lunedì 23 novembre 2020

Erich Fromm – I Cosiddetti Sani: La Patologia Della Normalità

 E’ convinzione diffusa che un individuo “normale”, sicuro di sé, soddisfatto della propria vita e ben adattato alla società sia anche una persona sana, immune da depressione o nevrosi. Ma cos’è la normalità? Che rapporto ha con la salute dell’individuo? E’ davvero un baluardo contro la malattia psichica? Nel corso degli anni, Erich Fromm si è interrogato a lungo su questo problema: la miseria e la sofferenza umana lo hanno infine convinto che il rapporto tra individuo e società non è così semplice come vogliono far credere i tutori dell’ordine esistente, e che spesso l’uomo sacrifica alla soddisfazione delle necessità materiali la propria integrità personale. Esiste quindi anche una “patologia della normalità”, una disposizione alla malattia che nasce dal conformismo e dalla sottomissione alla struttura mercantile delle moderne società occidentali. Due sono i meccanismi perversi individuati da Fromm, sulla scia di Marx e Freud, quali possibili cause della malattia psichica: da una parte l’alienazione, che pervade tutti i campi dell’esistenza – dal lavoro ai rapporti interpersonali, dal pensiero al sentimento – e che inevitabilmente porta all’asservimento e all’apatia; dall’altra il narcisismo, individuale o collettivo, che spinge l’uomo a calpestare la dignità dei suoi simili e lo induce gradualmente alla “necrofilia”, al rifiuto della vita. Fromm non si limita, però, a una critica della società contemporanea, né a tristi riflessioni sul carattere perverso della natura umana. Attraverso un’analisi impietosa del consumismo e della crisi di valori che scuote la civiltà occidentale, egli rileva come l’uomo abbia finito per riporre tutte le sue speranza nella scienza, ammaliato da un’idea mitica del progresso che lo ha convinto dell’esistenza di un’oggettiva e inarrestabile evoluzione verso il meglio e, al tempo stesso, dell’inutilià di ogni tentativo di risolvere razionalmente e tempestivamente le questioni sociali e politiche più scottanti. E’ proprio in questa indolenza, in questa passività, che Fromm suggerisce di cercare le radici della depressione, ormai diventata una sortadi malattia “professionale” dell’uomo contemporaneo. Ma, a differenza di quanto molti sembrano ritenere, indolenza e passività non sono astratte caratteristiche psicologiche o morali dell’individuo odierno, né tantomeno vizi d’origine dell’essere umano, bensì il frutto molto concreto delle condizioni socio-economiche “disumane” in cui ciascuno di noi si trova a vivere. Solo prendendo coscienza di tale nesso si potrà pensare di superare il vuoto concetto di “normalità”, sempre più spesso sinonimo di omologazione, e di costruire una rinnovata “scienza umanistica” che, forte del bisogno di utopia, ovvero della tensione verso la verità e la giustizia, si ponga l’obiettivo di far scoprire, o riscoprire, all’uomo il piacere dell’azione libera e consapevole e l’amore per la vita.

fonte: https://greennotgreed.noblogs.org/

domenica 1 novembre 2020

TSO e trattamento coercitivo con depot – Storia di Alessandra

fonte:https://mad-in-italy.com

Questa è la storia di Alessandra (nome di fantasia) che ci racconta di come i contrasti sul lavoro e il mobbing possano avere come conseguenza il coinvolgimento dei servizi di psichiatria e di come, una volta segnalati come utenti, sia quasi impossibile uscirne.

Storia di Alessandra

A metà degli anni ‘90 cominciai a lavorare come barista presso il bar di una sede politica. Il lavoro procedeva bene e per una decina di anni non ho avuto alcun tipo di problema, dopodiché per uno scandalo che coinvolgeva le forze politiche che gestivano la catena dei bar cominciò per me un periodo di forte stress, di paura e di ansia.

Nel tentativo di conservare il posto di lavoro insieme ai miei colleghi denunciammo alcuni illeciti riguardanti la gestione del bar. Alla denuncia seguirono provvedimenti disciplinari come ritorsione contro di noi.

Iniziò così nei nostri confronti un duro mobbing con minacce, intimidazioni, gomme squarciate, macchine graffiate ecc.

Dato lo stress che stavo vivendo, un responsabile dell’esercizio in cui lavoravo mi consigliò di rivolgermi alla Asl e di farmi fare un certificato per mettermi in malattia.

