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martedì 31 dicembre 2024

Intelligenze artificiali e intelligenze sociali (di Renato Curcio)

Se le intelligenze umane sono miliardi, uniche e variegate, quelle artificiali sono poche e asservite, in concorrenza acerrima tra loro, etno-classiste e voracemente colonizzatrici, finalizzate a realizzare profitto esponenziale per i loro padroni occidentali bianchi, già iper-miliardari, e quindi addestrate a diffondere anzitutto i loro orientamenti culturali intrisi di una malcelata retorica suprematista. Sulle tracce del concetto di immaginario lasciate da alcuni importanti analisti sociali del secolo passato sono qui sviluppate riflessioni epistemologiche sull’urgenza di riallineare la ricerca sociale alla salvaguardia prioritaria del vivente, apertamente minacciato dall’appiattimento della razionalità tecno-scientifica sugli interessi del capitalismo cibernetico. Le curiose vicende dei conflitti in corso tra le corporation che “producono” le macchine-IA sono assunte come analizzatori del processo industriale entro cui le differenti Intelligenze Artificiali vengono addestrate e impostate – da quelle intrusive, che utilizzano neuro-tecnologie e bio-sensori, a quelle malvagie, che attrezzano i processi di “annientamento intelligente” degli umani e che purtroppo vediamo all’opera tutti i giorni contro la popolazione palestinese. Completa la riflessione uno sguardo sulle lotte delle lavoratrici e dei lavoratori delle grandi Big Tech, intese come momenti di quella resistenza contro le forme istituite dell’immaginario sistematicamente prodotto e servito dalle Intelligenze Artificiali generative, un nodo che solo una pratica collettiva potrà sciogliere. Una pratica che ritorni a far leva sull’intelligenza sociale collettivamente esercitata. 

sabato 25 dicembre 2021

Gli antipsicotici sono utili?

fonte: https://mad-in-italy.com

Joanna Moncrieff spiega che l’effetto dei farmaci antipsicotici è aspecifico e non mirato ai pensieri definiti in termini psichiatrici “psicotici”.

Gli antipsicotici inducono un appiattimento emotivo che può essere utile ad attenuare la sofferenza emotiva che scatena i sintomi “psicotici”, ma allo stesso tempo sopprimono anche i sentimenti e le emozioni positive, togliendo la motivazione, l’interesse e il piacere delle cose.

Il loro uso potrebbe quindi essere utile nel breve periodo, ma a lungo termine è associato a un peggioramento della “psicosi” e dello stato di salute generale.

Per questo, se non evitabili, l’uso dovrebbe essere limitato al controllo dei sintomi acuti e poi dovrebbero essere sospesi in sicurezza, sotto il controllo medico esperto, lentamente e gradualmente, per lasciare spazio agli interventi psicosociali mirati ad affrontare le cause della sofferenza psichica alla base dei sintomi psichici.

Dal libro Le pillole più amare. La storia inquietante dei farmaci antipsicotici

di Joanna Moncrieff

traduzione del libro di Laura Guerra

L’assunzione di farmaci antipsicotici produce uno stato di sedazione, letargia, appiattimento delle risposte emotive, indifferenza e stati di alterazione del funzionamento mentale a volte accompagnati, a seconda del farmaco in qualche misura, da una spiacevole agitazione nota come acatisia….

… Il rallentamento fisico e mentale indotto dai farmaci riduce l’agitazione e aiuta a calmare le persone che sono molto agitate, a causa delle voci che sentono nella loro testa o di altri fenomeni mentali inquietanti.

L’annebbiamento mentale prodotto dai farmaci può anche ridurre l’intensità dei sintomi psicotici, ma ciò che li contraddistingue dalla maggior parte delle altre sostanze sedative e psicoattive è la capacità distintiva dei farmaci di smorzare le risposte emotive.

L’appiattimento emotivo e la perdita di interesse e di motivazione che i farmaci producono possono ridurre la preoccupazione delle persone per le idee e le esperienze intrusive e quindi anche l’agitazione, l’ansia o l’aggressività che tali esperienze possono provocare.

I fenomeni psicotici sembrano svanire nel nulla, non richiedono più così tanta attenzione e i livelli di disagio possono diminuire notevolmente.

Con il trattamento farmacologico le persone sono in grado di ignorare i loro sintomi psicotici e, sebbene ne parlino ancora quando gli viene chiesto, i sintomi non sembrano più essere in primo piano nel loro pensiero.

A volte le idee e le esperienze alterate possono scomparire del tutto, poiché le persone semplicemente perdono interesse per esse….

La Moncrieff continua spiegando che l’uso a lungo termine dei farmaci antipsicotici è associato a un esito peggiore dei sintomi e dello stato di salute.

“In che modo gli antipsicotici influenzino negativamente la prospettiva delle condizioni psicotiche, se effettivamente lo fanno, rimane incerto ma, come abbiamo visto, è stato proposto che potrebbero rendere il cervello più vulnerabile alle psicosi inducendo cambiamenti nei recettori della dopamina e in altri sistemi di neurotrasmettitori, come nell’idea di “psicosi da supersensibilità”.

Note sull’autrice del libro Le pillole più amare. La storia inquitente dei farmaci antipsicotici

La Dr.ssa Joanna Moncrieff è docente presso la University College di Londra. È una delle fondatrici e co-presidentessa della Critical Psychiatry Network. Ha scritto tre libri: The Bitterest Pills qui tradotto e presentato come Le pillole più amare, The Myth of the Chemical Cure e A Straight Talking Introduction to Psychiatric Drugs.

lunedì 1 novembre 2021

Il Potere della Parola - recensione

 fonte: https://umanitanova.org

MANZOLI, Sara, Il Potere della Parola. La Carenza Dialogica nelle Relazioni tra Utenti e Operatori nell’istituzione psichiatrica, Roma, Sensibili Alle Foglie, 2021.

Questo libro è frutto di un cantiere di socioanalisi narrativa svolto dall’autrice Sara Manzoli con persone che sono seguite dai servizi psichiatrici di Modena e provincia.

Nella socioanalisi la narrazione dell’esperienza su cui si vuole portare l’attenzione diventa un dispositivo di ricerca che consente, attraverso il lavoro di gruppo, di fare emergere i molti non detti, ovvero quei dispositivi occulti e totalizzanti che, per le persone implicate, risultano alienanti, mortificanti e fonte di malessere. Attraverso le narrazioni d’esperienza, con l’intervento socioanalitico, si cerca di mettere a fuoco le varie modalità attraverso cui le persone si adattano o resistono in modo creativo all’azione dei dispositivi di potere. La narrazione e il racconto sono potenti strumenti di elaborazione del proprio vissuto, servono per crescere, per migliorarsi, per mettersi in discussione e per andare avanti nel viaggio della vita; questa è l’ottica con cui le persone che hanno partecipato al cantiere si sono approcciate a questa esperienza collettiva.

