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sabato 11 novembre 2023

Abusi e maltrattamenti Stella Maris, 2 link

Interviste del Collettivo Artaud a Radio Blackout sulla Stella Maris:

https://radioblackout.org/podcast/stella-maris-il-genocidio-di-gaza-e-i-suicidi/

"Come Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud torniamo, insieme a radio Blackout durante la trasmissione “Bello come una prigione che brucia”, a parlare del processo per gli abusi e le violenze contro utenti della struttura Stella Maris di Montalto di Fauglia."

"A partire dal supporto e della solidarietà con le famiglie coinvolte, abbiamo cercato di affrontare alcuni aspetti strutturali che riguardano l’apparato dell’estrattivismo neuro-biologico, la relazione tra il primato della generazione di profitto e gli abusi, l’espansione degli interessi di questa azienda nonostante le violenze emerse."

https://radioblackout.org/podcast/cosa-sono-gli-psicofarmaci-del-08-11-2023/

Questo invece è il link per ascoltare l’intervista fatta durante la trasmissione RI-congiunzioni su Radio Blackout, con un breve resoconto sul presidio e sull’ultima udienza del processo del 7 novembre scorso per i maltrattamenti avvenuti nella struttura di Montalto di Fauglia gestita dalla Fondazione STELLA MARIS. Dal minuto 50 in poi.

venerdì 7 aprile 2023

Assemblea antipsichiatrica: presentazione

Siamo dei collettivi antipsichiatrici e singole persone da anni impegnate, sul territorio, a contrastare le pratiche della psichiatria. Il nostro impegno consiste nell’osservazione, nell’analisi, nel monitoraggio attivo del ruolo sempre più ingombrante che la psichiatria si vede riconoscere all’interno della società, ponendo particolare attenzione alle modalità e ai meccanismi attraverso i quali essa si espande sempre più capillarmente e trasversalmente. Tale tendenza si è ingrandita e rafforzata durante la pandemia. Aver vissuto un periodo senza contatti sociali dovuto alla paura del contagio, lo stress da confinamento e la crisi economica, che sta colpendo ampi strati sociali, ha causato un incremento dei disagi psichici. L’ epidemia da Covid-19 e la sua gestione politico-mediatica ha messo in difficoltà la maggior parte della popolazione, generando disagi, patologie e fragilità e ha portato ad un rafforzamento dei dispositivi psichiatrici.

Assistiamo infatti ad un frequente ricorso al TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio), ad un aumento del consumo di psicofarmaci e della contenzione fisica all’interno dei reparti psichiatrici di diagnosi e cura e non solo (RSA, ospedali, centri di detenzione per immigrati). In questo opuscolo collettivo troverete approfondimenti sul ruolo della psichiatria nell’adolescenza, nell’aumento delle diagnosi psichiatriche a scuola, nella digitalizzazione, nel carcere e nelle REMS (Residenze per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza). L’assemblea nasce dalla volontà di contrastare il dilagare della psichiatria, con l’obiettivo di informare e sensibilizzare sugli effetti nefasti di una disciplina che opprime e riduce gli individui a mere categorie diagnostiche e nega loro la possibilità di autodeterminarsi. Ci sembra necessario mettere in discussione le pratiche di esclusione e segregazione indirizzate a coloro che non rientrano negli imposti parametri dei così detti “comportamenti normali”. Negli ultimi decenni la psichiatria ha radicato il suo pensiero e potenziato le sue tecniche nell’intero corpo sociale diventando un vero e proprio strumento di controllo sociale trasversale a varie Istituzioni e fasce d’età. Un concreto percorso di superamento delle pratiche psichiatriche passa necessariamente da uno sviluppo di una cultura non etichettante, senza pregiudizi e non segregazionista, largamente diffusa, capace di praticare principi di libertà, di solidarietà e di valorizzazione delle differenze umane.

Per scriverci: assembleaantipsichiatrica@inventati.org

https://assembleareteantipsichiatrica.noblogs.org/ 

venerdì 31 dicembre 2021

Solidarietà concreta per Giovanna

Condiviamo quanto ricevuto--->

https://artaudpisa.noblogs.org/

Ciao,
Dopo l’intervento di aprile e la lunga ripresa che è seguita, Giova è tornata a lavoro e alle attività quotidiane e di lotta.
A ottobre c’è stato il secondo intervento e a novembre un terzo.

Il morale è alto ma la sanità non smette di farci arrabbiare, noi come tante altre persone che vi si rivolgono. Disorganizzazione, sfruttamento selvaggio di chi ci lavora, assenza di tutele per chi ha bisogno di cure, costi esorbitanti perché il SSN non garantisce l’accesso gratuito a tutte le cure.

In seguito all’ultimo intervento è necessaria una riabilitazione della mandibola e dei supporti specifici per la cura, nonché visite e accertamenti oculistici.
Le spese sono altissime, si parla di diverse migliaia di euro. Senza queste cure le operazioni fatte rischiano di non essere utili.

Abbiamo quindi deciso di scrivervi e raccogliere l’invito, che in tant* ci avete fatto, di contribuire alle spese che affrontiamo. Per ora abbiamo deciso di inviare questo messaggio a compagn, *amic* e organizzazioni del nostro territorio in modo da sostenere le spese più imminenti.

Per far ciò abbiamo aperto un conto apposito di cui vi diamo gli estremi per il bonifico.

