domenica 28 febbraio 2016

Lugano - Venerdì 4 Marzo

c/⁠o csoa Il Molino v.le Cassarate 8

alle ore 19:30 Cena Popolare

alle Ore 20:30 Presentazione del libro
"ELETTROSHOCK. La storia delle terapie elettroconvulsive e i racconti di chi le ha vissute."
a cura del Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud, ed. Sensibili alle Foglie.

A seguire proiezione dei video:
"Pietro" regia di Alessio Valente
"Cortoshock" regia di Andrea Maiorana e Daniele Filipetto

ore 22:30 concerti hiphop/⁠metal/⁠street punk/⁠oi!

per info:antipsichiatriapisa@inventati.org  www.artaudpisa.noblogs.org

Articolo per "La gazza"


Riportiamo l'articolo scritto per l'associazione "La Gazza", inerente la serata tenuta il 4 gennaio a Borno.

Veronika

Articolo per “La Gazza”


Parlare di un tema complicato come la critica psichiatrica non è sicuramente un compito facile, tanto più in un incontro pubblico dove inevitabilmente ci si deve esporre alla mercé di critiche più o meno fondate. In secondo luogo, l’argomento potrebbe sembrare quantomeno complicato, per addetti ai lavori e in buona sostanza noioso per la maggior parte delle persone.
In realtà ciò che accade nell’ambito della psichiatria prima o poi riguarda tutti noi, direttamente o indirettamente. Non tutti ovviamente necessitano di tali dispositivi medici, ma a volte capita di dover interagire col mondo dell’assistenza sociale per i più svariati motivi. Qualcuno lo sceglie come lavoro, qualcun altro si trova di fronte al disagio di un parente o un amico a cui non sa dare risposta, altri hanno avuto una vita talmente travagliata da non trovare più il famoso bandolo della matassa per poter ritornare ad avere una vita serena. Prima o poi, volenti o nolenti, ci troviamo a fare i conti con un mondo fatto di diagnosi, visite mediche, colloqui e psicofarmaci.
Per tale motivo parlare di psichiatria significa soprattutto parlare di sofferenza e disagio, un ulteriore motivo che può allontanare il grande pubblico da certe tematiche.
Eppure Borno è stata una vera sorpresa. L’incontro di presentazione tenuto il 4 gennaio non lasciava assolutamente presagire una tale affluenza, soprattutto di persone non addette ai lavori, ma semplici curiosi desiderosi di approfondire certe tematiche scottanti. Durante l’incontro infatti abbiamo discusso soprattutto della libertà di cura e sull’impossibilità, in determinate situazioni, di poter rinunciare al libero arbitrio. In particolare mi riferisco al T.S.O. e alle nefaste conseguenze in cui in alcuni casi ha condotto delle persone non verso la soluzione dei loro problemi, ma verso la morte. A chi non era presente posso assicurare che il clima era rovente, soprattutto per le critiche poste da una parte dell’audience poco incline ad ascoltare punti di vista diversi e maggiormente orientata a disturbare la presentazione. Ovviamente tale interferenza non ha fermato il confronto, ma in alcuni momenti ha reso più interessante il dibattito. L’unico rammarico va a chi, con poca educazione e sensibilità, ha definito le morti per T.S.O. degli effetti collaterali. “Può capitare”. Purtroppo però accettare che alcune morti facciano parte del gioco e che siano inevitabili significa prendersi sulle spalle la responsabilità di quei decessi.
Il libro presentato nella serata organizzata dall’Associazione “La Gazza” può essere visto come il punto di partenza per un nuovo approccio alla psichiatria. Partendo da una ricostruzione storica sulla nascita e sull’evoluzione della Scienza Psichiatrica da pura forza repressiva a facoltà medica riconosciuta, il testo pone dubbi e apre nuove prospettive sulla possibile evoluzione di tale disciplina. Tutti i riferimenti citati durante la serata e presenti nel testo sono rintracciabili e fanno parte di scritti già da tempo conosciuti. Mi riferisco in particolare alle opere di Thomas Szasz e Michel Foucault, autori fondamentali e spesso dimenticati dalla maggioranza degli addetti ai lavori. Questo perché controcorrente e a dir poco scomodi.
L’intenzione non è assolutamente quella di far cambiare idea alle persone, ma di porle di fronte a delle domande a cui la scienza ufficiale non ha ancora saputo dare risposta e soprattutto a delle pratiche coercitive che non hanno alcun senso.
Fortunatamente la maggior parte degli intervenuti ha compreso questo punto di vista e ha trovato la serata molto interessante, grazie anche alla testimonianza di Angelo: un ragazzo che purtroppo ha subito vari soprusi negli ospedali e che ha raccontato la sua toccante esperienza. Tutto questo ci pone di fronte alla necessità di aumentare gli incontri con la popolazione, di organizzare serate di confronto e di aprire il dibattito su più fronti. Non crediamo infatti che tutti la debbano pensare come noi, ma confrontarsi in modo civile su temi riguardanti la sofferenza delle persone può portare solo benefici. Lo scambio di idee porta solo vantaggi, mentre la chiusura a qualsiasi tipo di interazione o critica non porta alla crescita di nessuno.
Infine vorrei ringraziare “La Gazza” per l’opportunità e per il coraggio nell’organizzare una serata così particolare a Borno, primo comune della Valcamonica ad ospitare la presentazione del libro “La critica psichiatrica”. Dopo aver girato in lungo e in largo la Lombardia, è stato bello poter incontrare anche la gente della Valle e spero che in futuro l’iniziativa possa essere riproposta.