Gli ambiti emersi dai racconti e presi in considerazione in questo lavoro sono la mancanza di dialogo fra paziente e psichiatra, i ricoveri psichiatrici, i Trattamenti Sanitari Obbligatori (TSO), i dispositivi di controllo che vengono applicati nei reparti ospedalieri e nei contesti residenziali, la terapia psicofarmacologica, lo stigma.

In questo testo abbiamo trovato spunti di riflessione e meccanismi della psichiatria che da anni denunciamo come collettivo antipsichiatrico. I colloqui troppo brevi dove ti tengono giusto il tempo per darti la terapia e non c’è la possibilità di essere ascoltati o di esprimere i dubbi e le difficoltà. La parola della persona diagnosticata (marchiata) malata di mente non viene presa in considerazione, anzi spesso, considerata sintomo della malattia. Le persone protagoniste del cantiere raccontano che sono obbligate a frequentare i servizi psichiatrici e costrette ad assumere psicofarmaci, che devono continuare a prenderli per il resto della vita, proprio come un “diabetico prende l’insulina”. L’unico interesse della psichiatria non sembra essere quello dichiarato della “cura” ma la progressiva cronicizzazione del malessere: tutte le altre discipline mediche hanno come obiettivo la dimissione del malato, il sistema psichiatrico, invece, ti prende in carico a vita.

L’inganno maggiore di questo sistema sta nel credere che un Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO) duri in fondo solo sette giorni o quattordici nel caso peggiore; nel pensare che, sì, in effetti è un sequestro di persona legalizzato. La verità è che il Trattamento Sanitario Obbligatorio implica una coatta presa in carico della persona da parte dei Servizi di salute mentale del territorio che può durare per decenni, proprio come è successo a vari partecipanti al cantiere. Una volta entrato in questo meccanismo infernale, una volta bollato con l’infamia della malattia mentale, il paziente vi rimane invischiato a vita, costretto a continue visite psichiatriche e soprattutto, a trattamenti con farmaci obbligatori pena un nuovo ricovero. Per i pazienti ricoverati in TSO e considerati “agitati” si ricorre ancora al’’isolamento e alla contenzione fisica, mentre i cocktail di farmaci somministrati mirano ad annullare la coscienza di sé della persona, a renderla docile ai ritmi e alle regole ospedaliere. Il grado di spersonalizzazione ed alienazione che si può raggiungere durante una settimana di TSO ha pochi eguali, anche per il bombardamento chimico a cui si è sottoposti. Ecco come l’obbligo di cura oggi non significhi più necessariamente la reclusione in una struttura ma si trasformi nell’impossibilità di modificare o sospendere il trattamento psichiatrico, sotto costante minaccia di ricorso al ricovero coatto sfruttato come strumento di ricatto e repressione.

Un altro capitolo del libro è dedicato all’obbligo di cura e di assunzione di psicofarmaci. Gli psicofarmaci, oltre ad agire solo sui sintomi e non sulle cause della sofferenza della persona, se presi per lunghi periodi alterano il metabolismo e le percezioni, rallentano i percorsi cognitivi ed ideativi contrastando la possibilità di fare scelte autonome, generano fenomeni di dipendenza ed assuefazione del tutto pari, se non superiori, a quelli delle sostanze illegali classificate come droghe pesanti. Sappiamo bene che le persone trattate con psicofarmaci aumentano la probabilità di trasformare un episodio di sofferenza in una patologia cronica. La maggior parte di coloro che ricevano un trattamento farmacologico va incontro a nuovi e più gravi sintomi psichiatrici, a patologie somatiche e a una compromissione cognitiva. Quello che finora ci ha proposto la psichiatria è la centralità degli “squilibri chimici” nel funzionamento del cervello, ha cambiato il nostro schema di comprensione della mente e messo in discussione il concetto di libero arbitrio. Come collettivo, non condanniamo a priori l’utilizzo di psicofarmaci ma pensiamo che spetti all’individuo deciderne in libertà e consapevolezza l’assunzione.

Poiché la risposta psichiatrica è sempre la stessa per tutte le situazioni: diagnosi, etichetta e cura farmacologica crediamo che rivendicare il diritto ad avere parola e all’autodeterminazione in ambito psichiatrico significhi riappropriarsi delle proprie esperienze, delle difficoltà, delle sofferenze e della molteplicità di maniere per affrontarle. La logica psichiatrica sminuisce le sofferenze delle persone, riducendo le reazioni dell’individuo al carico di stress cui si trova sottoposto a sintomi di malattia e medicalizzando gli eventi naturali della vita.

È necessario operare contro l’invalidante stigma psichiatrico affinché l’Istituzione psichiatrica dia ascolto e credito alle parole delle persone. La restituzione sociale del cantiere proposta nel libro si pone come obiettivo il mettere in luce quanto a livello di ascolto e scambio dialogico sia ancora necessario fare per poter arrivare a un reale processo di condivisione del percorso terapeutico. Dalle narrazioni emerge una precisa richiesta di un maggior dialogo tra utenti e operatori, di sviluppare pratiche alternative alla cura farmacologica, nella prospettiva di elaborare un metodo che modifichi radicalmente, sovvertendole, le Istituzioni psichiatriche nel loro complesso.

Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud

Per contatti con il Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud:

antipsichiatriapisa@inventati.org | www.artaudpisa.noblogs.org | 355 7002669

domenica 28 marzo 2021

Thomas Szasz - La Battaglia Per La Salute

 Libro interamente disponibile e completo per chi fosse interessato/a:

https://www.dirittiallafollia.it/wp-content/uploads/2020/07/La_Battaglia_Per_La_Salute.pdf

Thomas Szasz non è stato solo uno psichiatra capace di lavorare senza coercizione né uso di farmaci. In questo libro alcuni spunti per conoscere il suo pensiero anche su altri argomenti correlati

sabato 12 dicembre 2020

“Conoscere l’operato della psichiatria per sapere a cosa si va incontro”

 

da: https://mad-in-italy.com

L’autore, Natale Adornetto, psicologo, dedica il suo libro a tutte quelle persone che sono state “danneggiate e traumatizzate dagli interventi della psichiatria”.

Le riflessioni, contenute nel libro, sono essenzialmente un riassunto della sua attività di clinico, di attivista e di divulgatore, che mette a fuoco quelle da lui evidenziate come i grossi difetti e pecche della psichiatria con tutte le sue contraddizioni e soprusi, in linea con la tradizione più illuminata del movimento dell’antipsichiatria che si rifà all’operato di Basaglia, Antonucci, Szasz, Laing, Cooper ed altri.