Vi ringraziamo anticipatamente per lo sforzo e il sostegno,
Un grande abbraccio
Compagne e compagni di Pisa

Iban: IT38K3608105138254838454853
Giovanna Saraceno

giovedì 4 giugno 2020

Intervista a cura del collettivo Artaud sulla vicenda di Antonio e sua figlia Alice

Su Radio BlackOut un approfondimento a cura del Collettivo antipschiatrico Antonino Artaud per parlare della denuncia di Antonio, che racconta l’ennesima storia di abuso sanitario e psichiatrico subito dalla figlia.
Qui il link per sentire l’intervista intorno al minuto 1:23

https://radioblackout.org/podcast/bello-come-una-prigione-che-brucia-corrispondenze-dalle-carceri/

venerdì 29 maggio 2020

Per la libertà di Alice

Raccogliamo la denuncia di un padre che chiede giustizia per sua figlia. Ci sembra importante raccontare questa storia di abusi che va avanti da troppo tempo. È necessario attenzionare maggiormente ciò che avviene all’interno di alcune strutture psichiatriche private convenzionate che in Italia sono più di 3.500, spesso veri e propri luoghi di reclusione in cui è difficile entrare e verificare quali pratiche e terapie vengano attuate.
Ci preme sottolineare inoltre come il ruolo degli Amministratori di Sostegno diventa sempre più invasivo e determinante per la vita di persone vittime della psichiatria che di fatto non hanno commesso alcun reato. Vi chiediamo di pubblicare la storia di Antonio e sua figlia sui vostri canali e sui vostri siti, di inoltrarla il più possibile nella speranza che altri si uniscono alla sua battaglia per la liberazione di Alice.

Collettivo Antipsichiatrico Antonino Artaud



Racconto la mia storia e quella di mia figlia nella speranza che possiate aiutarmi a tirar fuori mia figlia da una situazione di oppressione fisica e psicologica che è costretta a subire da tre anni a questa parte a causa di malasanità e mal gestione della sua condizione da parte delle istituzioni.
Attraverso le vie legali non sono riuscito a cambiare la condizione di mia figlia. Il caso ha anche una valenza più generale, perché ritengo che possano esserci anche tante altre persone in questa situazione.

Il mio nome è Antonio Di Vita, sono residente a Montevarchi (AR) e mia figlia si chiama Alice Di Vita e ha 26 anni.
Tre anni fa Alice a seguito di un presunto arresto cardiaco fu ricoverata nel Reparto di Rianimazione di Careggi a Firenze. Dopo circa dieci giorni di coma indotto le viene eseguita una tracheotomia e le viene applicata una cannula a scopo precauzionale. Dopo gli esami strumentali (RM,TC e ECC) ripetuti ad otto giorni di distanza, le condizioni di Alice sono definite “incredibilmente ottime”. Nessuna conseguenza cerebrale, nessuna conseguenza motoria e psico-reattiva. I responsabili del Reparto di Terapia Intensiva danno disposizione al trasferimento di mia figlia da Careggi di Firenze al reparto di Riabilitazione dell’Ospedale del Valdarno (Alice era residente a Montevarchi). La prognosi indicata è di circa dieci giorni. Affermano anche che la cannula della tracheotomia dovrebbe essere rimossa entro tre giorni.

Inaspettatamente, per ragioni non chiare, Alice è invece trasferita all’Istituto Don Gnocchi di Firenze, dove rimarrà per più di un anno subendo le pene dell’inferno. Legata al letto o alla sedia, imbottita di psicofarmaci, con infezioni e piaghe causati degli escrementi non rimossi adeguatamente e frequenti attacchi di panico. La cannula della tracheotomia non viene rimossa e genera aderenze alle corde vocali, paralizzandole e granulomi all’interno della trachea (di natura incerta, benigna o maligna). Da subito, a mia insaputa, viene nominato un amministratore di sostegno (ADS) nella persona del fratellastro. A seguito di mia opposizione l’ ADS viene sostituito da un’avvocatessa la quale però si disinteressa totalmente di mia figlia. Avendo constatato di persona la mal gestione e le atrocità subite da mia figlia ho presentato diversi esposti alla Procura della Repubblica di Firenze. L’ADS, probabilmente spinto dall’Istituto Don Gnocchi stesso, presenta due istanze per trasferire Alice in altri istituti, prima Villa Le Terme dove la maggioranza dei degenti sono in stato vegetativo, e poi un altro nel quale avrebbe dovuto passare tutta la vita . Io richiedo al giudice di trasferire mia figlia in una struttura pubblica specializzata in otorinolaringoiatria e di sostituire l’ADS con la mia persona. Il giudice non acconsente che sia io ad occuparmi di mia figlia ma sostituisce la l’ADS con un altro avvocato.

Il nuovo ADS fa trasferire Alice dal Don Gnocchi all’Ospedale del Valdarno in un reparto chiamato Modica, dove viene scoperto che le diagnosi del Don Gnocchi non sono corrette o sono addirittura false. Viene verificato che, a dispetto di quanto affermato dal Don Gnocchi, Alice può deglutire e può essere alimentata in modo naturale e non più attraverso Peg allo stomaco. Si predispone un piano di recupero psico-fisico attraverso fisioterapia e riduzione/eliminazione degli psicofarmaci somministrati dal Don Gnocchi. Mia figlia ha da subito un grande recupero di forza e vitalità, anche espressiva. Riprende a camminare da sola, sente i bisogni fisiologici e tutto sembra finalmente andare per il meglio. Addirittura sembra che debba essere dimessa, ritornare a casa con me (essendo residenti nella stessa abitazione di Montevarchi) e proseguire la fisioterapia come paziente esterna. Mi viene detto che con venti sedute di tre ore e mezzo di riabilitazione. Alice recupererebbe completamente la postura e la tonicità muscolare. Però questo apparente lieto fine della storia viene bruscamente cambiato dal fatto che l’ADS per motivi non chiari predispone il trasferimento di Alice in un'altra struttura, stavolta privata, l’Istituto Agazzi di Arezzo. Perché?

Alice entra nell’Istituto Agazzi il 2 ottobre 2018. Fin dalle prime settimane mia figlia regredisce, sia fisicamente che mentalmente. Non sente più i bisogni fisiologici e non ricorda più le cose recenti. Da questi fatti e dalla sua espressione mi accorgo presto che le stanno dando di nuovo psicofarmaci. Probabilmente gli stessi del Don Gnocchi. Alice perde di vitalità ed autonomia di giorno in giorno mostrandosi sempre stanca e assente. Io ho faccio presente questa situazione all’ADS il quale non mostra alcun interesse al riguardo. Faccio notare che il principale problema di mia figlia, la rimozione della cannula della tracheotomia, non è stato minimamente affrontato. Richiedo e sollecito di far visitare mia figlia in centri specializzati per questa patologia, alcuni di essi da me stesso contattati e disponibili a visitare Alice. L’ADS mi risponde testualmente così “Decido io, dove, come e quando far visitare Alice”. Il problema che l’ADS non si pone è il fatto che in quelle condizioni Alice è sempre ad alto rischio di arresto respiratorio, come è poi avvenuto per almeno tre volte. L’ADS non ha provveduto neanche a far visitare mia figlia dal Reparto Otorino di Arezzo dove da anni ci sono eccellenti risultati per questo tipo di patologie. Perché???