Gabriele Crimella  

martedì 23 febbraio 2016

Psicopatologia dell'Isis a Lucca...

Riportiamo i link del curioso seminario tenutosi a Lucca per definire la psicopatologia dell'ISIS
http://www.fondazionebrf.org/it/fondazione-brf-onlus-seminario-nella-testa-dell-isis
http://www.lagazzettadilucca.it/cronaca/2016/02/nella-testa-dell-isis/

Riportiamo qui il testo di critica al seminario diffuso in tale occasione:

CENCIO DICE MALE DI STRACCIO

1 - Testo diffuso a Lucca il 20 febbraio 2016 in occasione del seminario: “Nella testa dell’Isis. Psicologia e Psicopatologia del Fenomeno Terroristico”.

Distinguere, discernere, identificare, in un continuum di forme, la parte buona e la parte cattiva, è
sempre stato un problema difficile. Ma perché è così importante farlo? Dal vecchio e classico divide et impera si aggiunge anche il problema dell’identificazione di ciò che è simile o dissimile da sè stessi.
Uno strumento che è sempre stato utilizzato in questo campo, è la definizione psichiatrica,
la riduzione ad absurdum e la definizione di illogicità ed irrazionalità delle categorie di pensiero
dell’Altro. A seconda del livello culturale a cui ci si rivolge, e del livello di analisi che si vuole porre
in essere, allora si utilizzeranno meccanismi diversi. In un talk show l’IS verrà presentata come un
gruppo di assatanati che distrugge le bellezze artistiche senza un motivo apparente, e che gode nel
vedere scorrere il sangue; in un convegno di “intellettuali” si discorrerò della psicopatologia e della
definizione psichiatrica che meglio gli si adatta, ma la sostanza muta di poco, sempre ad essere
utilizzato sarà il meccanismo psichiatrico.
Ma qual è il ruolo storico della psichiatria? Da sempre, quello di offrire una soluzione facile (l’uomo
pazzo è malato: la macchina ed il suo meccanismo si sono rotti, bisogna o aggiustarlo o rottamarlo)
ad un problema complesso (l’uomo diverso è unico in quanto individuo, e ragiona per categorie
concettuali differenti e connessioni logico-causali diverse, ma egualmente vere rispetto a quelle di
chiunque altro). Talvolta può essere utilizzata in “buona fede”, per mettere a tacere comportamenti
che disturbano il quieto vivere, pensando di fare del bene, ma spesso è utilizzata per mettere a tacere,
delegittimando le sue istanze, coloro che si oppongono alle dinamiche sociali in cui vivono (vedi, ad
esempio, il confino e l’identificazione con il termine “antisociali” degli oppositori politici al regime
fascista). La medicalizzazione come delegittimazione di qualcosa che può mettere in imbarazzo il
segreto di pulcinella di un intera società.
E qual è questo segreto? Quello che sottolinea come tra gli uomini dello Stato Islamico e gli uomini
dello Stato democratico occidentale, non vi sia una netta differenza. Sia per quel che riguarda le
pratiche di violenza e di terrore utilizzate in maniera indiscriminata contro la popolazione (si pensi
che il terrore nasce con lo stato moderno, durante la rivoluzione francese e Robespierre, e a come la
guerra dell’occidente mieta quotidianamente vittime, sia a causa delle bombe che del capitalismo e
del sistema socio-economico che sostiene), sia per quel che riguarda le prospettive ideali: conservare
la gerarchia, l’autorità e le forme di potere.
Quella che vedrete oggi sarà quindi una delegittimazione a mezzo psichiatrico di un qualcosa che,