Il punto centrale della critica di Adornetto è sostanzialmente che la psichiatria, che ha cavalcato ormai da decenni l’ondata organicista, senza però dimostrarne la sua validità, abbia condizionato in maniera negativa le vite degli utenti, compromettendone il loro diritto ad una esistenza dignitosa.

Ma, in realtà, Adornetto ci suggerisce, anche, come questo orientamento biologico ed organicista, tradotto in termini sociopolitici, valichi i confini della psichiaria stessa, estendendosi e rafforzando le tendenze egemoniche presenti in maniera particolarmente virulenta nella realtà storica degli ultimi decenni. In questo contesto, il libro si colloca nella cornice del pensiero di Gramsci e di Foucult, senza peraltro sconfinare eccessivamente, in elucubrazioni teoriche, trascurando così l’impatto reale dell’operato della psichiatria nella esperienza quotidiana degli individui, i quali affrontano quotidianamente il disagio emotivo.

La descizione dell’impatto della psichiatria viene descritta in tutte le sue diverse declinazioni, che includono le conseguenze che scaturiscono dalle diagnosi psichiatriche, basate sul modello organicista, che intrappola i processi emotivi e cognitivi in un percorso di intervento farmacologico che, in realtà, affievolisce le capacità di affrontare il disagio emotivo e risolverlo con approcci più naturali e a misura d’uomo, come la psicoterapia e gli interventi psicosociali.

In questa cornice, Adornetto inquadra il problema dello stigma nei riguardi del “malato mentale”, scaturente dall’orientamento organicista, che considera il disagio emotivo come una entità biologica, ineluttabilmente cronica, e quindi relega l’individuo nella sfera dei disabili e degli incurabili. Di conseguenza, questa reificazione fallace della sofferenza psichica stimola dinamiche sociali che, in definitiva, spogliano gli utenti della loro dignità e spesso anche della loro libertà, tramite l’utilizzo ubiquitario ed irragionevole del TSO. Spiega anche, come questo processo di diminuzione e svilimento della dignità individuale venga esteso all’età infantile, tramite la “creazione” della diagnosi di ADHD (Sindrome da deficit dell’attenzione e iperattività) e dei conseguenti trattamenti farmacologici.

Parafrasando le stesse parole di Adornetto, il libro non si occupa solo degli aspetti tecnici e scientifici della cosiddetta cura psichiatrica, ma sottolinea gli aspetti umani, esistenziali e relazionali che definiscono l’individuo come tale, aprendo le strade ad una visione della salute mentale che si distanzia dall’approccio organicista per collocarsi in un contesto sociale, culturale ed esistenziale che restituiscono al disagio emotivo la necessaria umanità e dignità.

Ed infine, la narrazione, pur trattando un tema complesso è caratterizzato da uno stile e un linguaggio chiari e scorrevoli, di facile comprensione per utenti, professionisti e coloro che si interessano di tematiche riguardanti la salute mentale.

domenica 4 ottobre 2020

“CONVERSAZIONI CON UN RIVOLUZIONARIO. AUTOBIOGRAFIA di MAURO DAMIANI” a cura di MAURO DAMIANI e GIULIA SPALLA

https://artaudpisa.noblogs.org/files/2020/09/cop-conversazioni.jpg 

CONVERSAZIONI CON UN RIVOLUZIONARIO

AUTOBIOGRAFIA DI MAURO DAMIANI di MAURO DAMIANI e GIULIA SPALLA

PREFAZIONE DEL COLLETTIVO ANTIPSICHIATRICO ANTONIN ARTAUD

EDIZIONI SENSIBILI ALLE FOGLIE

Giulia e Mauro si sono conosciuti quindici anni fa. Li ha uniti per lungo tempo un percorso dipsicoterapia e una profonda passione per la politica. Non si sono mai persi di vista e, recentemente,quando Mauro ha provato il desiderio di raccogliere la sua storia, ha trovato in Giulia la possibilitàdi realizzarlo. È iniziato un percorso durato alcuni anni, in cui i due si sono ritrovati per parlare,ascoltare, ridere, piangere e commuoversi insieme. Mauro desiderava raccontare al mondo le suesofferenze, il rapporto con lo stigma della malattia mentale, la paura, la solitudine, i fantasmi di unavita. Ma voleva parlare anche dei successi, delle amicizie, degli amori, dei percorsi di sostegnointrapresi per uscire dal dolore. E lo ha fatto senza vergogna, innamorandosi di quello che è stato,della capacità di cambiare, di quel Mauro fragile e forte al tempo stesso, che ha saputo con dolcezzae autenticità attraversare la sua vita e risollevarsi.

GIULIA SPALLA, psicoterapeuta, esperta in metodologie autobiografiche. Da alcuni anni dedica lasua professionalità alla scrittura autobiografica in svariati contesti.

MAURO DAMIANI, geometra; ha lavorato come portiere di un presidio sanitario, adesso è inpensione. Si dedica alle sue passioni: la lettura, la musica e la militanza nel movimento politico.

Il COLLETTIVO ANTIPSICHIATRICO ANTONIN ARTAUD, nato nel 2005 a Pisa, si proponecome un gruppo sociale che, costruendo occasioni di confronto e di dialogo, vuole sostenere lepersone maggiormente colpite dal pregiudizio psichiatrico. Nel 2014, per queste edizioni, hapubblicato Elettroshock.

 fonte: https://artaudpisa.noblogs.org/

domenica 30 agosto 2020

“Il giorno più bello della mia vita io non c’ero” di Simone Bargiotti


Libro consigliato, anche se uscito diversi anni fa.
il giorno più bello
Questo libro non è un romanzo. È la storia di una psicoterapia, ed è dedicata a tutti i medici e professori – alcuni con tanto di cattedra universitaria – che si credono Dio e non hanno capito nulla di quello che è successo. Perché un ragazzo di ventiquattro anni a un certo punto sta male? Cosa è davvero successo nella sua vita? Quanto c’è di vero? Nulla, hanno fatto presto a sentenziare questi signori, liquidando il tutto come “non vero”. E invece un fondo di verità esiste. Un perché. Una causa.
Edizione “I libri di Emil”

fonte:https://www.autistici.org/mezzoradaria/

domenica 15 marzo 2020

Thomas Szasz “La mia follia mi ha salvato”