Così andai alla ASL, ma la dottoressa a cui chiesi aiuto non fece nessun certificato medico, bensì mi riempì di psicofarmaci. Non mi ripresentai più e buttai via i farmaci, visto che la mia unica colpa era di aver denunciato gli illeciti.

Quella, a mio avviso, fu solo una tattica per potermi segnalare a vita. Scoprii solo in seguito che chi si rivolge alla psichiatria della Asl rimane segnalato e marchiato a vita.

Iniziai la mia causa per aver subito un licenziamento illecito mentre continuavano le minacce e le intimidazioni.

La causa, che vinsi, durò 4 anni. Nel frattempo, cominciai a lavorare per un’altra catena di ristorazione, ma fu sempre peggio, in quanto c’erano le votazioni di mezzo. Nel 2013 iniziarono a togliere voci dalla busta paga o a non pagare gli stipendi, fui declassata e minacciata verbalmente da parte di soggetti conosciuti alle forze dell’ordine. Denunciai i soprusi nuovamente ai carabinieri, alla guardia di finanza e all’ispettorato del lavoro.

Nel 2015 venni fermata a Roma dove ero giunta per trovare un buon avvocato disposto ad aiutarmi e fare emergere la mia storia, ma fui fermata da due poliziotti con due pistole puntate addosso. Questi mi parlano per più di tre ore, durante le quali io ero tranquilla e serena, non davo alcun segno di agitazione, spiegando che avrei denunciato quello che stavo subendo presso la caserma di via Genova, poco distante da Roma termini. Ma venni convinta a salire su un’ambulanza con l’inganno. Mi dissero che mi avrebbero fatto un controllo e che sarei poi stata rimandata a casa.

Ma così non fu, mi sedarono pesantemente tanto che mi risvegliai solo dopo essere stata trasporta in una stanza d’ospedale. Solo in seguito, si scoprirà tramite le cartelle cliniche che in un foglio fu dichiarato che ero in stato confusionale lungo una strada, mentre in un altro che venivo prelevata da un albergo di via Firenze. Affermazioni in contraddizione tra loro per giustificare il TSO.

Durante il TSO vieni pesantemente imbottita di psicofarmaci e lasciata sola. Non ti vengono spiegati tuoi diritti e non puoi difenderti in quel silenzio totale. Mi fecero così una diagnosi di mania di persecuzione. Una vera vergogna!

All’uscita dall’ospedale mi venne cambiata la terapia e iniziò la mia odissea: Tavor, puntura di Haldol (terapia depot), Clozapina e Depakin.

Iniziarono i problemi di tremore, svenimenti, collassi, sbavavo dalla bocca, movimento delle gambe come uno spastico e movimenti delle braccia incontrollabili.

Durante il TSO ero stordita dagli psicofarmaci, ma non stavo male, mentre con la nuova terapia dovevo uscire accompagnata e avevo tutti questi effetti collaterali fastidiosissimi e invalidanti.

Che necessità c’era di cambiarla? Mi dissero che il cambio di terapia era la prassi.

Stavo molto male e la dottoressa della Asl mi consigliò di fare la domanda di invalidità e accedere alle liste delle categorie protette.

Ai miei familiari, fratelli e marito, venne detto che la mia patologia era grave e ci sarebbero voluti anni per guarire.

Dopo avermi quasi resa invalida, sapendo che avevo una casa di proprietà, volevano che facessi domanda per avere un amministratore di sostegno, ma mi opposi insieme alla mia famiglia e la cosa per fortuna non andò in porto. Uno scandalo!

Posso ringraziare mio marito e mia sorella che fecero sospendere la puntura di Haldol se oggi sono qui a raccontate la mia storia, fatta di malagiustizia e malasanità.

Nonostante questo, sono tuttora costretta, contro la mia volontà, ad assumere Clozapina e Paliperidone in forma depot (al posto dell’Haldol). L’assunzione di questi farmaci mi ha procurato danni al cuore, in particolare un ispessimento della parete cardiaca, aritmie e la sindrome del QT lungo (alterazione dell’attività elettrica del cuore che può mettere a repentaglio la vita del paziente, NDR), tipici del trattamento attuale e che possono indurre un attacco cardiaco improvviso.

A tutt’oggi, dopo averne sentito più di 20, sono in cerca di un avvocato che si prenda a cuore la mia storia, ma tutti rispondono che non trattano i casi di TSO, che non vogliono correre il rischio di dover smettere di lavorare, che hanno dei figli e non vogliono perdere il posto di lavoro ecc.

È una pura e reale vergogna dalla quale non riesco ad uscire!!!

