mercoledì 28 aprile 2021

Comunicato Collettivo Artaud sui fatti del reparto di Psichiatria di Livorno

 << Le nostre strade sono sconnesse,
I nostri figli ridotti in schiavitù ,
i nostri cuori senza amore.
Ho paura di restare. >>

Terra de Bandidos  di Elena Casetto


Dopo aver appreso dalla stampa della morte di un paziente ricoverato nel reparto di psichiatria dell’ospedale di Livorno, il collettivo Antonin Artaud di Pisa, attivo da quindici anni nell’ascolto e nella vicinanza nei confronti di chi ha subito e vissuto lo stigma della malattia mentale, che troppo spesso si traduce in abusi anche durante il proprio percorso terapeutico, esprime cordoglio e vicinanza alla famiglia e agli affetti più cari. Il nostro augurio è quello che su questa vicenda, di cui alcuni aspetti non sono affatto chiari, si possa fare luce quanto prima.

Abbiamo deciso di aprire questo nostro intervento partendo da un componimento poetico, già premiato, di Elena Casetto. Il 13 agosto 2019, nel reparto psichiatrico dell'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo è divampato un incendio di cui non si conoscono ancora le cause. Elena, che aveva 19 anni, è morta bruciata viva nel letto al quale era stata legata: la contenzione non le ha permesso di fuggire. Ad oggi per quel terribile evento sono indagati solo i due addetti della ditta che aveva in appalto il servizio antincendio dell’ospedale. Un identico episodio era già accaduto nel Manicomio Giudiziario di Pozzuoli, quando Antonia Bernardini morì per le ustioni riportate dopo l'incendio che l'aveva avvolta nel letto di contenzione al quale anche lei era stata legata ininterrottamente per 43 giorni. Il collettivo Antonin Artaud ha anche seguito la vicenda umana e giudiziaria del Maestro più alto del mondo: il 4 agosto del 2009 Francesco Mastrogiovanni è morto per edema polmonare dopo 4 giorni di contenzione, legato per più di 87 ore consecutive nel reparto di psichiatria dell’Ospedale di Vallo della Lucania in provincia di Salerno. Era ricoverato in TSO, trattamento sanitario obbligatorio che si è scoperto poi essere stato effettuato in maniera illegale e senza il rispetto delle procedure previste dalla legge 180. Mastrogiovanni, sedato e legato con delle fascette ai polsi e alle caviglie, è rimasto senza mangiare, senza bere e senza che nessuno gli parlasse o si preoccupasse delle sue condizioni di salute per tutto il tempo del ricovero. Il medico del reparto ha negato perfino alla nipote il diritto di fargli visita in ospedale. La Sentenza della Corte di Cassazione sul caso Mastrogiovanni ha definito l’uso della contenzione meccanica un presidio restrittivo della libertà personale che non ha né una finalità curativa né produce l’effetto di migliorare le condizioni di salute del paziente.

Possiamo testimoniare che nei reparti psichiatrici ospedalieri o SPDC (Servizi Psichiatrici Diagnosi e Cura) continua a prevalere un atteggiamento custodialistico e un impiego sistematico di pratiche e dispositivi manicomiali come l’obbligo di cura, le porte chiuse e le grate alle finestre, il sequestro dei beni personali, la limitazione e il controllo delle telefonate e di altre relazioni e abitudini, il ricorso alla contenzione meccanica e farmacologica.
Dunque, oggi nei reparti psichiatrici si continua a morire di contenzione meccanica, sia in regime di degenza che durante le procedure di TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio).
La contenzione non è un atto medico e non ha alcuna valenza terapeutica: è un evento violento e dannoso per la salute mentale e fisica di chi la subisce; offende la dignità delle persone e compromette gravemente la relazione terapeutica. Solo in 15 reparti viene praticata la terapia no restraint, la contenzione è stata abolita e le porte sono aperte.