fonte:http://kalashnikov-collective.blogspot.com
Thomas Szasz “La mia follia mi ha salvato”. La follia e il matrimonio di Virginia Woolf (2006) - Die Irren Offensive. Il testamento psichiatrico.
[Pep] Thomas Szasz è uno dei massimi maestri del pensiero libertario contemporaneo. Liberale libertario, anti-proibizionista, anti- psichiatrico, assertore del diritto al suicidio (ma contrario alle sue forme medicalizzate, quali eutanasia e suicidio assistito), pioniere della lotta contro lo Stato Terapeutico, Thomas Szasz è noto soprattutto per la sua polemica epistemologica contro l'impianto (pseudo)scientifico della psichiatria.
Nato nel 1920 a Budapest (da cui fuggì per sottrarsi alle perscuzioni anti-semite di Hitler) e docente di psichiatria nel 1956 a New York, già negli anni Cinquanta aveva formulato le prime corrosive critiche alle basi scientifiche e giuridiche della psichiatria, culminate nel 1961 con la prima edizione del classico “Il mito della malattia mentale”, oggetto di vani tentativi censori da parte degli apparati medico-legali: a Szasz va il merito di aver individuato e disaminato con chiarezza il nesso derivativo tra l'odierna società e quelle teocratiche. Secondo Szasz è proprio l'odierno Stato Terapeutico ad aver sostituito quello teocratico: fondandosi su di un'abusiva valorizzazione etica della salute, con la correlata svalorizzazione della malattia, e su di un'obiettivazione del loro valore tale da deprivarlo di leggibilità soggettiva. In tal senso proprio la pratica della psichiatria, denunciata da Szasz come attività pseudo-medica, risulta giocare su trattamenti “sanitari” (tipicamente quelli coattivi, radicalmente delegittimati da Szasz) che si fondano sulla recisa disgiunzione tra la percezione soggettiva di malattia del paziente (generalmente ambigua, assente o nettamente rigettata da quest'ultimo) e la sua sussistenza al puro livello dell'oggettività diagnostica posta in essere nosograficamente e giuridicamente dal potere medico. In tal senso la psichiatria rivela il cruciale scopo di evidenziare la malattia come disvalore rilevabile al livello della piena oggettività, sottraendola alla valutabilità e gestibilità soggettiva individuale: esercitando la medesima funzione che nelle società cristiane era assegnata all'Inquisizione, nel suo rapporto con la stregoneria e il satanismo quali disvalori di evidenza oggettiva, come dimostra la modalità stessa delle prassi di indagine inquisitoriali (dall'accusa di stregoneria per sentito dire, all'unilaterale fraintendimento semantico e concettuale delle confessioni, fino alla ricerca del “marchio di Satana” sul corpo della strega: tutte strategie superstiziose passate, camuffandosi, alla psichiatria).
Il volume di Thomas Szasz di cui il Kalashnikov Collective Headquarter presenta alcuni capitoli, è la rilettura della vicenda di Virginia Woolf, scrittrice e pensatrice femminista riconosciuta dal marito e poi diagnosticata “malata di mente”. Szasz mostra come la presunta “malattia mentale” sia in realtà un fatto sociale, da intendersi come assegnazione e assunzione attoriale di un determinato ruolo: in particolare nel caso di Virginia Woolf è il ruolo di genio folle ad esserle stato attribuito, permettendole (anche) di utilizzarlo a proprio vantaggio. E' proprio la disamina critica della mitologia psichiatrica della genialità folle, costituita da due termini ( genio e follia) ugualmente insussistenti e mistificatori, nel presentarsi ingannevolmente come descrizioni, essendo in realtà arbitrarie valutazioni (e ingiunzioni) morali (apologetiche nel caso del genio e denigratorie nel caso della follia). Di qui la ribaltabilità e l'intersecabilità di un termine nell'altro: è proprio a questo livello che Szasz può agevolmente smascherare la radice (non esattamente scientifica!) di questa mitologia psichiatrica, che di fatto pericolosamente suggerisce che la sofferenza, quanto più possibile acuta, sia condizione necessaria per accedere alla creatività. Tale radice è la figura di Gesù Cristo, con la sua corona di spine e la sua implacabile logica autolesionistica (recentemente riportata al plauso delle platee internazionali dal film di Mel Gibson) a dimostrazione del fatto che la psichiatria è riducibile a null'altro che un nuovo ( e, forse, disgraziatamente non ultimo) cristianesimo. Al riguardo ci piace, in conclusione, citare le ironiche parole di Thomas Szasz: «Chi è devoto in senso religioso non dubita che esistano i miracoli e i santi: si chiede soltanto se di un certo evento insolito o di una certa persona insolita si possa dire che si tratta di un miracolo o di un santo. Succede oggi la stessa cosa con chi è devoto in senso psichiatrico: non dubita che esistano le malattie mentali e le persone folli, si chiede soltanto se una certa persona insolita possa considerarsi un caso di malattia mentale o una persona malata di mente. La persona psichiatricamente illuminata sa che esiste la condizione medica chiamata “follia”, così come la persona religiosamente illuminata sa che esiste la condizione spirituale chiamata “santità”

Segnaliamo che la nostra selezione (oltre a contenere il primo capitolo del volume e l'appendice seconda su genio e follia, corredati dalla prefazione di Szasz e dall'introduzione della filosofa del linguaggio Susan Petrilli) include un modello commentato del testamento psichiatrico (da N. Manicardi, Italiani da slegare, Koinè Edizioni), messo a punto dal gruppo antipsichiatrico tedesco Die Irren Offensive, ispirandosi ad un'idea dello stesso Szasz: uno strumento di autodifesa legale nei confronti degli interventi psichiatrici coattivi, che può contrastare il totalitarismo terapeutico della psichiatria.

>>> Download
Thomas Szasz - "La mia follia mi ha salvato" + ... [ITA] in .pdf (36 mb.)

martedì 25 febbraio 2020

Asylums di Erving Goffman

Un altro libro che vorremmo condividere è quello di Erving Goffman ''Asylums'', che pur essendo stato scritto sul finire degli anni 60 è attualissimo per comprendere quelle che sono le dinamiche descritte all'interno delle istituzioni totali, in primis gli Ospedali Psichiatrici. Fatte le dovute distinzioni con l'epoca, vi sono delle forti analogie con le dinamiche attuali; ad esempio, un aspetto che non si può ignorare è quello della persona degente (o internata) che finisce come minimo con l'annullarsi. Importanti e significativi i parallelismi con altre istituzioni totali quali carcere, reparti militari, scuole...Per chi vorrà leggere l'intera opera c'è il link qui sotto.