proprio per la sua specularità rispetto a sé stesso, imbarazza il potere, e quindi esso va delegittimato
con ogni mezzo necessario. Sia mai che qualcuno possa insinuare che il Re è nudo...
Ma perché possiamo permetterci di “difendere” l’IS, anche se la sua logica è chiaramente fascista,
senza timore di essere presi per sostenitori del radicalismo islamico? Perché l’acqua e l’olio sono
immiscibili. Per quanto il potere cerchi di utilizzare lo stesso calderone (ad esempio le misure
antiterrorismo francesi sono state utilizzate per colpire anche chi voleva opporsi alla conferenza sul
clima, poche settimane dopo gli attentati del 14/11) per creare confusione di termini e significati,
chi lotta per distruggere il potere non potrà mai fondersi e confondersi con chi lotta per continuare
a perpetrarlo.
Quindi possiamo stare tranquilli nel nostro cercare di smascherare i meccanismi di governo e
produzione della merce culturale, quale è questo seminario, perché non cercheremo mai di fondare
e difendere uno Stato, un qualsiasi Stato, che quindi contribuisca a conservare la gerarchia, l’autorità
e le forme di potere. Infatti, per noi, come è da combattere l’IS, così è da combattere qualsiasi altro
Stato.
QUALCHE NEMICO DI OGNI POTERE

Grazie a Bucch per le segnalazioni.

martedì 16 febbraio 2016

Modena - Venerdì 19 Febbraio

c/o Spazio  Libertario Stella Nera  via Folloni 67

ORE 18 apericena benefit  per i telefoni.
ORE 21 serata di presentazione dei telefoni Viola di Piacenza e Reggio e del collettivo Artaud

una piccola iniziativa per riportare l'attenzione sulla pratica  antipsichiatrica che si continua a portare avanti.


Partendo dal totale rifiuto del giudizio psichiatrico abbiamo creato delle linee di ascolto che permettano alle persone di intraprendere percorsi di autodeterminazione, lontano dalla morsa  psichiatrica. Parleremo dei mille modi in cui l'istituzione psichiatrica impone il suo dominio sull esperienze soggettive delle persone, che sembra siano meno degne di esistere dell'esperienza di alienazione e individualismo imposta dal sistema dominante. Le linee sono totalmente autogestite nelle risorse umane e finanziarie e offrono un reale sostegno a chi si trova, o rischia di cadere, nei circoli viziosi della psichiatria. Attualmente sono operativi 5 Telefoni Viola che condividono pratiche ed esperienze per sostenere e informare le persone che sentono di volersi riscattare dalla condizione di "utente psichiatrico".

www.telefonoviola.org

martedì 9 febbraio 2016

12/02 Spazio Sociale La Boje - Mantova

VENERDI' 12 FEBBRAIO -
ore 19.30 bar aperto e aperitivo presso lo spazio sociale
ORE 21 Presentazione del libro "La critica psichiatrica" di Gabriele Crimella e dibattito con il Collettivo Antipsichiatrico Camuno http://collettivoantipsichiatricocamuno.blogspot.it/
e Gruppo Operatori Sociali Mantova


VENERDì 26 FEBBRAIO - 0RE 21
Spettacolo teatrale “FUORI LA LINGUA- PENSIERO BLOCCATO"

Alda Merini —Antonin Artaud — Sarah Kane”, una rappresentazione teatrale dedicata a tre bocche folli, di cui la società dei medici non sa che fare, se non infilarvi una pastiglia dietro l’altra: le loro lingue devono ammutolire e ingoiare il principio attivo della normalità forzata. I loro corpi devono essere bloccati, contenuti, passati con l’elettricità, umiliati.