Ricerche condotte in Europa hanno fatto emergere l’esistenza di un gran numero di reparti psichiatrici ospedalieri aperti, in contraddizione con quanto rilevato nel nostro Paese dove circa l’80% degli SPDC prevede porte d’ingresso chiuse a chiave e il ricorso quotidiano alla contenzione. Già nella metà dell’Ottocento lo psichiatra inglese Conolly sosteneva la necessità e la possibilità di una no restraint psychiatry, una psichiatria che non ricorre a mezzi di contenzione. Ancora oggi invece, contenzione meccanica e farmacologica sono praticate diffusamente nei reparti psichiatrici e nelle strutture che ospitano persone anziane e/o non autosufficienti. Denunciamo inoltre come l’impossibilità di fare visita alle persone ricoverate in ospedale a causa dell’emergenza sanitaria in corso abbia reso complicato poter verificare le condizioni di chi si trova in stato di degenza. Difficoltà che riguarda non solo i familiari e gli amici ma anche gli operatori e le strutture sanitarie stesse. Questo avviene quando proprio, anche a causa di tale situazione emergenziale, il ricorso al ricovero in reparto psichiatrico si è fatto più frequente. Ma in nessun caso la carenza di personale e di strutture può giustificare il ricorso a pratiche coercitive. Obbligare una persona al ricovero, limitarne la libertà personale per sottoporla a pratiche violente e dannose, costituisce, oltre che un intollerabile abuso, un’amara beffa: la logica dei “motivi di sicurezza”, dello “stato di necessità” o delle “persone aggressive” a cui sovente si fa appello nei reparti, deve essere respinta poiché fondata sul pregiudizio, purtroppo ancora assai diffuso e duro a morire, di una potenziale pericolosità della persona sofferente psicologicamente.
Nell’aprile del 2016 la Regione Toscana ha approvato una mozione in merito al divieto della pratica della contenzione negli SPDC regionali, che impegnava la Giunta Regionale “a provvedere a emanare disposizioni puntuali alle aziende sanitarie per il divieto di pratiche di contenzione meccanica” e “a promuovere buone pratiche attivando la commissione per il monitoraggio e l’eliminazione della contenzione meccanica, farmacologica, ambientale e delle cattive pratiche assistenziali”. Visto il protrarsi ancor oggi in Toscana delle pratiche di contenzione meccanica, non ci sembra che tale mozione sia stata applicata, e tuttavia ci si appella ai protocolli che ancora la prevedono ignorando quanto già conquistato in ambito di riconoscimento della dignità delle persone ricoverate.

Molti ritengono, per atteggiamento culturale o per formazione, che sia ovvio sottoporre le persone diagnosticate come malate mentali a mezzi coercitivi, che ciò sia nell’ordine delle cose, che corrisponda al loro stesso interesse. Forse chi condivide questa opinione non considera adeguatamente, sia in termini esistenziali che giuridici, il valore imprescindibile della libertà della persona. Valore tanto più rilevante quanto più attinente a libertà minime, elementari e naturali, come la libertà di movimento. Sappiamo, per le molte esperienze ormai fatte, che è possibile evitare la contenzione; occorre allora chiedersi perché la contenzione sia tuttora lecita, e soprattutto occorre superarla.

L’applicazione del TSO non autorizza in alcun modo il ricorso a pratiche di coercizione. C’è sempre un’alternativa, è possibile fare a meno della contenzione meccanica senza sostituirla con quella farmacologica o ambientale. Ribadiamo la necessità di proibire, senza alcuna eccezione, la contenzione meccanica nelle istituzioni sanitarie, assistenziali e penitenziarie italiane. Continueremo a lottare con forza contro ogni dispositivo manicomiale coercitivo: TSO, obbligo di cura, elettroshock, contenzione. Il superamento e l’abolizione della contenzione e delle pratiche lesive della libertà personale è possibile.

Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud-Pisa
antipsichiatriapisa@inventati.org - www.artaudpisa.noblogs.org
335 7002669 via San Lorenzo 38 Pisa

Psichiatria Livorno, l'ex direttore: "Paziente morto legato al letto" „

Psichiatria Livorno, la denuncia dell'ex direttore: "Pazienti legati ai letti, ormai è una procedura standard da quando c'è il Covid "

fonte:www.livornotoday.it

La lettera di Mario Serrano, ex responsabile dei servizi di Salute mentale di Livorno: "Malgrado la legge 180, sono tornate le contenzioni. E un paziente sarebbe addirittura morto dopo una settimana con le fascette

Psichiatria Livorno, l'ex direttore: "Paziente morto legato al letto"

Riceviamo e pubblichiamo integralmente la lettera dell'ex responsabile dei servizi di Salute mentale di Livorno, Mario Serrano, in merito alla situazione attuale del reparto di Psichiatria dell'ospedale di Livorno. 

"Il senso di questa lettera è in una semplice domanda: cos'è oggi il reparto di Psichiatria di Livorno? Premetto che ho iniziato a fare lo psichiatra ad Arezzo nel 1980. Per 15 anni ho poi diretto il servizio di Martina Franca, in Puglia. Dal 1997 al 2017, per 20 anni, ho avuto la responsabilità dei servizi di Salute mentale di Livorno. Per quanto da quattro anni sia ormai in pensione, non posso rimanere indifferente. La scorsa settimana un collega di un'altra USL toscana mi ha telefonato per avere una conferma su una voce che circola sulla morte per polmonite (non connessa a Covid) di un paziente della Val di Cornia che, ricoverato in psichiatria a Livorno, sarebbe rimasto contenuto al letto per una settimana. Gli ho risposto che non ne sapevo niente. Il giorno dopo ho ricevuto un messaggio di costernazione dal presidente dell'Associazione dei Familiari, che aveva appreso la notizia in questione da un intervento al seminario online della Consulta della Salute Mentale.

martedì 20 aprile 2021

Riappropriati della tua mente. Raccolta di scritti su disagio psichico e critica alla civilizzazione

da: https://anarcoqueer.wordpress.com

 

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Raccolta di scritti su disagio psichico e critica alla civilizzazione
All’interno dei movimenti che cercano di contrastare questo sistema pare quasi un tabù parlare del malessere o del disagio mentale come di qualcosa che ci riguarda o ci può riguardare da vicino, e conseguentemente di possibili modi di gestirlo che si differenzino da quelli offerti dalla medicina moderna. Un necessario pezzo di critica all’istituzione psichiatrica che non sia soltanto un attacco all’istituzione in sé e ai suoi precetti ma che esplori anche possibili percorsi differenti rispetto a come affrontare i propri demoni interiori e prendersi cura del proprio caos emotivo in autonomia o con il supporto delle persone amiche che si hanno attorno. I testi qui presentati vogliono essere un punto di partenza per iniziare ad affrontare questa discussione così necessaria

domenica 11 aprile 2021

STIGMI, CONTAGI E SINDEMIE

di Chiara Gazzola

 uscito sul numero di aprile di “Sicilia Libertaria”, segnalato da Artaud.