http://www.ristretti.it/areestudio/cultura/libri/asylums.pdf

Erving Goffman


erving goffman
Erving Goffman è nato in Canada nel 1922 ed è scomparso nel 1982. Si laureò all’Università di Toronto, quindi passò a Chicago dove si addottorò in filosofia. Negli anni ’70, dopo aver assunto il ruolo di osservatore scientifico all’Istituto Nazionale di salute mentale a Bethesda MD, e aver preso parte a un Comitato per lo studio sulla detenzione, avviò le ricerche che lo portarono alla stesura della sua opera uscita con immediato e notevole impatto nel 1961, con il titolo di Asylum: saggi sulla condizione sociale dei malati di mente e altri pazienti. Il libro è composto da quattro saggi, originariamente scritti separati. Il primo, Sulle caratteristiche delle istituzioni totali, è un’indagine sulla vita degli internati e sui rapporti tra questi e lo staff. Il secondo, La carriera morale del malato mentale, analizza gli effetti dell’istituzionalizzazione sulla vita sociale delle persone soggette a questo fenomeno. Il terzo, La vita sotterranea di un’istituzione pubblica, analizza il rapporto tra l’internato e l’istituzione e in particolare su come l’internato cerchi di costruirsi uno spazio autonomo. L’ultimo saggio, Il modello medico e il ricovero psichiatrico, è incentrato sul ruolo dello staff medico negli ospedali psichiatrici.
Come viene spiegato nella prefazione, nel 1955 Goffman si trasferisce nel manicomio di St. Elizabeth a Washington con lo scopo di apprendere qualcosa sul mondo dell’internato e su come il malato mentale viva soggettivamente la propria vita. Qui ci resta diciotto mesi, in incognito, prende appunti, frequenta ambulatori, corsie, stanze, aree comuni, scantinati, cucine, magazzini. L’originalità della ricerca sta innanzitutto nella metodologia di analisi adottata, basata sull’osservazione attenta, molto vicina con la partecipazione alla vita dei soggetti osservati. L’autore s’interessa in particolare della relazione che c’è tra psichiatra e malato nella quale vede un rapporto di potere come governatore e governato e la prima causa della demolizione del sé dell’internato che si trova soggetto a questo potere. Goffman realizza una descrizione impressionante di «ciò che veramente succede» in un’istituzione totale, al di là delle retoriche scientifiche, terapeutiche o morali con cui chi detiene il potere nell’istituzione giustifica le pratiche di degradazione degli esseri umani. Facendo ciò capiamo come Asylum sia un’opera che richiama inevitabilmente i movimenti di critica e di riforma delle istituzioni psichiatriche negli anni Sessanta e Settanta e come l’autore si collochi dalla parte dei degenti psichiatrici. Goffman quindi rifiutando di dare per scontate le ragioni dello staff medico, si pone dal punto di vista degli ospiti di queste istituzioni, scoprendo la disumanità e l’inutilità della cura.

domenica 23 febbraio 2020

Il pregiudizio psichiatrico - di Giorgio Antonucci

Riproponiamo il testo ''Il Pregiudizio Psichiatrico'' di Giorgio Antonucci pubblicato da Eleuthera, libro tanto illuminante quanto di facile lettura.
https://eleuthera.it/files/materiali/pregiudizio_psichiatrico_Giorgio-Antonucci.pdf

Per chi cercasse notizie in più sulla vita e le pubblicazioni di Giorgio Antonucci riportiamo sotto un breve specchietto.

Sintesi biografica:

  • Laureato in Medicina e chirurgia presso l'Università di Siena nel 1963 ed é divenuto psicanalista in analisi didattica, con Roberto Assagioli, famoso per avere introdotto la psicanalisi in Italia.
  • Dopo aver lavorato a Firenze come medico internista ha cominciato a dedicarsi a problemi della psichiatria cercando di evitare i ricoveri, e gli internamenti e di impedire la trasformazione di storie umane in vicende psichiatriche.
  • Nel 1968 ha fatto parte del primo reparto dell'Ospedale Civile aperto a Cividale del Friuli, in alternativa agli internamenti in manicomio.
  • Nel 1969 ha lavorato con Franco Basaglia a Gorizia.
  • Dal 1970 al 1973 a diretto i Centro di Igiene Mentale di Reggio Emilia.
  • Dal 1973 al 1996 ha lavorato a Imola in due manicomi, smantellando alcuni reparti e costruendo nuove possibilità residenziali per gli ex internati, restituendo loro completa libertà di ogni scelta personale. Un esempio riuscito, unico in Italia e probabilmente nel mondo.

Pubblicazioni

  • I pregiudizi e la Conoscenza - Critica della psichiatria - Edizioni Coperativa Apache, Roma 1986
  • Il pregiudizio psichiatrico - Edizioni Elèutera, Milano 1989
  • La nave del Paradiso- Edizioni Spirali/Vel, Milano 1990
  • Aggressività - composizione in tre tempi, in "Uomini e Lupi" - Edizioni Elèutera, Milano 1990
  • Tre saggi sui problemi della psichiatria in Annuari dell'Enciclopedia Atlantica" - Edizioni European Book Milano 1989-1990-1991
  • Critica al Giudizio psichiatrico - Edizioni Sensibili alle foglie, Roma 1993
  • Contrappunti -Edizioni Sensibili alle foglie, Roma 1993
  • Il telefono viola -  Edizioni Elèutera, Milano 1995
  • Pensieri sul suicidio - Edizioni Elèutera, Milano 1996
  • Il pregiudizio psichiatrico - seconda edizione Edizioni Elèutera, Milano 1998
  • Le lezioni della mia vita - Edizioni Spirali, Milano 1999
  • Oltre a numerosi scritti nel campo della letteratura e della poesia pubblicate con diverse riviste tra cui: "Psicoterapia e scienze umane", "Ombre rosse", "Senza Confine", "Il ponte", "Tempi supplementari", "Liberamente", " Colletivo R" ..
  • Grande amico del famoso Psichiatra Thomas Szasz, scomparso nel 2012, noto in tutto il mondo per il suo libro: " Il mito della malattia mentale", con il quale ha condiviso la messa in discussione del sistema di istituzionalizzazione dei pazienti psichiatrici. Thomas Szasz fin dalla sua fondazione ha collaborato con PENSARE oltre come membro del Comitato Scientifico- Culturale.