A seguito dei rifiuti e dell’arroganza mostrata dall’ADS e a causa del continuo peggioramento di mia figlia scrivo al giudice tutelare facendo presente quanto accade e richiedendo espressamente di provvedere per far visitare mia figlia da medici e strutture competenti in materia a cominciare da ospedali di terzo livello dove ci sono reparti specializzati. Verbalmente la giudice dispone per queste visite e l’ADS fa ricoverare Alice a Volterra dove è sottoposta a broncoscopia (inutile perché già fatta e già a conoscenza della diagnosi). Da Volterra Alice è trasferita ad Empoli per visita, dove viene espresso timore nel sottoporre mia figlia ad operazione, ma si afferma anche che la cosa si potrebbe risolvere con multipli interventi in sette -otto mesi.
Io ricontatto quei centri specializzati per problemi alle corde vocali con i quali avevo già discusso, i quali mi richiedono prima di tutto la stessa cosa. “Sua figlia è capace di deglutire?” Alla mia risposta affermativa, a seguito di accertamento diagnostico in mio possesso che ho letto telefonicamente a loro, dicono che l’intervento operatorio sarebbe molto più semplice e rapido di quanto invece era stato affermato dall’Ospedale di Empoli. Mi chiedo perché Alice non viene fatta visitare in uno di questi centri specializzati, a partire proprio dall’Ospedale di Arezzo. Alice da Volterra è di nuovo riportata all’Istituto Agazzi dove nel mese di febbraio va incontro a due arresti respiratori con ricoveri immediati al Pronto Soccorso di Arezzo e con ripetute ostruzioni della cannula dovuti al muco (meccanismo di difesa per rigetto naturale della cannula). A seguito di questi eventi e del fatto che Alice è in pratica parcheggiata in questo istituto senza essere curata per il suo principale problema faccio un ulteriore esposto attraverso la Guardia Di Finanza di San Giovanni Valdarno nel 2019.

A inizio maggio 2019, ho richiesto tramite istanza al giudice tutelare di Arezzo di autorizzare la nomina di un CTP (Consulente Tecnico Di Parte) e la revoca dell’ ADS, in più di prendere atto della volontà di Alice di essere collocata presso la mia abitazione. In subordine chiedevo di poter disporre di nuove perizie mediche su Alice in merito alla possibile rimozione della canula. Ulteriore istanza è stata presentata con simili richieste il 6 febbraio 2020.

Il fatto principale è che a mia figlia viene negato il diritto alla cura. Come tutti i cittadini di uno stato democratico mia figlia ha il diritto di essere visitata non da uno, ma da quattro, cinque, dieci venti specialisti per cercare di risolvere il suo problema. Mi chiedo anche come può una persona recuperare da un problema se si tiene internata in un istituto, privata della propria libertà, delle amicizie, degli affetti e di tutti gli stimoli positivi che si hanno quando ci possiamo muovere nella natura e nei colori delle stagioni. Neanche se fosse una criminale pericolosa avrebbe un trattamento simile.
Richiedo gentilmente a Voi un aiuto per salvare la vita di mia figlia, in quanto ritengo che in pratica si tratti di una morte annunciata, e per portare alla luce questi fatti gravissimi che potrebbero accadere a chiunque di noi in un paese che si ritiene democratico, civile e di diritto. Vi ringrazio sentitamente.
Nell’attesa di un vostro interessamento, cordiali saluti
Antonio Di Vita

domenica 15 dicembre 2019

Bandi per ospedali psichiatrici...

“Le finestre dovranno avere una protezione adeguata.
Si raccomanda di mascherare le inferriate artisticamente per evitare al malato l’impressione di essere in una prigione”
(da un bando per la costruzione di un Ospedale Psichiatrico)