STIGMI, CONTAGI E SINDEMIE

“Salute mentale”, abuso concettuale in uno slalom di tesi utile a definirne la
carenza: le condizioni esistenziali che si discostano da un ipotetico equilibrio
psicofisico di adattamento alle difficoltà. Si evita così di scalfirne le cause,
poiché significherebbe puntare il dito alle iniquità sociali. E così non si guarda
il dito, né si considera cosa stia segnalando, ma lo si penalizza registrandolo
come “indicatore” (sintomo) di patologia.
I diversi approcci alla disciplina psichiatrica sembrano concordi nel definire la
salute come il risultato fra stile di vita, condizioni socio-ambientali e capacità
individuale di risposta a eventi esterni. Eppure non esiste protocollo sanitario
che prenda in considerazione questa complessità di fattori.
Se si rompe un tubo dell’acqua in una casa costruita su un terreno franoso, chi
trae vantaggio nell’aggiustare il tubo? La salute, intesa come un insieme di
risposte organiche, sensoriali e sociali, è quindi argomento di riflessioni
filosofiche o antropologiche ma, se la politica le sovrasta, qualsiasi squilibrio
rimane appannaggio esclusivo dell’industria farmacologica che non ha interesse
a rimuovere i divari sociali causa di tanti malesseri.
Nel frattempo la psichiatria si concentra sulla denominazione dei disturbi. Fatta
la diagnosi, esclusivamente attraverso un’osservazione clinica soggettiva e non
comprovata da test oggettivi, si passa alla cura.
E quale occasione più ghiotta della pandemia per “scoprire” nuove sindromi?
Le prime pubblicazioni in era covid individuavano risposte patologiche come
varianti del DSPT (disturbo da stress post traumatico).
Lo scorso agosto la rivista scientifica Brain, behavior and Immunity informava
che l’infiammazione da covid-19 è un fattore di rischio per la depressione.
L’ampia gamma di molecole antidepressive e ansiolitiche è una voce prevalente
del fatturato farmacologico: come avrebbe potuto l’invadenza del virus non
andare a braccetto con una delle “malattie” più diffuse al mondo?
Uno studio dell’Ospedale San Raffaele di Milano condotto su 402 pazienti
guariti dal covid afferma che il 56% manifesta disturbi psichici multipli: DSPT
28%, depressione 31%, ansia 42%, insonnia 40%, sintomi ossessivo-compulsivi
20%; le sindromi depressive compaiono più facilmente nelle donne e si ipotizza
che la maggiore vulnerabilità sia dovuta al “diverso funzionamento del sistema
immunitario nelle sue componenti innate e adattive”.
Il XII Congresso nazionale SINPF (società italiana di neuropsicofarmacologia),
stando ai report recenti di vari quotidiani, rileva che l’aumento dei disagi
psichici in era di pandemia stia attivando una vera e propria sindemia, un mix di
pericolo clinico e sociale dovuto alla paura del contagio, allo stress da
confinamento e alla crisi economica. Un contagio nel contagio? La probabilità
di sviluppare sintomi depressivi nei soggetti colpiti dal virus, o da lutti in famiglia, aumenterebbe di 5 volte e così si legittima la previsione di 800mila nuove pazienti, con un’aspettativa di incidenza fino al 32%! L’incremento di
vendite di psicofarmaci interesserebbe donne e adolescenti, in quanto categorie
maggiormente colpite da perdita di lavoro e di socialità.
Per l’OMS (organizzazione mondiale di sanità) “la tutela della salute mentale è
una priorità correlata alla pandemia in atto”, mostrandosi preoccupata per i
nuovi disturbi “erroneamente inclusi nei DSPT”. Nasce quindi l’esigenza di
nuove nomenclature per meglio definire uno “stress individuale/comunitario e
non convenzionale, sospeso, subacuto, perdurante e perturbante che può
evolvere in persistente”. Viene spiegato che le definizioni di “perturbante e non
convenzionale” descrivono una sofferenza che va a dissestare il futuro: la
percezione di furto del futuro come nuova condizione clinica! Uno stress che
attraversa varie fasi: la prima, incredulità e sottovalutazione difensiva; la
seconda, l’incredulità si trasforma in angoscia all’evidenza di malati e morti; la
terza, perdite affettive e insicurezza economica, riducendo la plasticità adattiva
e l’istinto di sopravvivenza, innescano la paura del fallimento. Ma l’OMS
individua anche un nuovo agente patogeno: la infodemia. Trattasi dell’eccesso
di informazioni e del rimbombo di commenti da cui siamo invasi. Altro
contagio nel contagio: le notizie a contenuto angosciante e contraddittorio
produrrebbero lesioni bisognose di cure da somministrare a chi ne soffre, non
certamente a chi alimenta questo giornalismo!
Uno studio condotto dall’Università di Oxford, e pubblicato da The lancet
psychiatry, afferma che a 90 giorni dal contagio da covid nel 20% dei casi
insorgono disturbi al sistema nervoso centrale e che i soggetti in cura
psichiatrica sono più esposti (65% dei casi) a contrarre il virus. Se ne deduce:
“queste evidenze stanno convincendo sempre di più i ricercatori che esiste una
stretta correlazione fra le malattie psichiche e il virus”.
L’IEUD (istituto europeo per il trattamento delle dipendenze) ha registrato, nel
primo semestre 2020, un aumento del 4% del consumo di benzodiazepine.
L’AIFA (agenzia italiana del farmaco) riporta che nel 2020 la vendita di
ansiolitici si è incrementata del 12%, dati definiti “allarmanti” in quanto non
corrispondono alle diagnosi stilate: gli psicofarmaci vengono definiti
“pericolosi se presi senza prescrizione medica”. Si individuano le cause dei
nuovi malesseri nel telelavoro, nella didattica a distanza, nelle restrizioni agli
spostamenti, nella paura del contagio, nella precarietà economica, nel rischio di
essere considerati “untori”.
Ecco innescata una spirale velenosa affinché la psichiatria possa continuare a
mettere le sue toppe mediche a problematiche sociali e ad accaparrarsi la facoltà
di diagnosi/cura/controllo, di produrre stigmi (questi sì, reali e persistenti!), di
annullare le dignità individuali e di farsi paladina di una salute mentale tanto
millantata, quanto svilita: uscire dal labirinto le sarebbe controproducente!