venerdì 31 gennaio 2020

La contenzione farmacologica dell'infanzia

fonte: https://educattivi.noblogs.org
A cura del COLLETTIVO ANTIPSICHIATRICO ANTONIN ARTAUD appendice al libro di Wiliam Frediani “
Seduti e zitti! Invettiva sull’istituzione scolastica.”edizioni Sensibili alle foglie gennaio 2020
C’è qualcosa che deve essere ancora scoperto che possa identificare che cosa è l’ADHD e cosa non lo è. (Keith Conners)[1]
Il campo nel quale, negli ultimi anni, si è registrato il maggiore aumento di diagnosi psichiatriche e prescrizioni di psicofarmaci è senz’altro quello dell’infanzia e dell’adolescenza. Oggi a scuola sono sempre di più i bambini che hanno diagnosi psichiatriche, in particolare disturbo dell’adattamento, dell’attenzione, iperattività̀, depressione, disturbo bipolare. L’introduzione di nuove patologie infantili, nell’ultimo Manuale Diagnostico e Statistico (DSM) del 2013, allarga i confini diagnostici tra ciò che è normale e ciò che non lo è, favorendo l’entrata in psichiatria di un numero sempre più alto di bambini, a cui sono prescritti psicofarmaci per periodi più o meno lunghi della loro vita.
Il DSM è oggetto di profonde critiche di metodo e di merito, accusato di aver ampliato a dismisura lo spettro delle patologie psichiatriche. Si tratta di un aumento percentuale, senza precedenti in Italia, e che pone più di un dubbio sull’attuale boom terapeutico a cui sono sottoposte le giovani generazioni nel nostro Paese. Tutti i dati statistici confermano una sensazione diffusa tra chi passa la propria vita, professionale e non, nelle aule della scuola italiana: siamo di fronte a un aumento esponenziale di diagnosi e certificazioni di disabilità, di patologie psichiatriche, disturbi e difficoltà.
L’esplosione delle diagnosi (passate da 1,4% del 1997/98 a 3,1% del 2017/18), mostra come in venti anni esse siano più che raddoppiate: da 123.862 a 268.246. Salta agli occhi il fatto che attualmente la tipologia più diffusa è quella delle disabilità intellettive che da sole rappresentano il 68,4% del totale.[2]
L’attuale tendenza dell’insegnamento e della pedagogia è quella di farsi coadiuvare dalla neuropsichiatria ogni qualvolta un bambino disturba o contrasta i programmi formativi. Il “disagio” comportamentale, invece di essere valutato come un campanello d’allarme nella relazione con l’adulto, viene incasellato come un problema mentale del bambino, dispensando così l’educatore o l’insegnante dal modificare l’approccio educativo e delegando il problema a un neuropsichiatra. “L’educatore così – deresponsabilizzato e dispensato dal dover modificare il proprio approccio educativo – delegherà̀ a un esperto il problema (reale o apparente che sia), il quale lo affronterà̀ dal punto di vista della salute mentale. La pedagogia di stampo più repressivo si rinnova nel tentativo di contenere chimicamente quelle condotte non riconducibili alla norma; così si elimina la soggettività̀, si disciplina quella potenziale libertà presente nell’infanzia che, attraverso desideri e aspirazioni, porterebbe a una personale interpretazione dell’esistenza”.[3]
Vince così il paradigma biologico secondo cui questi bambini hanno qualcosa che non va nel loro cervello e per questo dovranno assumere psicofarmaci. Molti psichiatri trovano più semplice dire ai genitori e agli insegnanti che il bambino ha un disturbo mentale anziché́ suggerire dei cambiamenti rispetto alla genitorialità̀ o all’educazione. Il comportamento considerato deviante e non conforme ai canoni prestabiliti di normalità̀ viene isolato, fotografato, trasformato in diagnosi, strappato al rapporto relazionale insegnante-alunno e, sempre più spesso, curato con i farmaci. La medicalizzazione della scuola è inquadrabile all’interno dell’esigenza di ridurre a una risposta semplice e immediata l’interazione complessa dei diversi fattori che determinano i comportamenti in età̀ evolutiva.[4]
A partire dal 2012 una serie di circolari e direttive ministeriali ha imposto nelle scuole l’individuazione degli alunni con BES (Bisogni Educativi Speciali). I BES sono un immenso calderone che comprende, suddivisi in tre macro categorie, “disabilità”, “disturbi”, “disagi e svantaggi”. Di solito l’acronimo viene usato per indicare solamente i BES di terzo tipo, quelli del “disagio” o dello “svantaggio”.[5] A otto anni dall’avvio della farraginosa macchina dei BES, il MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università̀ e della Ricerca) non ha ancora fornito cifre attendibili sui cosiddetti BES di terzo tipo; ci sono comunque dati che stimano intorno a un milione la cifra totale, fra cui sarebbero compresi 80.000 studenti con ADHD (Disturbo da Deficit dell’Attenzione e Iperattività̀) e circa 400.000 con funzionamento intellettivo ridotto, con un’incidenza pari al 5% sull’intera popolazione studentesca italiana. In mancanza di statistiche più attendibili, sembrerebbe che proprio le difficoltà momentanee, come la timidezza, l’ansia, i dissesti economici, il lutto, i problemi di lingua conseguenti alle migrazioni, e le circostanze avverse della vita siano i principali protagonisti dei pervasivi meccanismi medicalizzanti e psichiatrizzanti che stanno scuotendo dalle fondamenta la scuola italiana.[6] È significativo il fatto che in Italia gli alunni stranieri siano 815.000, il 9,2% dell’intera popolazione scolastica e di questi il 12% sia stato certificato.[7]