Segnalato da Giuseppe Bucalo

domenica 31 marzo 2019

Le case farmaceutiche israeliane testano farmaci sui prigionieri palestinesi


La professoressa israeliana Nadera Shalhoub-Kevorkian ha rivelato ieri che le autorità di occupazione israeliane rilasciano permessi a grandi aziende farmaceutiche per effettuare test su prigionieri palestinesi e arabi, come riportato da Felesteen.ps. Il Times of Israel ha anche riferito che in una registrazione dell’evento, la professoressa della Hebrew University ha anche rivelato che le ditte militari israeliane stanno testando armi su bambini palestinesi e svolgono questi test nei quartieri palestinesi della Gerusalemme occupata.
Parlando alla Columbia University di New York, Shalhoub-Kevorkian ha dichiarato di aver raccolto i dati mentre stava conducendo un progetto di ricerca per la Hebrew University.
“Gli spazi palestinesi sono laboratori”, ha detto. “L’invenzione di prodotti e i servizi di società di sicurezza sponsorizzate dallo stato sono alimentati dal coprifuoco a lungo termine e dall’oppressione del popolo palestinese da parte dell’esercito israeliano”.
Nel suo discorso, intitolato “Disturbing Spaces – Violent Technologies in Palestinian Jerusalem“, la professoressa ha aggiunto: “Controllano quali bombe usare, bombe a gas o petardi. Se mettere sacchi di plastica o sacchi di stoffa. Se colpirci con i loro fucili o prenderci a calci con gli stivali. “
La scorsa settimana, le autorità israeliane hanno rifiutato di consegnare il corpo di Fares Baroud, che è morto nelle prigioni israeliane dopo aver sofferto di una serie di malattie. La sua famiglia teme che possa essere utilizzato per tali test e Israele teme che questo possa essere rivelato attraverso indagini forensi.
Nel luglio 1997, il quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth riferì che Dalia Itzik, presidente di una commissione parlamentare, ammetteva che il Ministero della Sanità israeliano aveva concesso alle case farmaceutiche il permesso di testare i loro nuovi farmaci sui detenuti, affermando che già erano stati effettuati 5.000 test.
Nell’agosto 2018, Robrecht Vanderbeeken, segretario culturale del sindacato ACOD belga, ha segnalato che la popolazione della Striscia di Gaza sta “morendo di fame, avvelenata, e che i bambini vengono rapiti e uccisi per i loro organi”.
Ciò ha seguito i precedenti avvertimenti dell’Ambasciatore Palestinese alle Nazioni Unite Riyad Mansour, il quale ha affermato che i corpi dei palestinesi uccisi dalle forze di sicurezza israeliane “sono stati restituiti con cornee e altri organi mancanti, confermando ulteriormente le notizie passate sul prelievo di organi da parte della potenza occupante”.
Segnalato dal Collettivo Antipsichiatrico Artaud di Pisa https://artaudpisa.noblogs.org/
Fonti: https://www.middleeastmonitor.com/20190220-israel-pharmaceutical-firms-test-medicines-on-palestinian-prisoners/?fbclid=IwAR3Fo7h3RXjUqiA_OhZ-_pUjjV5yoCWA6hZXiOBQSeAcYNVilEId2uVioZ
https://www.invictapalestina.org/archives/35450

domenica 20 gennaio 2019

VERITA’ PER ARAFETTE

VERITA’ PER ARAFETTE!
ABUSI DI POLIZIA, ABUSI PSICHIATRICI: LA STRAGE CONTINUA!

Giovedì 17 gennaio a Empoli durante un fermo di polizia è morto un ragazzo: A. Arafette, tunisino di 31 anni, è morto per infarto dopo essere stato bloccato, legato mani e piedi.
Apprendiamo dai giornali che l’uomo si è recato ad un Money transfer del centro di Empoli per cambiare dei soldi ma una banconota da 20 euro è risultata falsa; e dopo la discussione con il gestore, l’intervento della polizia  e il “decesso per arresto cardiaco”.
Una morte poco chiara circa lo svolgimento dei fatti, in cui è stata anche fatta un’ iniezione di sedativo da parte del 118 prima della morte; dopo la volante della polizia è infatti arrivata anche un’ambulanza con il medico a bordo, chiamata dagli stessi agenti in vista di un TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio).
Ciò che è certo è che Arafette, dopo interrogatori e perquisizioni per un disguido dovuto a 20 euro ritenute false dal gestore, è morto nell’unica stanza del locale in cui non c’erano telecamere.
Come collettivo Artaud  chiediamo a tutte/i il massimo aiuto per mantenere alta l’attenzione su questo fatto gravissimo e non far passare in silenzio questa morte che ci sembra l'ennesimo abuso da parte delle forze dell’ordine, con un copione già visto di una morte per “infarto”, che calpesta la dignità della vittima e sottolinea ancora una volta la differenza di diritti tra cittadini di serie A e quelli di serie B.
La nostra solidarietà alla moglie e alla famiglia di Arafette.

Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud - Pisa
antipsichiatriapisa@inventati.org - www.artaudpisa.noblogs.org
335 7002669 / via San Lorenzo 38 56100 Pisa

giovedì 20 dicembre 2018

UN GIOVEDÌ DI DICEMBRE



"Con il nuovo servizio psichiatrico restituiamo alle persone con fragilità mentali un luogo di cure adeguato rispettoso delle necessità, oltre che della dignità dei pazienti."

Questo è quello che il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti dichiarava lo scorso 22 febbraio, inaugurando l'attesa riapertura del SPDC (Servizio di Prevenzione Diagnosi e Cura) dell'Ospedale San Giovanni Addolorata.

Capita invece che, in un grigio giovedì di dicembre, alcuni di noi si rechino nel suddetto reparto a trovare un caro amico, ricoverato in regime di Trattamento Sanitario Obbligatorio dalla domenica precedente. Ebbene entriamo nella stanza da lui occupata e lo troviamo legato al letto e profondamente sedato. Alla domanda “Da quanto stai legato al letto?” segue la risposta “Da domenica, da quando sono arrivato”.
Circa 84 ore. Il nostro pensiero corre a Franco Mastrogiovanni, morto in regime di contenzione dopo 82 ore.
Ci si precipita dai medici chiedendo con calma spiegazioni e veniamo mandati dal primario. Il medico risponde alle domande invitandoci a gran voce ad uscire dal reparto e ordina, letteralmente, a medici e infermieri di fare altrettanto, dopo aver constatato, suo malgrado, che eravamo stati testimoni delle condizioni nelle quali veniva tenuto il nostro amico. Veniamo allontanati, tra urla e provocazioni, e decidiamo di uscire dal reparto soltanto per parlare con un parente nel frattempo sopraggiunto.
Nessuno dei medici presenti è stato in grado di motivarci il perché di quel trattamento inumano, non giustificato né giustificabile da nessun criterio  medico.
Dal canto nostro, non vediamo nella psichiatria né tanto meno nel Trattamento Sanitario Obbligatorio uno strumento di cura e quanto e’ accaduto, sotto ai nostri occhi, accade tutti i giorni negli ospedali e nelle cliniche specializzate in trattamenti psichiatrici. Sedare, legare, rinchiudere e ammansire non sono strumenti di cura, piuttosto di contenimento, allontanamento e repressione.
Nessuna attenzione per la sofferenza: negazione sistematica del vissuto individuale. Non c’è ascolto, quindi nessuna reale presa in carico di un problema o di un grido di aiuto.
La persona, considerata patologica, viene inserita in reparti sicuri, inutili e spogli, etichettata a causa di sintomi e comportamenti nonché  espropriata della propria personalità. Il personale medico e infermieristico, forte del suo ruolo di normalizzatore e del potere sulla persona che da esso ne deriva, ne azzera le coscienze, ne annulla i desideri e la rende schiava di psicofarmaci di cui, la stessa scienza, ammette la dannosità nell’uso a lungo termine.
Il TSO, sempre più di frequente, diventa il primo passo coatto per assicurare “clienti” all’industria farmacologica. Il trattamento consisterà nell’intervenire chimicamente sul sintomo ignorandone la causa e mettendo le basi, quindi, per future ricadute nella sofferenza. A chi non accetta le cure gli saranno imposte attraverso la contenzione e l’iniezione a lento rilascio.
E’ allarmante osservare quanto il numero di TSO sia in crescita, di anno in anno.
Siamo convinti e convinte che fare i conti con ritmi sempre più frenetici, competitivi e alienanti possa condurre a momenti di crisi e/o di netto rifiuto della realtà. Una fuga dalla violenza del dover stare sempre al passo con i tempi, per sentirsi parte di qualcosa, riconoscersi in un ruolo socialmente accettato.
Ciò nonostante rifiutiamo con forza la speculazione sulle persone e i loro corpi, e il pregiudizio che giustifica la sopraffazione e la violenza della così detta “Prevenzione Diagnosi e Cura”.