Mi auguro che la pubblicazione della mia storia serva a salvare e aiutare molte altre persone che come me stanno subendo situazioni come la mia.

Alessandra

mercoledì 21 ottobre 2020

PISA giovedì 29/10 “CICATRICI” al Caracol 2 PERFORMANCE POETICHE con Guido Celli e Elisabetta Cipolli

 

https://artaudpisa.noblogs.org/

 

Circolo Arci CARACOL in via Carlo Cattaneo 64

dalle ore 21 il Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud presenta

CICATRICI

perfomance poetica

“SCEMA (Poema)” di Elisabetta Cipolli  

“Scema, tenta di ripercorrere la storia, anche sonora, proprio di questa parola largamente usata, tentando di approfondire il ruolo svolto dal linguaggio nei processi di esclusione e di stigmatizzazione sociale.”

“I DUE LATI DELLA STESSA CICATRICE” di Guido Celli

In nido alla famiglia avviene la prima ferita che un figlio dovrà ricucirsi dentro, nascendosi ancora, ripetutamente, dall’utero delle proprie risorse.

ATTO I  ERA SOLO UN RAGAZZO [Sensibili alle foglie, Roma 2019]Il rapporto violento fra padre e figlio. Per una pedagogia dei padri.

ATTO II  MADRE MATERNO [Sensibili alle foglie, Roma 2020] Il materno indegno del figlio. Benedizione immeritata. Cosa resta della madre nel cuore avvoltoio di ciò che nasce.

il numero dei partecipanti è limitato a causa della normativa Anti-Covid quindi è necessaria e consigliata la prenotazione.

domenica 11 ottobre 2020

E’ ufficiale e lo dicono (finalmente) gli stessi psichiatri: gli antidepressivi provocano dipendenza

 

Fonte: http://mad-in-italy.com

Segnalazione: Collettivo Artaud 

In Inghilterra, il Royal College of Psychiatry pubblica l’opuscolo informativo degli Antidepressivi riportando i rischi legati alla sospensione dei farmaci e le linee guida per una loro dismissione sicura.

Le informazioni su di esso riportate sono in contrasto con quelle comunemente date da molti psichiatri, che sottovalutano la dipendenza generata dai farmaci e confondono le crisi di astinenza con le ricadute.

 

James Davies, psicologo inglese co-fondatore del Council for Evidence-based Psychiatry (CEP UK) e segretario del All-Party Parliamentary Group for Prescriptions Drug Dependence annuncia oggi che il Royal College of Psychiatry pubblica il nuovo opuscolo informativo per i pazienti, intitolato “Stopping Antidepressants”.

L’ opuscolo informativo sui farmaci antidepressivi, frutto di anni di lavoro di ricercatori, attivisti e delle comunità delle persone danneggiate dagli antidepressivi, è in contrasto con le descrizioni degli effetti di dismissione provocati degli antidepressivi visti come esperienza relativamente positiva per la maggior delle persone, data fino a poco tempo fa.

Il nuovo opuscolo informativo segue le linee guida NICE aggiornate, riconoscendo che mentre i sintomi di astinenza, quando si dismettono gli antidepressivi, possono essere lievi e relativamente di breve durata per alcuni, per molti altri possono essere gravi e protratti, per settimane, mesi o oltre.

L’opuscolo informativo riconosce anche che non è possibile prima dell’uso prevedere chi andrà incontro a gravi effetti di sospensione, pertanto tutti devono essere informati, prima di iniziare il trattamento, che potrebbero avere tali sintomi.

La comunicazione di questo rischio attraverso il Consenso informato è molto importante, in quanto la percentuale di persone che sperimentano diversi gradi di sintomi è alta, riguardando da un terzo alla metà delle persone che assumono antidepressivi.

Il nuovo opuscolo informativo indica anche che l’astinenza provocata dalla sospensione del farmaco può essere confusa con una ricaduta, soprattutto perché le reazioni di astinenza (come aumento dell’ansia o depressione) possono rispecchiare le stesse esperienze che hanno portato molte persone ad accettare una prescrizione di antidepressivi.

L’opuscolo informativo offre alcuni suggerimenti utili per distinguere l’astinenza da una ricaduta, ma soprattutto riconosce che questi non costituiscono scienza esatta, il che, sostiene Davies, implica che i medici devono ascoltare e rispettare le opinioni dei loro pazienti riguardo il significato dei sintomi che sperimentano durante la sospensione.