“Teatro della favela” è un gruppo formato da Elena Zaglio, Donata Randon, Carlo Rossi, Gianluca Rebecchi e Gianluca Avanzati.  

 Laboje! - Via Chiesanuova 10 - Mantova

martedì 2 febbraio 2016

Zanzanù Mòla Mia!

 
 Se l'accettazione passiva del pensiero unico psichiatrico è la sola via percorribile. Se la condizione di persone "socialmente pericolose" è lecita così come è lecito quel marchio che potranno attribuirti dall'oggi al domani solo perché potenzialmente potresti essere dannoso ancora prima di aver commesso danni o reati. Se la malattia mentale esiste, va curata ed eliminata. Se ti senti malato perché c'è scritto nei manuali... Se sei tutto questo, forse è il momento di opporti a tutto questo. Non vogliamo più avere paura di noi stessi, lasciateci sognare con le mani ed il cuore liberi. E se aiutare, confortare e supportare qualcuno che si trovi in una condizione di fragilità sarà il nostro reato allora... Internateci tutti. Non avere paura sarà la nostra follia. Nessuna vita è indegna. Persone, non malati. Camap 
Dalle 18 presentazione del libro "La critica psichiatrica" di Gabriele e dibattito con il Collettivo Antipsichiatrico Camuno.
Dalle 22 concerto benefit per il Telefono Camap e per la causa contro l'Ospedale Niguarda con Rauchers, Ebola, Negot, Fiele, Statobrado.
 Dopo i concerti Irene La Merdica
 No Nazi No Spaccio No Vetro 
GIORNATA E CONCERTO RIMANDATI

venerdì 29 gennaio 2016

BRA, SABATO 30 GENNAIO VOLANTINAGGIO CONTRO REMS E NUOVI MANICOMI

Bra. Presidio No REMS Sabato 30 gennaio ore 15 in via Cavour (se piove
sotto i portici di via Principi).
Poi saluto sotto la REMS.


Mai più manicomi! No alle Rems né qui né altrove
A Bra, da qualche mese, c’è una nuova prigione. Si chiama REMS. In altre
epoche le chiamavano “gabbie dei matti”, i posti dove si seppellivano
vivi uomini e donne che avevano “perso la ragione”, che “non sapevano
quello che facevano”. Oggi i nomi sono cambiati ma la sostanza resta.
Le REMS sono posti dove ti chiudono,ti drogano e ti legano per farti
tornare “normale”. Per lo Stato italiano chi non è “normale” è
pericoloso. Al di là di quello che fa, ma per quello che è. Con questi
argomenti il terzo Reich giustificava lo sterminio dei folli. E di tutti
gli altri fuori norma.
Proviamo a capire di che si tratta.
La legge n. 81 del 2014 ha sancito la chiusura degli OPG (Ospedali
psichiatrici giudiziari) avvenuta solo formalmente il 31 marzo 2015 e il
loro superamento nelle REMS (Residenze Esecuzione delle Misure di
Sicurezza). Gli OPG sono stati per oltre 35 anni luoghi di segregazione
per tutti gli individui ritenuti pericolosi per la società, dimenticati
in queste discariche sociali in condizioni di disumano degrado come ben
mostrato nelle immagini dell’Inchiesta del Senato “Marino” del 2010 che
ha poi portato all’iter legislativo per la loro chiusura.
Oggi i 6 OPG (Castiglione delle Stiviere, Reggio Emilia, Montelupo
fiorentino, Napoli, Aversa e Barcellona Pozzo di Gotto) sono in via di
chiusura: gli internati non dimissibili dovrebbero essere spostati nelle
REMS della regione di provenienza. Ma questo sta accadendo molto
lentamente.