Chiara Gazzola

 

domenica 28 marzo 2021

Thomas Szasz - La Battaglia Per La Salute

 Libro interamente disponibile e completo per chi fosse interessato/a:

https://www.dirittiallafollia.it/wp-content/uploads/2020/07/La_Battaglia_Per_La_Salute.pdf

Thomas Szasz non è stato solo uno psichiatra capace di lavorare senza coercizione né uso di farmaci. In questo libro alcuni spunti per conoscere il suo pensiero anche su altri argomenti correlati

mercoledì 10 marzo 2021

La libertà non si amministra

Ci associamo al Collettivo antipsichiatrico Antonin Artaud di Pisa e aderiamo alla campagna promossa dal Comitato d’Iniziativa Antipsichiatrica, in collaborazione con l’Associazione Penelope Coordinamento Solidarietà Sociale Onlus. Sotto il testo della campagna.

Nadia L., dopo anni di vita di strada, ha scelto di vivere e risiedere presso il Centro di accoglienza “La Cura” di Giardini Naxos, non abbandonando la sua voglia di esplorare e vivere il mondo in maniera libera e bohémienne.
Ciò disturba l’ordine mentale e sociale di tanti perbenismi che “per il suo bene” hanno richiesto ripetutamente il suo ricovero in reparti di psichiatria e ora, per risolvere definitivamente la questione, aspirano alla nomina di un amministratore di sostegno che, nelle intenzioni del comune che ha promosso l’azione, decida per lei il suo internamento in qualche “struttura idonea”.
Lei ha espresso in tutti i modi che non intende lasciare la sua casa e, soprattutto, che non intende vivere in strutture che già ha conosciuto e che non le garantiscono la libertà di cui ha bisogno. Nadia non è in stato di abbandono ed è capace di autodeterminarsi. Lo ha fatto e per questo oggi rischia la nomina dell’amministratore di sostegno. Giovedì 11 marzo è stata convocata la prima udienza davanti al Giudice Tutelare, chiediamo a tutti di far sentire chiara e forte la nostra solidarietà a Nadia e il nostro dissenso a che venga invalidata e costretta a vivere laddove non l’ha scelto.

Chi vuol aderire alla campagna può inviare un’email a:
segreteriasindaco@comune.giardini-naxos.me.it
tutelare.tribunale.messina@giustizia.it
con il messaggio:
“LA LIBERTA’ NON SI AMMINISTRA Io sto con Nadia L.”