Collettivo “Senzanumero”
senzanumero@autistici.org
senzanumero.noblogs.org

giovedì 26 aprile 2018

Suicidio nel Carcere di Sollicciano nel reparto degenza psichiatrica

Detenuto di origine marocchina si toglie la vita nel carcere di Sollicciano a Firenze lo scorso 8 aprile.
La persona era in attesa di giudizio ed era nel reparto degenza psichiatrica.
La scarsa informazione sui media ufficiali ci fa sorgere tanti dubbi in merito alla vicenda.
sotto trovate il link a radio wombat dove potete trovare una breve intervista sulla vicenda.
https://wombat.noblogs.org/
fonte: https://artaudpisa.noblogs.org/


martedì 23 febbraio 2016

Psicopatologia dell'Isis a Lucca...

Riportiamo i link del curioso seminario tenutosi a Lucca per definire la psicopatologia dell'ISIS
http://www.fondazionebrf.org/it/fondazione-brf-onlus-seminario-nella-testa-dell-isis
http://www.lagazzettadilucca.it/cronaca/2016/02/nella-testa-dell-isis/

Riportiamo qui il testo di critica al seminario diffuso in tale occasione:

CENCIO DICE MALE DI STRACCIO

1 - Testo diffuso a Lucca il 20 febbraio 2016 in occasione del seminario: “Nella testa dell’Isis. Psicologia e Psicopatologia del Fenomeno Terroristico”.

Distinguere, discernere, identificare, in un continuum di forme, la parte buona e la parte cattiva, è
sempre stato un problema difficile. Ma perché è così importante farlo? Dal vecchio e classico divide et impera si aggiunge anche il problema dell’identificazione di ciò che è simile o dissimile da sè stessi.
Uno strumento che è sempre stato utilizzato in questo campo, è la definizione psichiatrica,
la riduzione ad absurdum e la definizione di illogicità ed irrazionalità delle categorie di pensiero
dell’Altro. A seconda del livello culturale a cui ci si rivolge, e del livello di analisi che si vuole porre
in essere, allora si utilizzeranno meccanismi diversi. In un talk show l’IS verrà presentata come un
gruppo di assatanati che distrugge le bellezze artistiche senza un motivo apparente, e che gode nel
vedere scorrere il sangue; in un convegno di “intellettuali” si discorrerò della psicopatologia e della
definizione psichiatrica che meglio gli si adatta, ma la sostanza muta di poco, sempre ad essere
utilizzato sarà il meccanismo psichiatrico.
Ma qual è il ruolo storico della psichiatria? Da sempre, quello di offrire una soluzione facile (l’uomo
pazzo è malato: la macchina ed il suo meccanismo si sono rotti, bisogna o aggiustarlo o rottamarlo)
ad un problema complesso (l’uomo diverso è unico in quanto individuo, e ragiona per categorie
concettuali differenti e connessioni logico-causali diverse, ma egualmente vere rispetto a quelle di
chiunque altro). Talvolta può essere utilizzata in “buona fede”, per mettere a tacere comportamenti
che disturbano il quieto vivere, pensando di fare del bene, ma spesso è utilizzata per mettere a tacere,
delegittimando le sue istanze, coloro che si oppongono alle dinamiche sociali in cui vivono (vedi, ad
esempio, il confino e l’identificazione con il termine “antisociali” degli oppositori politici al regime
fascista). La medicalizzazione come delegittimazione di qualcosa che può mettere in imbarazzo il
segreto di pulcinella di un intera società.
E qual è questo segreto? Quello che sottolinea come tra gli uomini dello Stato Islamico e gli uomini
dello Stato democratico occidentale, non vi sia una netta differenza. Sia per quel che riguarda le
pratiche di violenza e di terrore utilizzate in maniera indiscriminata contro la popolazione (si pensi
che il terrore nasce con lo stato moderno, durante la rivoluzione francese e Robespierre, e a come la
guerra dell’occidente mieta quotidianamente vittime, sia a causa delle bombe che del capitalismo e
del sistema socio-economico che sostiene), sia per quel che riguarda le prospettive ideali: conservare
la gerarchia, l’autorità e le forme di potere.
Quella che vedrete oggi sarà quindi una delegittimazione a mezzo psichiatrico di un qualcosa che,
proprio per la sua specularità rispetto a sé stesso, imbarazza il potere, e quindi esso va delegittimato
con ogni mezzo necessario. Sia mai che qualcuno possa insinuare che il Re è nudo...
Ma perché possiamo permetterci di “difendere” l’IS, anche se la sua logica è chiaramente fascista,
senza timore di essere presi per sostenitori del radicalismo islamico? Perché l’acqua e l’olio sono
immiscibili. Per quanto il potere cerchi di utilizzare lo stesso calderone (ad esempio le misure
antiterrorismo francesi sono state utilizzate per colpire anche chi voleva opporsi alla conferenza sul
clima, poche settimane dopo gli attentati del 14/11) per creare confusione di termini e significati,
chi lotta per distruggere il potere non potrà mai fondersi e confondersi con chi lotta per continuare
a perpetrarlo.
Quindi possiamo stare tranquilli nel nostro cercare di smascherare i meccanismi di governo e
produzione della merce culturale, quale è questo seminario, perché non cercheremo mai di fondare
e difendere uno Stato, un qualsiasi Stato, che quindi contribuisca a conservare la gerarchia, l’autorità
e le forme di potere. Infatti, per noi, come è da combattere l’IS, così è da combattere qualsiasi altro
Stato.
QUALCHE NEMICO DI OGNI POTERE