Nella pratica le REMS sono dei miniOPG (max 20 posti) presenti in ogni
regione e affidati a personale sanitario, più simili a residenze
psichiatriche che non agli ospedali-⁠carceri del passato. Queste
strutture saranno gestite tramite un sistema di appalti di cui non è
difficile immaginare le sorti… al ribasso, cercando di spendere il meno
possibile sulla pelle dei “criminali-⁠malati mentali” che subiranno
questo sistema tipico della sanità pubblica, dell’accoglienza per i
richiedenti asilo (CARA, CAS, SPRAR) e del sistema detentivo (CIE,
Carceri).

Le REMS vengono presentate come un passo avanti in termini di civiltà
rispetto agli OPG perché nuovi e perché non più gestiti dall’autorità
giudiziaria ma solo da personale sanitario. Nella realtà questi luoghi
assolvono la stessa funzione dei loro predecessori e anzi lo fanno in
maniera molto più capillare, perché presenti su tutto il territorio
nazionale, e molto più discreta e subdola, perché di piccole dimensioni
e molto più simili a residenze che a carceri.
Ma qual è la loro funzione? La funzione delle REMS coincide con la
funzione della Psichiatria Giudiziaria più in generale, ovvero quella di
mantenere in vita nella nostra società e nell’ordinamento giudiziario la
figura del “folle reo” ovvero di colui che infrange la legge non per
propria libera scelta ma perché malato di mente, quindi non capace di
intendere e di volere (le proprie azioni e le loro conseguenze), come se
la sua malattia agisse al posto del suo libero arbitrio. Tale
focalizzazione sul soggetto che compie il reato più che sul reato stesso
(infatti nelle REMS si può finire tanto per il furto di un portafoglio
quanto per omicidio) ha una diretta discendenza dal positivismo
ottocentesco che ha portato ad affermarsi il concetto di “pericolosità
sociale”, tutt’ora operante e alla base di queste moderne istituzioni
psichiatrico-⁠giudiziarie, come di tanti altri luoghi e procedure: lager
nazisti, CIE (Centri di Identificazione ed Espulsione), campi rom,
misure di sorveglianza speciale…

Da questi esempi è facile capire come l’etichetta di “pericoloso
socialmente” venga affibbiata agli individui più per il loro status
(folle, ebreo, omosessuale, rom, handicappato, immigrato irregolare,
oppositore politico e sociale) che per le loro azioni concrete. In
particolare chi finisce nelle REMS non sconta un periodo di detenzione
con intenti punitivi come nella carcerazione ordinaria, ma viene recluso
per disinnescarne la pericolosità, riportando nella norma i suoi
comportamenti deviati.
I metodi usati per raggiungere questo scopo sono gli stessi utilizzati
dalla psichiatria nei reparti ospedalieri (SPDC) e nelle cliniche e case
di cura psichiatriche. L’unica reale differenza è che nelle REMS è più
difficile monitorare e raccontare quello che accade, perché sono
strutture detentive dove l’accesso di esterni e l’uscita di informazioni
è ancora più difficile rispetto ad ospedali e cliniche civili. Lo
strumento principe delle prigioni psichiatriche è la psicofarmacologia
che permette un controllo quasi totale sui movimenti e sui comportamenti
di chi vi è sottoposto attraverso l’assunzione orale o l'iniezione di
molecole psicoattive in grado di agire sui neurotrasmettitori inibendo o
alterando il loro funzionamento. Queste sostanze danno un fortissima
dipendenza e causano danni enormi all’organismo di chi li assume già
dopo pochi mesi, rovinando l’esistenza e la salute di chi è obbligato a
prenderli, riducendone l’aspettativa di vita. Altri strumenti ancora in
uso nei reparti come nelle REMS sono la contenzione fisica tramite lacci
che assicurano il “malato” al letto per molte ore se non per giorni e
giorni e l’elettroshock, terribile pratica psichiatrica che viene
tutt’ora utilizzata in diverse strutture pubbliche e private.