Una copia dell’email può essere inviata a: soccorsoviola@antipsichiatria.it per monitorare le adesioni all’iniziativa
Per ulteriori informazioni visitate la pagina facebook della campagna
https://www.facebook.com/nadialiberanadia oppure chiamate al numero del Soccorso Viola 0942 989347

Comitato d’Iniziativa Antipsichiatrica

sabato 13 febbraio 2021

Ancora sulla vicenda di Alice

https://www.ondarossa.info/newsredazione/2021/02/antipsichiatria-ancora-sulla-vicenda

Con un compagno del collettivo Artaud di Pisa, torniamo sulla vicenda di Alice, una giovane donna internata in strutture private con una storia di abusi che va avanti da tanto/troppo tempo e che purtroppo è una delle tante storie di abusi psichiatrici.
Da qui si allarga lo sguardo alle strutture psichiatriche e allo stato di applicazione della così detta legge Basaglia...

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LETTERA con gli ULTIMI AGGIORNAMENTI sulla SITUAZIONE di ALICE DI VITA

Sotto trovate una nuova lettera di Antonio Di Vita con gli ultimi aggiornamenti sulla vicenda di Alice. Antonio da tempo lotta per la libertà di scelta terapeutica, contro l’obbligo di cura e per il rispetto delle volontà di sua figlia Alice. Vi chiediamo di pubblicare la storia di Antonio e Alice sui vostri canali e siti, nella speranza che altri si uniscano alla sua battaglia per la liberazione di Alice.

Il Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud-Pisa
antipsichiatriapisa@inventati.org
artaudpisa.noblogs.org 335 7002669
via San Lorenzo 38 Pisa

Alice da tempo esprime la volontà di venire a vivere da me e di essere curata presso strutture specializzate per ciò che concerne il problema della tracheostomia. Questa volontà è stata negata più volte dal giudice tutelare. Le istanze della mia avvocatessa dott.ssa Malune non sono mai state prese in considerazione.

In seguito ad un’istanza presentata dal corrente Amministratore Di Sostegno (ADS), la giudice tutelare dott.ssa Colombo ha disposto che Alice sia collocata in una struttura lontana da me, l’Istituto La Consolata di Bibbiena (AR) e che io non possa avvicinarmi a tale struttura. Cosa molto ingiusta, senza ragionevoli motivazioni e senza mai essersi presa la briga di ascoltarmi, come da mio diritto. Perché??? Mi domando se questo modo di operare dell’autorità giudiziaria rispetti i principi della nostra Costituzione.

Alice si è molto preoccupata dal fatto che io non andassi più a trovarla, quando prima ci andavo tutti i giorni per almeno otto ore. Alice, con la quale ho un contatto telefonico quotidiano, per qualche tempo non ha creduto alle mie spiegazioni, non capacitandosi delle motivazioni della giudice che mi tengono lontano da lei.

Il 14 luglio 2020 Alice è stata ricoverata di urgenza al Pronto Soccorso di Arezzo per seri problemi respiratori dovuti ad un cercine creatosi a causa dell’infiammazione generata dalla permanenza prolungata della cannula tracheostomica. È stato in seguito deciso di procedere con un intervento chirurgico, che però – nonostante l’urgenza – ad oggi non è stato ancora eseguito ed i problemi, ovviamente, si sono aggravati. Considerate che la cannula poteva e doveva essere rimossa già tre anni e mezzo fa.

Mi chiedo perché, nonostante io abbia informato gli organi istituzionali preposti al riguardo (Difensore Civico ed il Garante dei Detenuti e delle persone private della libertà) questo intervento non sia stato ancora eseguito. È necessario ricordare che loro stessi avevano contattato il primario otorino dell’ospedale di Arezzo, dott. Ciabatti, il quale aveva dato piena disponibilità per l’intervento ad agosto 2020. La disponibilità da parte del dott. Ciabatti era stata già confermata e l’operazione poteva essere fatta a breve termine quando il rischio covid-19 era molto inferiore che nei mesi di fine settembre – ottobre 2020.

A mia figlia vengono tuttora somministrati pesanti psicofarmaci: sta nuovamente perdendo la memoria recente e ha difficoltà a esprimersi. I suoi denti si sono affossati all’interno delle gengive e sono diventati neri, probabilmente proprio a causa dei farmaci. A oggi nulla è ancora stato fatto Non è stato fatto per risolvere questi problemi.