Grazie a Bucch per le segnalazioni.

domenica 4 ottobre 2015

Giustizia: salgono a 109 gli internati Opg che hanno ricorso per "detenzione illegittima"

di Teresa Valiani

globalist.it, 29 settembre 2015

L'associazione "L'altro diritto" ha già raccolto 109 istanze dai pazienti di tre delle cinque strutture ancora aperte. "Violata la costituzione".
Raggiunge quota 109 il piccolo esercito di internati che dagli Ospedali Psichiatrici Giudiziari sta dichiarando guerra allo Stato. L'ultima ondata di ricorsi arriva dall'Opg di Reggio Emilia: 24 istanze per detenzione illegittima, cioè sequestro di persona. "Pressoché la totalità dell'istituto - commenta Emilio Santoro, presidente dell'associazione L'Altro Diritto - se si considera che i pazienti in totale sono 27 e che il giorno del nostro ingresso un internato era in ospedale e solo due persone non hanno voluto sottoscrivere le istanze".
Impegnata in una battaglia "contro la detenzione illegale dei pazienti ancora reclusi negli Opg", negli ultimi tre mesi L'Altro Diritto ha raccolto 58 ricorsi dall'Opg di Montelupo Fiorentino, 27 da quello di Barcellona Pozzo di Gotto e 24 a Reggio Emilia. Con tre sole strutture sulle cinque ancora aperte (Mancano Aversa e Napoli) è stata cioè raggiunta quasi la metà del totale degli attuali 226 internati.
"Dall'1 aprile 2015 gli internati non devono essere più ristretti negli Opg bensì nelle Rems, le Residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza - prosegue Santoro. Il cambio non è nominalistico: le Rems sono strutture senza polizia penitenziaria, senza un direttore appartenente all'amministrazione penitenziaria, insomma non sono carceri travestiti da ospedali, ma ospedali in senso proprio. La violazione dell'art. 13 della Costituzione è evidente e preoccupante". L'Altro Diritto ha investito della questione la magistratura di sorveglianza aiutando gli internati a redigere le istanze con le quali si denuncia l'illegittimità della detenzione.
"Per il nostro ufficio si tratta dei primi reclami - spiega il presidente del tribunale di sorveglianza di Bologna e Reggio Emilia, Francesco Maisto. Quello di Reggio Emilia è l'Opg più piccolo d'Italia nel senso che ospita il numero di internati minore rispetto alle altre strutture del territorio nazionale. La percentuale delle istanze è notevole, se si considera il totale della popolazione. Come capo dell'ufficio provvederò ad assegnare subito i casi ai magistrati competenti in modo che la loro trattazione avvenga nel più breve tempo possibile. È un'iniziativa lodevole quella dell'associazione L'Altro Diritto, sempre sensibile alla questione del trattamento delle persone recluse a qualsiasi titolo e attenta, soprattutto, alla tutela del diritto alla salute".

Che succede quando queste istanze arrivano sui vostri tavoli?
"Succede che il magistrato al quale viene assegnato il caso instaura un vero e proprio procedimento: da una parte c'è l'interessato, coadiuvato dal suo tutore e dal suo difensore, dall'altra c'è lo Stato, c'è l'amministrazione penitenziaria, che viene rappresentata dall'avvocatura dello Stato. Il procedimento inizia con una citazione in giudizio, si fissa l'udienza e, nel corso di questa, si sente l'interessato, si ascoltano le sue ragioni e il parere del pubblico ministero. Segue un'ordinanza che a seconda della situazione accoglie il reclamo o lo rigetta. Nel caso in cui l'istanza sia accolta, il giudice dispone che l'amministrazione penitenziaria abbia una certa condotta. Nei giudizi di questo tipo, se la parte che è inottemperante è una regione che non ha realizzato la Rems, il magistrato cita in giudizio anche la regione. Come esito del giudizio, il magistrato può condannare la regione a ospitare l'internato in una Rems. E se la Rems non c'è, la regione la deve realizzare. Per l'eventuale sequestro di persona, invece, procede la procura della Repubblica del tribunale competente per territorio".

Perché ci sono ancora internati negli Opg? Da dove arrivano i ritardi?
"C'è un ritardo non solo da parte delle regioni, per le Rems, ma anche a livello di amministrazione centrale, nel senso che la legge 81 ha indicato dei termini che sono stati abbondantemente superati. Non è solo una questione organizzativa, ma di tutela del diritto alla salute perché le Rems non sono la semplice alternativa all'Opg, ma realtà completamente diverse. Dalla legge vengono qualificate come strutture sanitarie. E non sono comunque la sola alternativa. L'obiettivo è sempre il programma terapeutico individualizzato e, dove possibile, il ricovero in vista di una sistemazione futura: in una famiglia, in una comunità protetta e così via".