In molte regioni le REMS sono state da poco aperte e cominciano a
operare, ad oggi la Regione Piemonte, ente preposto alla loro apertura e
gestione non ha ancora aperto nessuna struttura ma si sta limitando ad
affittare dei posti nell’ex OPG trasformato in REMS di Castiglione delle
Stiviere ed a utilizzare provvisoriamente la clinica San Michele di Bra.
Questo posto è stato svuotato negli scorsi mesi per far posto ai
detenuti piemontesi in arrivo dall’OPG di Castiglione delle Stiviere. La
Regione Piemonte da ormai un anno sta prendendo tempo e non sembra
ancora aver trovato soluzioni definitive per collocare le sue due REMS.
Questo è il momento migliore per contestare e contrastare l’apertura di
queste strutture ma soprattutto la legge e il sistema sociale che le
prevedono e che non possono farne a meno.
Siamo tutti pericolosi socialmente se questa è la società in cui ci
obbligano a vivere! Contro tutte le REMS e tutte le carceri, solidarietà
a chi lotta contro la psichiatria, solidarietà a chi tenta di evadere…

Collettivo Antipsichiatrico “Francesco Mastrogiovanni” di Torino

Le riunioni del Collettivo antipsichiatrico “Francesco Mastrogiovanni”
si tengono presso la federazione anarchica torinese ogni martedì alle 21
in corso Palermo 46
telefono antipsichiatrico: 345 61 94 300

Per contatti: antipsichiatriatorino@inventati.org

martedì 26 gennaio 2016

VOLTERRA SABATO 30 GENNAIO 2016

Ore 12 in Piazza San Michele

PRESIDIO/VOLANTINAGGIO INFORMATIVO SU REMS (Residenze Esecuzione Misura di Sicurezza)
e OPG (Ospedali Psichiatrici Giudiziari)
CHIUDERE TUTTI I MANICOMI! NO AI MINI-OPG  per la CHIUSURA della REMS di Volterra e di tutte le altre!

IL MITO DELLA CHIUSURA DEI MANICOMI

La Legge n°81 dispone al 31 marzo 2015 il termine per la chiusura degli OPG(Ospedali Psichiatrici Giudiziari) e la conseguente entrata in funzione delle REMS (Residenze per l’Esecuzione Misure Sicurezza). Attualmente in Italia gli OPG  sono sempre aperti,sono cinque e si trovano ad Aversa, Napoli, Barcellona Pozzo di Gotto, Montelupo Fiorentino, Reggio Emilia
Ad oggi, in questi veri e propri manicomi criminali, ci sono rinchiuse circa 230 persone.

A Castiglione delle Stiviere, dove sono internate 230 persone di cui 40 donne, hanno cambiato solo la targa all’ingresso, da OPG a REMS,  ma sostanzialmente la vita delle persone recluse è la stessa di prima.
Circa 200 sono invece gli internati detenuti nelle Rems attive in alcune regioni, di cui 25 donne.
La popolazione complessivamente detenuta in misura di sicurezza detentiva è di 670 persone, mentre non è noto quante siano le persone destinatarie di una misura di sicurezza non detentiva.

A inizio ottobre 2015 sono 109 le persone internate che hanno fatto ricorso per detenzione illegittima, cioè per sequestro di persona, visto che gli OPG sono ancora aperti e funzionanti.
A Reggio Emilia sono 24 le istanze per detenzione illegittima, quasi la totalità dell'istituto se si considera che i pazienti in totale sono 27. 58 sono i ricorsi dall'Opg di Montelupo Fiorentino e 27 da quello di Barcellona Pozzo di Gotto. Mancano quelli di Aversa e Napoli, ma ad oggi in sole tre sulle cinque strutture ancora aperte è stata raggiunta quasi la metà del totale degli attuali 230 internati.

Come si finisce in un OPG? In Italia, in caso di reato, se vi sia sospetto di malattia mentale, il giudice ordina una perizia psichiatrica; se questa si conclude con un giudizio di incapacità di intendere e di volere dell'imputato, lo si proscioglie senza giudizio e se riconosciuto pericoloso socialmente, lo si avvia a un Ospedale Psichiatrico Giudiziario (articolo 88 c.p.) o in una struttura residenziale psichiatrica per periodi di tempo definiti o meno, in relazione alla pericolosità sociale.