Essendoci stati casi di covid-19 nell’Istituto La Consolata (che è anche una Residenza Sanitaria Assistita), ho presentato subito un’istanza per riportare a casa mia figlia e farla curare, a mie spese, dai migliori specialisti.

La giudice tutelare ha negato la mia richiesta, non tenendo conto della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, fatta a New York il 13/12/2006, ratificata dall’Italia con legge n. 18 del 03 marzo 2009 (pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 61 del 14 marzo 2009) e nello specifico:
Art. 12: “..…… Tutte le persone con disabilità, indipendentemente dal tipo e grado di disabilità, hanno il diritto inalienabile di godere della capacità legale su base di eguaglianza con gli altri. – Il diritto degli adulti di esercitare pienamente la capacità giuridica in ogni area della vita.”
Art. 19: …”riconoscono il diritto di tutte le persone con disabilità a vivere nella società, con la stessa libertà di scelta delle altre persone, e adottano misure efficaci ed adeguate al fine di facilitare il pieno godimento da parte delle persone con disabilità di tale diritto e la loro piena integrazione e partecipazione nella società, assicurando che: le persone con disabilità abbiano la possibilità di scegliere, su base di uguaglianza con gli altri, il proprio luogo di residenza e dove e con chi vivere e non siano obbligate a vivere iin una particolare sistemazione”.

Al contrario, sia la giudice che il Consulente Tecnico di Ufficio (CTU) sembrano aver tenuto in alta considerazione, ed in pratica assecondato, quanto indicato dal direttore dell’istituto Agazzi, dott. Lapini, che precedentemente aveva in carico Alice. Il CTU ha infatti riportato le seguenti indicazioni nella relazione “il dott. Lapini ribadisce la necessità e la volontà di non rompere con il padre, ma di inviargli un messaggio chiaro, di maggior rispetto delle regole”. Su questo bisognerebbe che ci chiedessimo “quali regole?”. Infatti, io vorrei sapere il reale motivo per il quale il giudice ha preso il provvedimento di divieto nei miei confronti di avvicinarmi alla struttura dove Alice è ricoverata, senza avermi mai convocato per sentire la mia versione dei fatti e le mie ragioni riguardo alle così dette “regole” del dott. Lapini, delle quali  ho appreso l’esistenza solo leggendo tale relazione.
chi è che dovrebbe decidere? Il direttore di un istituto privato o la giudice tutelare?

A fronte di altri casi di covid-19 verificatesi nell’Istituto La Consolata di Bibbiena, il giorno 11 gennaio 2021, ho appreso con mio stupore che Alice era stata affidata a sua madre, sig.ra Rossella Bonistalli, la quale aveva fatto anche lei un’istanza per richiedere il temporaneo affidamento di Alice e nel frattempo aveva già affittato una casa a Montevarchi e aveva preso aspettativa.

Perché ancora una volta è stata ignorata la volontà di Alice di tornare a vivere a casa mia, dove aveva vissuto e ha la residenza? A detta della direzione dell’Istituto La Consolata, Alice era risultata negativa al Covid-19 dopo aver fatto due tamponi. Purtroppo però, Alice si è sentita male dopo soli due giorni trascorsi con la madre a Montevarchi, ed è risultata positiva al covid-19. Per fortuna le sue condizioni di salute sono migliorate e attualmente è casa della madre.

Avendovi detto tutto questo e avendo constatato che attraverso le vie legali non sono riuscito ad ottenere giustizia, ma solo la consapevolezza di un muro di gomma costruito ad arte e con lo scopo di perseguire interessi privati a spese dei contribuenti. Vi chiedo di aiutarmi a far si che la volontà di mia figlia sia rispettata che non venga più rinchiusa in strutture private convenzionate e che le vengono tolti gli psicofarmaci che la stanno danneggiando. Sono disposto a fornirvi tutte le documentazioni, chiarimenti e dettagli che riterrete necessari. Devotamente riconoscente, e ringraziandovi per il Vostro aiuto,
cordiali saluti

Antonio Di Vita, Montevarchi, 05/02/2021 Tel. 3397547345 – 339 345 2642