domenica 27 ottobre 2019

Il Sesso Fra Gli Zombie

di Arthur Evans

[...]Nel corso della sua storia, il militarismo radicato nel governo americano ha avuto uninfluenza profonda sui valori dellAmerica. Ha inciso sul modo con cui gli americani considerano la natura, le altre persone, i loro corpi e i ruoli sessuali. Un effetto facile da notare lha avuto sul concetto che gli americani hanno di salute mentale, che si riflette nel movimento psichiatrico americano. Il padre delle psichiatria americana è stato Benjamin Rush, vissuto dal 1746 al 1813. Rush era il Generale Medico dellesercito continentale. Era un uomo che credeva nella disciplina severa, nelluso della violenza contro i pazienti malati di mente. Ha condannato sia la masturbazione sia la sodomia. Credeva che avere la pelle nera fosse una malattia. Ha rinchiuso il proprio figlio in manicomio per 27 anni. Oggi è tenuto in grande considerazione da molti psichiatri americani. 
LAssociazione Psichiatrica Americana pubblica periodicamente una lista ufficiale dei disturbi mentali, e come molti lettori sanno fino a tempi recenti comprendeva lomosessualità (lAPA è stata costretta a fare uninversione di rotta su questo argomento grazie allazione di attivisti gay). Questa lista, paragonabile allindice Vaticano (con la differenza che riguarda dei comportamenti invece che dei libri), ha delle origini militari. È stata sviluppata per primo dal Brigadiere Generale William C. Menninger, che era a capo della divisione psichiatrica dellufficio di Medicina Generale del governo USA durante la 2ª Guerra Mondiale. Prima che lAPA adottasse questa lista, veniva applicata da tutti i reparti delle forze dellordine. Il proposito era quello di eliminare gli uomini che non erano idonei al macello militare. Oggi almeno la metà di tutti gli psichiatri americani è impiegata nelle istituzioni. La stessa natura istituzionale dellAPA risale ai suoi inizi. Il suo nome originario era Associazione dei Sovrintendenti Medici delle Istituzioni Americane. La prima proposizione approvata pubblicamente da questo gruppo è stata la giustificazione delluso della violenza nel trattamentodei pazzi. In America molti manicomi sono governati secondo un modello militare (con gerarchie di comando, controllo centrale, la minaccia dellisolamento forzato, ecc.) 
Nel 1964 cerano più persone rinchiuse in manicomio che in prigione.In Unione Sovietica la psichiatria ha unidentica connotazione militaresca, e viene adoperata anche per sopprimere il dissenso. Nella Germania nazista il ruolo principale nella costruzione e nelluso delle camere a gas è stato ricoperto dagli psichiatri, e le loro prime vittime erano pazienti di manicomi. Un numero incalcolabile di gay e lesbiche sono state sterminate in queste camere a gas.Il militarismo americano ha influenzato il modo in cui gli americani consideravano la mascolinità, proprio come il militarismo dei romani aveva influenzato quella dei romani. 
Nel corso della loro vita tutti gli uomini americani sono stati condizionati a considerare laggressività disciplinata come mascolina e a disprezzare leffeminatezza, la giocosità, la passività e lemotività manifesta; ad ammirare la durezza negli altri uomini; ad avere paura di tutte le cose che vengono considerate da effemminato; ad apprezzare i rapporti di dominio e di obbedienza; a provare entusiasmo nel vedere del dolore inflitto ad altri; ad eccitarsi per le uniformi; e ad essere capaci di adattarsi a operare in grandi istituzioni impersonali e gerarchiche. Gli uomini che hanno interiorizzato questi valori sono considerati perfettamente sani di mente dalla società americana. Ma questo è un concetto di salute mentale che sostiene la guerra. Quando arrivano gli ordini, questi uomini sani sono pronti a uccidere altri uomini a comando. Sono completamente impreparati a interagire con altri uomini in modo apertamente amoroso, caldo e sessuale. Per loro questa è pura follia. Fino a tempi molto recenti la maggior parte degli psichiatri sarebbe stata daccordo.Gli StatiUniti sono una società presidiata. Lestensione del controllo del Pentagono e dei servizi segreti sulla vita degli americani è stato lequivalente materiale di un colpo di stato militare. Come quando Cesare Augusto ha preso il controllo di Roma nel 27 a.C. così è oggi: il Senato continua a riunirsi, i tribuni del popolo vengono eletti, le corti pronunciano i verdetti, nuovi presidenti entrano in carica e tutte le forme esteriori appropriate vengono osservate. Ma dietro lo spettacolo del governo manifesto incombe lopprimente potere istituzionale dellesercito e dei servizi segreti. È vero, cè ancora un grado di libertà di parola e pensiero, specialmente per la classe media e la classe privilegiata dei professionisti. Ma se un qualsiasi gruppo diventa una minaccia effettiva per il sistema -come nel caso del movimento nero negli anni 60 -presto si ritrova le sue organizzazioni infiltrate, le bombe piazzate negli uffici e i suoi leader uccisi.La storia del militarismo negli Stati Uniti, culminata nellimpero economico del Pentagono, non è un fatto sociale isolato. Il militarismo è collegato allindustrialismo. Inoltre, militarismo e industrialismo non sono presenti solo negli Stati Uniti. Fenomeni simili si possonoosservare in tutte le società “altamente sviluppate”, siano esse capitaliste o comuniste. Come il militarismo, lindustrialismo ha avuto un impatto devastante sulla nostra vita sensuale e sessuale. Fin dallinizio dellera cristiana è stata la singola forza maggiormente pervasiva nel mutilare la cultura gay. Non possiamo comprendere in modo adeguato loppressione dei gay nei tempi odierni senza aver capito il potere dellindustrialismo.Lindustrialismo è il processo secondo cui le persone smettono di produrre le cose direttamente per soddisfare i loro bisogni immediati. Al contrario, le cose vengono prodotte da istituzioni specializzate e centralizzate. Le istituzioni produttive possono essere alquanto diverse (ad esempio fabbriche, università, governi) a seconda delle cose prodotte (automobili, conoscenza, leggi e ordine). In ogni società data, ci sono dei gradi in cui queste istituzioni specializzate e centralizzate controllano la produzione. Tra gli indiani dAmerica, ad esempio, in pratica non esistono istituzioni. NellAmerica di oggi, invece, quasi ogni aspetto della vita è stato industrializzato. Quando la maggior parte della produzione di una società (di natura qualsiasi) è controllata da istituzioni specializzate, io definisco questa società industrializzata.Nella storia non esistono esempi documentati in cui un sistema di vita altamente industrializzato sia stato scelto liberamente da una società non industriale. In tutti i casi lindustrialismo è stato imposto alle persone dalla violenza delle istituzioni stesse. In Europa ledificio dellindustrialismo è stato costruito sul sangue e sulle ferite di secoli di violenza cristiana. In America ha ottenuto il potere attraverso lo sterminio degli indiani e la schiavitù dei neri. In Russia è stato il frutto della feroce campagna di terrore condotta da Stalin contro i contadini. Oggi nel terzo mondo sta prendendo ovunque il sopravvento grazie al conflitto tra le ambizioni imperiali di America, Russia e Cina. In tutti i casi, il militarismo è stato il mezzo con cui lindustrialismo ha trionfato. Perciò lindustrialismo non è solo un sistema di produzione. È anche un sistema di potere. [...]

fonte: https://istrixistrix.noblogs.org
Scarica qui il pdf completo ----> https://istrixistrix.noblogs.org/files/2017/06/EVANS-Il-sesso-tra-gli-zombie.pdf

domenica 5 maggio 2019

Torino - Domenica 12 Maggio

LIBRINCONTRO a Torino
alle ore 16 ci sarà la presentazione del libro
"Divieto d’infanzia. Psichiatria, controllo, profitto"
di Chiara Gazzola e Sebastiano Ortu, BFS, Pisa 2018 (nuova edizione
aggiornata)

LIBRINCONTRO
Tre giorni di libri, presentazioni, workshop, dibattiti, concerti a
Torino
https://librincontro.noblogs.org/programma/

mercoledì 27 febbraio 2019

VIAREGGIO GIOVEDì 7 MARZO

     
    c.s.o.a. SARS in Via del Balipedio 
    (zona ex-piscine comunali quartiere Darsena)
    Il SARS e il Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud
    Presentano alle ore 18:30 il libro:
    “DIVIETO D’INFANZIA.Psichiatria, controllo, profitto.”
    a cura di Chiara Gazzola e Sebastiano Ortu, edizioni BFS

    Saranno presenti gli autori.
    a seguire… GIROPIZZA nel forno a legna!!

    sabato 29 dicembre 2018

    "DIVIETO di INFANZIA. Psichiatria, controllo, profitto"

    https://wombat.noblogs.org/2018/12/25/stampa-rassegnata-048-17-23dic/

    QUESTO è il link per sentire la seconda parte della trasmissione "Stampa Rassegnata" fatta a Radio Wombat, come collettivo Artaud, sul libro "DIVIETO di INFANZIA. Psichiatria, controllo, profitto".

