Sotto trovate una nuova
lettera di Antonio Di Vita con gli ultimi aggiornamenti sulla vicenda di
Alice. Antonio da tempo lotta per la libertà di scelta terapeutica,
contro l’obbligo di cura e per il rispetto delle volontà di sua figlia
Alice. Vi chiediamo di pubblicare la storia di Antonio e Alice sui
vostri canali e siti, nella speranza che altri si uniscano alla sua
battaglia per la liberazione di Alice.
Il Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud-Pisa
antipsichiatriapisa@inventati.org
artaudpisa.noblogs.org 335 7002669
via San Lorenzo 38 Pisa
Alice da tempo esprime la
volontà di venire a vivere da me e di essere curata presso strutture
specializzate per ciò che concerne il problema della tracheostomia.
Questa volontà è stata negata più volte dal giudice tutelare. Le istanze
della mia avvocatessa dott.ssa Malune non sono mai state prese in
considerazione.
In seguito ad un’istanza
presentata dal corrente Amministratore Di Sostegno (ADS), la giudice
tutelare dott.ssa Colombo ha disposto che Alice sia collocata in una
struttura lontana da me, l’Istituto La Consolata di Bibbiena (AR) e che
io non possa avvicinarmi a tale struttura. Cosa molto ingiusta, senza
ragionevoli motivazioni e senza mai essersi presa la briga di
ascoltarmi, come da mio diritto. Perché??? Mi domando se questo modo di
operare dell’autorità giudiziaria rispetti i principi della nostra
Costituzione.
Alice si è molto preoccupata dal
fatto che io non andassi più a trovarla, quando prima ci andavo tutti i
giorni per almeno otto ore. Alice, con la quale ho un contatto
telefonico quotidiano, per qualche tempo non ha creduto alle mie
spiegazioni, non capacitandosi delle motivazioni della giudice che mi
tengono lontano da lei.
Il 14 luglio 2020 Alice è stata
ricoverata di urgenza al Pronto Soccorso di Arezzo per seri problemi
respiratori dovuti ad un cercine creatosi a causa dell’infiammazione
generata dalla permanenza prolungata della cannula tracheostomica. È
stato in seguito deciso di procedere con un intervento chirurgico, che
però – nonostante l’urgenza – ad oggi non è stato ancora eseguito ed i
problemi, ovviamente, si sono aggravati. Considerate che la cannula
poteva e doveva essere rimossa già tre anni e mezzo fa.
Mi chiedo perché, nonostante io
abbia informato gli organi istituzionali preposti al riguardo (Difensore
Civico ed il Garante dei Detenuti e delle persone private della
libertà) questo intervento non sia stato ancora eseguito. È necessario
ricordare che loro stessi avevano contattato il primario otorino
dell’ospedale di Arezzo, dott. Ciabatti, il quale aveva dato piena
disponibilità per l’intervento ad agosto 2020. La disponibilità da parte
del dott. Ciabatti era stata già confermata e l’operazione poteva
essere fatta a breve termine quando il rischio covid-19 era molto
inferiore che nei mesi di fine settembre – ottobre 2020.
A mia figlia vengono tuttora
somministrati pesanti psicofarmaci: sta nuovamente perdendo la memoria
recente e ha difficoltà a esprimersi. I suoi denti si sono affossati
all’interno delle gengive e sono diventati neri, probabilmente proprio a
causa dei farmaci. A oggi nulla è ancora stato fatto Non è stato fatto
per risolvere questi problemi.
Essendoci stati casi di covid-19
nell’Istituto La Consolata (che è anche una Residenza Sanitaria
Assistita), ho presentato subito un’istanza per riportare a casa mia
figlia e farla curare, a mie spese, dai migliori specialisti.