Lei coordina il tavolo 10 degli Stati generali dell'esecuzione penale, proprio quello che si occupa di sanità e salute mentale. A quali conclusioni state arrivando?
"Abbiamo superato il primo step con la raccolta da parte di tutti gli esperti delle segnalazioni sulle criticità del sistema penitenziario. Ci ritroveremo il primo ottobre per fare la sintesi e indicare le prospettive di carattere organizzativo e normativo. È emerso un quadro molto deludente perché le aspettative che si erano create legittimamente con il passaggio al servizio sanitario nazionale risultano realizzate molto parzialmente. C'è poco movimento in avanti per assicurare maggiore tutela del diritto alla salute. Le maggiori criticità arrivano da quelle regioni in cui il passaggio non è stato mai realizzato, dalle regioni in cui non c'è alcuna parvenza di tele medicina, soprattutto dove gli istituti sono molto lontani dai centri ospedalieri".
fonte: www.ristretti.org

sabato 28 febbraio 2015

Glaxo Smith Kline


All’inizio del 2012, il colosso farmaceutico GSK (Glaxo Smith Kline) è stato condannato da un tribunale aregentino ad una ridicola sanzione economica per aver sperimentato farmaci e vaccini, in diversi casi letali, su neonati figli di genitori analfabeti.
Dalle testimonianze di diversi operatori in servizio presso alcuni ospedali argentini, raccolte in seguito all’avvio dell’inchiesta, emerge come GSK reclutasse membri del personale medico affinché costringessero genitori analfabeti a firmare i moduli per il consenso alla sperimentazione sui propri figli.
La scelta di effettuare questi test letali in Argentina, dove almeno 14 neonati sono morti e degli effetti su un numero imprecisato di altri non si sa nulla, è stata probabilmente dettata dal fatto che negli Stati Uniti questo genere di sperimentazioni sugli umani sono illegali; di certo anche in Argentina la legge non consente esperimenti coatti su neonati, ma la condanna è stata certamente molto leggera: 400.000 pesos (circa 93.000 dollari), una sanzione irrisoria per il colosso farmaceutico.
I dipendenti degli ospedali pubblici che hanno scelto di testimoniare, raccontano come sin dal 2007, Glaxo Smith Kline abbia iniziato a reclutare personale medico con l’unico scopo di convincere genitori poveri e analfabeti, a firmare documenti apparentemente insignificanti, in cui si consentiva la sperimentazione di farmaci e vaccini potenzialmente letali sui propri figli. Una volta estorta la firma, i “pazienti” sparivano e venivano trasferiti in un’altra struttura supervisionata da personale medico della multinazionale farmaceutica
In quel periodo, la pediatra Ana Marchese era in servizio presso l’ospedale Eva Peron di Santiago del Estero. Nella sua testimonianza racconta: “Questi medici approfittavano di molti pazienti analfabeti che si recavano in ospedale per curare i propri figli, li pressavano e costringevano a firmare questi moduli di consenso di 28 pagine per inserire i bambini nei programmi di sperimentazione”.
Tuttora non si conosce il numero esatto di neonati, molti sotto l’anno di età, sui quali il personale medico di Glaxo Smith Kline ha sperimentato vaccini come il Gardasil e altri farmaci potenzialmente letali.
Alcune fonti parlano di oltre 15.000 bambini. “Certe cose non si possono fare negli Stati Uniti o in Europa, così vengono a farle nel terzo mondo” conclude Ana Marchese.
fonte: https://05msantifa.wordpress.com

mercoledì 15 ottobre 2014

LE CASE FARMACEUTICHE SONO I CATTIVI.

(Articolo tratto dalla rivista Nihilismi curata e redatta da Valeria Disagio, cantante del Kalashnikov Collective ; da sempre i Kalashnikov si sono mostrati attivamente vicini alle tematiche antipsichiatriche con intenti di carattere controinformativo. Non a caso sul loro blog è presente un link tematiche che tratta tale tema con materiale scaricabile, recensioni, articoli, recensioni etc. Siamo ben felici di pubblicare contributi come questo e speriamo di riceverne ancora in futuro.
Per un approfondimento della rivista vi invitiamo a scaricarla da questo link: http://www.mediafire.com/view/48iknnxm2lvozu6/Nihilismi.n.1.pdf)

