro a tutte quelle persone che sono state “danneggiate e traumatizzate dagli interventi della psichiatria”.

Le riflessioni, contenute nel libro, sono essenzialmente un riassunto della sua attività di clinico, di attivista e di divulgatore, che mette a fuoco quelle da lui evidenziate come i grossi difetti e pecche della psichiatria con tutte le sue contraddizioni e soprusi, in linea con la tradizione più illuminata del movimento dell’antipsichiatria che si rifà all’operato di Basaglia, Antonucci, Szasz, Laing, Cooper ed altri.

Il punto centrale della critica di Adornetto è sostanzialmente che la psichiatria, che ha cavalcato ormai da decenni l’ondata organicista, senza però dimostrarne la sua validità, abbia condizionato in maniera negativa le vite degli utenti, compromettendone il loro diritto ad una esistenza dignitosa.

Ma, in realtà, Adornetto ci suggerisce, anche, come questo orientamento biologico ed organicista, tradotto in termini sociopolitici, valichi i confini della psichiaria stessa, estendendosi e rafforzando le tendenze egemoniche presenti in maniera particolarmente virulenta nella realtà storica degli ultimi decenni. In questo contesto, il libro si colloca nella cornice del pensiero di Gramsci e di Foucult, senza peraltro sconfinare eccessivamente, in elucubrazioni teoriche, trascurando così l’impatto reale dell’operato della psichiatria nella esperienza quotidiana degli individui, i quali affrontano quotidianamente il disagio emotivo.

La descizione dell’impatto della psichiatria viene descritta in tutte le sue diverse declinazioni, che includono le conseguenze che scaturiscono dalle diagnosi psichiatriche, basate sul modello organicista, che intrappola i processi emotivi e cognitivi in un percorso di intervento farmacologico che, in realtà, affievolisce le capacità di affrontare il disagio emotivo e risolverlo con approcci più naturali e a misura d’uomo, come la psicoterapia e gli interventi psicosociali.

In questa cornice, Adornetto inquadra il problema dello stigma nei riguardi del “malato mentale”, scaturente dall’orientamento organicista, che considera il disagio emotivo come una entità biologica, ineluttabilmente cronica, e quindi relega l’individuo nella sfera dei disabili e degli incurabili. Di conseguenza, questa reificazione fallace della sofferenza psichica stimola dinamiche sociali che, in definitiva, spogliano gli utenti della loro dignità e spesso anche della loro libertà, tramite l’utilizzo ubiquitario ed irragionevole del TSO. Spiega anche, come questo processo di diminuzione e svilimento della dignità individuale venga esteso all’età infantile, tramite la “creazione” della diagnosi di ADHD (Sindrome da deficit dell’attenzione e iperattività) e dei conseguenti trattamenti farmacologici.

Parafrasando le stesse parole di Adornetto, il libro non si occupa solo degli aspetti tecnici e scientifici della cosiddetta cura psichiatrica, ma sottolinea gli aspetti umani, esistenziali e relazionali che definiscono l’individuo come tale, aprendo le strade ad una visione della salute mentale che si distanzia dall’approccio organicista per collocarsi in un contesto sociale, culturale ed esistenziale che restituiscono al disagio emotivo la necessaria umanità e dignità.

Ed infine, la narrazione, pur trattando un tema complesso è caratterizzato da uno stile e un linguaggio chiari e scorrevoli, di facile comprensione per utenti, professionisti e coloro che si interessano di tematiche riguardanti la salute mentale.