La giudice tutelare ha negato la
mia richiesta, non tenendo conto della Convenzione ONU sui diritti
delle persone con disabilità, fatta a New York il 13/12/2006, ratificata
dall’Italia con legge n. 18 del 03 marzo 2009 (pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale n. 61 del 14 marzo 2009) e nello specifico:
Art. 12: “..…… Tutte le persone con
disabilità, indipendentemente dal tipo e grado di disabilità, hanno il
diritto inalienabile di godere della capacità legale su base di
eguaglianza con gli altri. – Il diritto degli adulti di esercitare
pienamente la capacità giuridica in ogni area della vita.”
Art. 19: …”riconoscono il diritto
di tutte le persone con disabilità a vivere nella società, con la stessa
libertà di scelta delle altre persone, e adottano misure efficaci ed
adeguate al fine di facilitare il pieno godimento da parte delle persone
con disabilità di tale diritto e la loro piena integrazione e
partecipazione nella società, assicurando che: le persone con disabilità
abbiano la possibilità di scegliere, su base di uguaglianza con gli
altri, il proprio luogo di residenza e dove e con chi vivere e non siano
obbligate a vivere iin una particolare sistemazione”.
Al contrario, sia la giudice che
il Consulente Tecnico di Ufficio (CTU) sembrano aver tenuto in alta
considerazione, ed in pratica assecondato, quanto indicato dal direttore
dell’istituto Agazzi, dott. Lapini, che precedentemente aveva in carico
Alice. Il CTU ha infatti riportato le seguenti indicazioni nella
relazione “il dott. Lapini ribadisce la necessità e la volontà di non
rompere con il padre, ma di inviargli un messaggio chiaro, di maggior
rispetto delle regole”. Su questo bisognerebbe che ci chiedessimo “quali
regole?”. Infatti, io vorrei sapere il reale motivo per il quale il
giudice ha preso il provvedimento di divieto nei miei confronti di
avvicinarmi alla struttura dove Alice è ricoverata, senza avermi mai
convocato per sentire la mia versione dei fatti e le mie ragioni
riguardo alle così dette “regole” del dott. Lapini, delle quali ho
appreso l’esistenza solo leggendo tale relazione.
chi è che dovrebbe decidere? Il direttore di un istituto privato o la giudice tutelare?
A fronte di altri casi di
covid-19 verificatesi nell’Istituto La Consolata di Bibbiena, il giorno
11 gennaio 2021, ho appreso con mio stupore che Alice era stata affidata
a sua madre, sig.ra Rossella Bonistalli, la quale aveva fatto anche lei
un’istanza per richiedere il temporaneo affidamento di Alice e nel
frattempo aveva già affittato una casa a Montevarchi e aveva preso
aspettativa.
Perché ancora una volta è stata
ignorata la volontà di Alice di tornare a vivere a casa mia, dove aveva
vissuto e ha la residenza? A detta della direzione dell’Istituto La
Consolata, Alice era risultata negativa al Covid-19 dopo aver fatto due
tamponi. Purtroppo però, Alice si è sentita male dopo soli due giorni
trascorsi con la madre a Montevarchi, ed è risultata positiva al
covid-19. Per fortuna le sue condizioni di salute sono migliorate e
attualmente è casa della madre.
Avendovi detto tutto questo e
avendo constatato che attraverso le vie legali non sono riuscito ad
ottenere giustizia, ma solo la consapevolezza di un muro di gomma
costruito ad arte e con lo scopo di perseguire interessi privati a spese
dei contribuenti. Vi chiedo di aiutarmi a far si che la volontà di mia
figlia sia rispettata che non venga più rinchiusa in strutture private
convenzionate e che le vengono tolti gli psicofarmaci che la stanno
danneggiando. Sono disposto a fornirvi tutte le documentazioni,
chiarimenti e dettagli che riterrete necessari. Devotamente
riconoscente, e ringraziandovi per il Vostro aiuto,
cordiali saluti
Antonio Di Vita, Montevarchi, 05/02/2021 Tel. 3397547345 – 339 345 2642