LE CASE FARMACEUTICHE SONO I CATTIVI (a cura di Pilade Fioravanti)
Indifendibili, è arcinoto, da svariati decenni incarnano alla perfezione tutti gli elementi negativi associati alle corporation. Come entità singole o come cartello (la famigerata Big Pharma), nel generale come nel particolare.
Peggio anche delle lobby di tabacco, armi e tonno in scatola, dato che il meccanismo del profitto è leggermente più astruso e, sulla carta, infinitamente più truce (anche se un filo più articolato dell’assioma canonico +malati+soldi).
Dalla creazione della gnugna alle varie porcate in Africa, materiale ce n’è.
Materiale che non troverete certo qui, è ovvio: la sede e gli spazi non sono adatti per uno storico dettagliato delle zozzerie compiute dalle case farmaceutiche, oltretutto non ho proprio voglia di imbarcarmi in una ricerca così titanica e il cecchino corporativo appostato sul tetto di fronte mi fa cenno di no quindi no, mi dispiace.
Poi si dovrebbero scremare le cazzate, e il mare magnum delle dietrologie e dei complottismi nel quale è inevitabile incappare in questa stronza contingenza storica è un forte deterrente.
Al limite c’è wikipedia (con Hrundi Bakshi che ringrazia in alto, namaste fratello), o un film non brutto come ‘The constant gardener’ (che vale più per le suggestioni, in realtà, ma quando è uscito molti papaveri di Big Pharma si erano già nascosti sotto il tavolo con uno scolapasta in testa, a titolo preventivo). No, qui si parla in modo parziale, impreciso e tendenzioso, senza alcuna competenza specifica. That’s the way I like it.
Superata la premessa metodologica, ecco il piatto forte – fortissimo cazzo, non sto più nella patta:
Un aspetto interessante e relativamente poco noto (ma non aspettatevi una verità inedita: con quello che avete pagato questo giornale ci mancherebbe pure) è quello del disease- mongering.
Che è poi, come dice la definizione, la commercializzazione delle malattie.
In soldoni: una casa farmaceutica ha lì un farmaco che vuole piazzare, per una patologia più o meno inesistente. Non proprio inesistente, dato che a monte c’è un’accurata osservazione di quelle che possono essere le ‘aree di interesse’, ovvero aspetti della salute ai quali le persone badano di più rispetto a prima: non esistono vere e proprie malattie ma si registra un incremento nel numero di disturbi, veri o presunti (presunti non nel senso che non fa male davvero, ma nel senso che forse non sono imputabili a quello), legati a quegli aspetti. C’è un margine, insomma. Per esempio – e la natura dell’esempio è piuttosto calzante – le varie magagne intestinali.
Siamo più nutriti, sedentari e piagnoni che prima: il cambiamento progressivo dello stile di vita ha fatto sì che i nostri pancini dessero più problemi. O forse no, ma siamo più ricchi e più mezzeseghe. L’inarrestabile tendenza a focalizzarci sul nostro ombelico ci porta spesso a riflettere su quello che c’è dietro (dietrologia+gastroenterologia =
robba forte), e dunque ci facciamo più caso rispetto a prima, quando toccava scendere in miniera all’alba per sfamare i nostri dodici figli e le nostri mogli quindicenni e di tempo per queste fregnacce proprio non ce n’era (e, per inciso, la gente non andava dal medico per un cagotto o per la mancata evacuazione, I suppose, ma forse sono un romantico passatista).
Allora la casa farmaceutica ti mette lì un nuovo prodotto, innovativo as fuck, e che cosa faccia questo mirabolante prodotto non è neanche così importante (mi avete preso per un foglietto illustrativo?): la questione è, a questo punto, inventarsi la patologia di riferimento. Ma non si può dire che la si sta inventando, la parola chiave è SENSIBILIZZARE (questa malattia c’è da una vita e miete più vittime dello scolo, come avete fatto a non accorgervene prima, babbi?).
Il procedimento è ben rodato. Si prendono un bel po’ di medici e li si invita ad un fondamentale convegno su un disturbo relativamente nuovo, la cui diffusione è in preoccupante crescita: la SINDROME DELL’INTESTINO IRRITABILE (in inglese IBS, che nei paesi sassoni se non hai un acronimo ma dove cazzo vai).
 Ovviamente, quelli sono gente studiata, quindi il convegno deve presentare qualche autentico elemento di interesse, qualche effettiva evidenza scientifica. E quali posti migliori per osservare le evidenze scientifiche, per esempio, delle isole tropicali (lo sapeva anche Darwin) o gli atolli corallini? Location comunque di pregio, dove il gotha della medicina mondiale non abbia nulla che lo distolga da un’accurata disamina di questa nuova, insidiosa sindrome - a parte il windsurf, lo snorkeling, i buffet e i cocktail con l’ombrellino.
Non è che sia corruzione – jeez, solo un pezzente in malafede la definirebbe corruzione - è una questione di stile, modi. Non è che puoi fare il convegno in una pensione al Lido degli Scacchi, con il catering a base di salama da sugo, nemmeno quello sull’unghia incarnita, perché i luminari (i cosiddetti KOL – Key Opinion Leader, quelli che rappresentano la scena insomma) non ci vengono mica.
And that’s the point.
La comunità scientifica è stata ora ‘sensibilizzata’, il materiale emerso nel corso del convegno (durante il quale un buon numero di cocktail con gli ombrellini sono andati anche ai più puri rappresentanti dei media) è stato diffuso, non resta che inondare di soldi un po’ di altra gente, mettere in piedi uno studio clinico e aspettare che il farmaco compaia sui migliori banchi del regno (augurandosi che, nel corso dello studio, qualche stronzo cagone non abbia il cattivo gusto di schiattarci, o che almeno non lo facciano in troppi).
Quindi, ricapitolando:
Abbiamo il nostro farmaco, che non è per cagare troppo né troppo poco. Regolarizza il dolore addominale, forse (responsabile, nel solo 1994 e nei soli USA, di un numero di decessi superiore a quelli causati dai morsi di anatra), o roba così.
Abbiamo fatto il nostro bel congresso alle Barbados, in seguito al quale la comunità medica si è finalmente resa conto del flagello rappresentato dalla SINDROME DELL’INTESTINO IRRITABILE, una patologia che ora esiste e affligge oceani di persone (dati proprio precisi è difficile trovarne, ma stai a guardare il capello).
Abbiamo messo in piedi, o foraggiato, associazioni di pazienti colpiti da IBS e forum su internet, inoltre numerosi giornalisti hanno, del tutto disinteressatamente, pubblicato una serie di articoli sulla faccenda. La comunità delle persone che, in tutto il globo, controllano a fatica lo sfintere e hanno spesso il mal di pancia ringrazia di cuore, con una festosa salva di peti (wink wink).
A questo punto non ci resta che salvare il mondo.
Per finire, un piccolo episodio, che all’epoca mi ha colpito (da allora bevo solo acqua distillata, mi lavo con acqua piovana e mangio solo fegato di agnello crudo. Ho anche messo la rete elettrificata fuori casa e pago un ninja per proteggermi, ma lo vedo poco):
C’è questo film dei Fratelli Coen, uno di quei passamano che i due simpaticoni cagano fuori a cadenza regolare. Anzi, è proprio un inutile e piuttosto scadente remake di un film più bello con attori più meglio, quasi mi dispiace parlarne e il titolo non ve lo dico, non ci arriverete mai.
Le differenze con l’originale sono parecchie ma abbastanza irrilevanti, e vanno tutte a discapito del remake. Tra queste, i personaggi e le loro caratteristiche.

Uno di loro – J.K.Simpson, sempre ottimo, il buonismo mi impone di segnalarlo – dà vita a una serie di travolgenti gag incentrate sul suo disturbo. Ne parla proprio un sacco, ne discute con gli altri affermando che si tratta di una malattia vera e che ha conosciuto la sua attuale compagna tramite un’associazione di pazienti affetti da quel disturbo, di cui soffre un’infinità di gente. È proprio una cosa che ti ricordi, alla fine del film, e non si capisce poi bene perché, dato che l’effetto comico è minimo e penosamente datato.
Beh, io lo so che non ci crederete mai ma proprio mai, quindi non ve lo dico neanche.
Un brutto mondo questo, comunque.
Pilade Fioravanti