Nelle future REMS la durata della misura di sicurezza non potrà essere superiore a quella della pena carceraria corrispondente al medesimo reato compiuto: ci preoccupiamo, pertanto, del fatto che le persone che hanno già scontato in OPG tale pena non finiscano nelle REMS, ma vengano liberati subito e senza condizioni. Infatti la normativa in vigore effettua questa equiparazione solo per la misura di sicurezza detentiva ma questo non vale per quelle persone che hanno la libertà vigilata con affidamento ai servizi di salute mentale che possono ancora oggi estendersi all’infinito.

La Legge 81/2014 mantenendo inalterato il concetto di pericolosità sociale, non cambia l'essenza della modalità di risoluzione della questione. Per abolire realmente gli OPG bisogna non riproporre i criteri e i modelli di custodia e occorre metter mano a una riforma degli articoli del codice penale e di procedura penale che si riferiscono ai concetti di pericolosità sociale del “folle reo, di incapacità e di non imputabilità”, che determinano il percorso di invio agli Opg.
Chiudere i manicomi criminali senza cambiare la legge che li sostiene vuol dire creare nuove strutture, forse più accoglienti, ma all’interno delle quali finirebbero sempre rinchiuse persone giudicate incapaci d’ intendere e volere.
Con le REMS viene ribadito il collegamento inaccettabile cura-custodia riproponendo uno stigma manicomiale. Ci si collega a sistemi di sorveglianza e gestione esclusiva da parte degli psichiatri, ricostituendo in queste strutture tutte le caratteristiche dei manicomi. La proliferazione di residenze ad alta sorveglianza, dichiaratamente sanitarie, consegna agli psichiatri la responsabilità della custodia, ricostruendo in concreto il dispositivo cura-custodia, e quindi responsabilità penale del curante-custode.
Tradotto significa l’inizio di un processo di reinserimento sociale infinito, promesso ma mai raggiunto, legato indissolubilmente a pratiche e sentieri coercitivi, obbligatori, contenitivi.

Questa legge non soddisfa l'idea di un superamento di un sistema aberrante e coercitivo, infatti permangono misure di contenzione svilenti per l'individuo e trattamenti farmacologici troppo debilitanti e depersonalizzanti per poter essere definiti positivi per la persona.

Il manicomio non è una struttura, bensì un criterio; la continua ridenominazione di tali strutture serve per riprodurre l’istituzione manicomiale e i meccanismi del manicomio. Il fine dell’istituzione REMS è l’esclusione e non l’inclusione, infatti, non può nascondere la medesima contraddizione di fondo: l’isolamento del soggetto dalla realtà sociale per la sua incapacità di adattamento nei confronti di un mondo su cui nessuno muove mai alcuna questione e che nessuno mette mai in discussione.

La questione non è solo la chiusura di questi posti: non si tratta solo di chiudere una scatola, per aprirne tante altre più piccole. Il problema è superare il modello di internamento, è non riproporre gli stessi meccanismi e gli stessi dispositivi manicomiali. Il problema non è se sono grossi o piccoli, il problema è che cosa sono. Il manicomio non è solo una questione di dove lo fai, se c’è l’idea della persona come soggetto pericoloso che va isolato, dovunque lo sistemi sarà sempre un manicomio.

Noi crediamo nel bisogno e nella costituzione di reti sociali autogestite e di spazi sociali autonomi, in grado di garantire un sostegno materiale, una casa senza compromessi di invalidità, nonché un reddito e un lavoro non gestiti dai servizi socio-sanitari, bensì autonomamente dal soggetto.
Uno concreto percorso di superamento delle istituzioni totali passa necessariamente da uno sviluppo di una cultura non segregazionista, largamente diffusa, capace di  praticare principi di libertà di solidarietà e di valorizzazione delle differenze umane contrapposti ai metodi repressivi e omologanti della  psichiatria.

Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud-⁠⁠Pisa
Spazio Libertario Pietro Gori-⁠⁠Volterra


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Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud
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