    Continua la discussione sul Libro "DIVIETO di INFANZIA" con il collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud e con il coautore della nuova edizione Sebastiano Ortu. La medicalizzazione ed il continuo ricorso ad approcci psichiatrici mettono alla prova insegnanti ed operatori della formazione stretti tra le richieste sempre più pressanti delle istituzioni educative e la spinta etica-empatica della proprie coscienze.

    Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud-Pisa
    antipsichiatriapisa@inventati.org
    www.artaudpisa.noblogs.org 335 7002669 Via San Lorenzo 38 56100 Pisa

    domenica 23 dicembre 2018

    Effetti Collaterali: Uso ed Abuso di psicofarmaci

    “EFFETTI COLLATERALI. Uso e abuso di psicofarmaci.”
    a cura del TELEFONO VIOLA di MILANO edizioni Nautilus 1998

    Scarica qui il libro-----> effetti collaterali

    Caricato e segnalato dal Collettivo Artaud di Pisa

    domenica 11 novembre 2018

    FIRENZE VENERDI’ 16 NOVEMBRE

    c/o CPA FI SUD in via Villamagna alle ore 19
    La Libreria Majakovskij presenta:
    “Storia di Antonia. Viaggio al termine di un manicomio”
    di Dario Stefano Dell’Aquila e Antonio Esposito
    edizioni Sensibili Alle Foglie

    Parteciperà al dibattito con gli autori
    il Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud

    giovedì 11 ottobre 2018

    Indagine su un’epidemia

    «Se disponiamo di trattamenti davvero efficaci per i disturbi psichiatrici, perché la malattia mentale è diventata un problema di salute sempre più rilevante? Se quello che ci è stato raccontato finora è vero, cioè che la psichiatria ha effettivamente fatto grandi progressi nell’identificare le cause biologiche dei disturbi mentali e nello sviluppare trattamenti efficaci per queste patologie allora possiamo con concludere che il rimodellamento delle nostre convinzioni sociali promosso dalla psichiatria è stato positivo. (…) Ma se scopriremo che la storia è diversa – che le cause biologiche dei disturbi mentali sono ancora lontane dall’essere scoperte e che gli psicofarmaci stanno, di fatto, alimentando questa epidemia di gravi disabilità psichiatriche – cosa potremo dire di aver fatto? Avremo documentato una storia che dimostra quanto la nostra società sia stata ingannata e, forse, tradita.»

    di Baldig77
     
    Il libro di Whitaker è un percorso, uno studio storico e scientifico dalla nascita degli psicofarmaci fino a oggi. La domanda di partenza è come mai nell’era del boom degli psicofarmaci c’è un aumento delle disabilità psichiatriche?
    Se davvero sono avvenuti questi progressi ci dovremmo aspettare una riduzione dei pazienti in psichiatria, che dovrebbe essere ancor più evidente con l’avvento degli psicofarmaci di seconda generazione dal 1988 in poi. Invece il numero dei casi di persone che hanno una disabilità cronica dopo l’uso degli psicofarmaci è in aumento. Gli psicofarmaci, oltre ad agire solo sui sintomi e non sulle cause della sofferenza della persona, alterano il metabolismo e le percezioni, rallentano i percorsi cognitivi e ideativi contrastando la possibilità di fare scelte autonome, generano fenomeni di dipendenza ed assuefazione del tutto pari, se non superiori, a quelli delle sostanze illegali classificate come droghe pesanti, dalle quali si distinguono non per le loro proprietà chimiche o effetti ma per il fatto di essere prescritti da un medico e commercializzate in farmacia
    Le cause biologiche dei “disturbi mentali” sono ancora lontane dell’essere scoperte, invece sono gli psicofarmaci, dagli studi scientifici che Whitaker ci mostra, che presi a lungo andare, portano a gravi squilibri chimici nel nostro cervello. Nella nostra società è dato per scontato dalla maggioranza della popolazione che la depressione è associata a una mancanza di serotonina, ma come ci spiega bene il libro Indagine su un’epidemia non c’è nessun studio scientifico che lo dimostra.
    Negli ultimi quaranta anni, la psichiatria ha rimodellato, in profondità, la nostra società. Attraverso il suo Manuale Diagnostico e Statistico (DSM), la psichiatria traccia la linea di confine tra ciò che è normale e ciò che non lo è. La nostra comprensione sociale della mente umana, che in passato nasceva da fonti di vario genere, ora è filtrata attraverso il DSM. Quello che finora ci ha proposto la psichiatria è la centralità degli “squilibri chimici” nel funzionamento del cervello, ha cambiato il nostro schema di comprensione della mente e messo in discussione il concetto di libero arbitrio. Ma, noi siamo davvero i nostri neurotrasmettitori?
    L’allargamento dei confini diagnostici favorisce il reclutamento, in psichiatria, di un numero sempre più alto di bambini e adulti. Oggi a scuola sono sempre di più i bambini che hanno una diagnosi psichiatrica e ci è stato detto che hanno qualcosa che non va nel loro cervello e che è probabile che debbano continuare a prendere psicofarmaci per il resto della loro vita, proprio come un «diabetico che prende l’insulina».
    Fermare l’epidemia è possibile? Forse rompendo il legame fra psichiatria e multinazionali produttori dei farmaci e se gli psichiatri ascoltassero i loro pazienti su quello che hanno da dire sui gravi effetti collaterali, forse avremo pochi che proseguano un trattamento psicofarmacologico a lungo termine.

    Robert Whitaker, Indagine su un’epidemia. Lo straordinario aumento delle disabilità psichiatriche nell’epoca del boom degli psicofarmaci, Giovanni Fioriti edizioni

    *AVVISO*
    Robert Whitaker sarà in Toscana a presentare Indagine su un’epidemia sabato 13 ottobre a Firenze e lunedì 15 ottobre a Pisa, maggiori informazioni sul sito del Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud oppure scrivete a antipsichiatriapisa@inventati.org

    tratto da: https://aspettandoilcaffe.com