Nel nuovo opuscolo informativo la depressione non viene più descritta come la causa di uno squilibrio chimico che gli antidepressivi in qualche modo correggono (modello organicista o bio-medico, ndr).

Riconosce più cautamente, invece, che gli antidepressivi provocano un aumento dei livelli di alcuni neurotrasmettitori come la serotonina e la noradrenalina e che il cervello si adatta lentamente, nel tempo, ai nuovi livelli.

La conseguenza di ciò è che se un antidepressivo viene sospeso rapidamente, il cervello avrà bisogno di tempo per adattarsi alla sua assenza. Questo periodo di riadattamento, si suppone, è ciò che determina la reazione da sospensione.

L’opuscolo informativo, quindi, suggerisce che la sospensione del farmaco deve avvenire in modo molto graduale e ad un ritmo in linea con i bisogni e le esperienze della persona, cosa che gli attivisti chiedono da molto tempo. Offre, inoltre alcuni protocolli generici di sospensione come guida iniziale.

Le informazioni contenute nel nuovo opuscolo informativo riguardo ai potenziali rischi legati alla sospensione degli antidepressivi contrastano significativamente con quelle date da molti psichiatri dell’establishment fino a un paio di anni fa.

Davies ritiene che questo importante risultato sia anche il frutto dell’impegno dei membri del CEP, attraverso la loro ricerca e le pubblicazioni pertinenti, l’avvio della recente revisione della Public Health England sulla dipendenza da farmaci da prescrizione e la loro sospensione, e il lavoro come esperti consulenti sulla revisione, la collaborazione con il NICE nell’ottenere aggiornate le linee guida per la sospensione e il feedback dato al Royal College per quanto riguarda le questioni spinose relative alla sospensione degli antidepressivi più in generale.

Infine, continua Davies, una grossa parte del merito va soprattutto agli utenti dei servizi psichiatrici, agli enti di beneficenza per la sospensione degli psicofarmaci, ai membri dei forum di supporto on-line, ai membri delle comunità dei danneggiati da farmaci che si sono battuti con coraggio su questo tema e “A loro va la nostra più grande gratitudine e per loro dobbiamo tutti continuare la lotta per un adeguato sostegno e supporto nazionale per la sospensione degli psicofarmaci”.

qui articolo originale CEPUK

Carceri e pandemia: riduzione del sovraffollamento ma anche nuovi disagi psichiatrici

fonte: http://www.ristretti.org

di Monia Sangermano


 

"Il sovraffollamento degli Istituti Penitenziari è decisamente migliorato: si è passati dal 20,3% al 6,6%, per l'assenza di arresti nel periodo del lockdown". La pandemia di Covid-19 ha colpito anche le carceri, provocando diversi effetti. Fortunatamente i casi di Covid-19 sono stati sporadici e non particolarmente critici.

"Dopo le proteste iniziali e gli inevitabili timori che le carceri divenissero una polveriera, le norme previste dal Dpcm dell'8 marzo per gli istituti penitenziari hanno consentito di limitare i contagi: i casi sintomatici dei nuovi ingressi sono stati posti in isolamento; i colloqui si sono tenuti in modalità telematica; sono stati limitati i permessi e la libertà vigilata" evidenzia il Prof. Sergio Babudieri, Direttore Scientifico SIMSPe - Società Italiana di Medicina e Sanità nei Penitenziari - Tuttavia, con questa seconda ondata il virus si è diffuso in diversi ambiti, ben oltre ospedali e RSA che erano stati i principali incubatori del virus in primavera: di conseguenza, adesso qualsiasi nuovo detenuto va in un'area di quarantena e viene sottoposto a tutti i consueti protocolli, secondo un filtro analogo ai triage degli ospedali".

"Tra le conseguenze della pandemia emergono anche dati positivi - aggiunge il Prof. Babudieri - Il tema cronico del sovraffollamento, che costituiva una minaccia proprio per una potenziale diffusione del Covid, è invece andato incontro a un notevole miglioramento: si è passati dal 20,3% al 6,6%, poiché non vi è stato il normale turn over dovuto all'assenza di arresti nel periodo del lockdown. Più precisamente, al 31 gennaio 2020 nei 190 istituti penitenziari italiani vi era una capienza di 50692 (dati ufficiali del Ministero della Giustizia) e 60.971 detenuti presenti, con un surplus quindi di 10.279, pari al 20,3%.

Adesso a fronte di una capienza di 50.574 posti letto, i detenuti effettivi sono 53921, con un sovraffollamento sceso a 3347, ossia il 6,6%, mostrando dunque un calo radicale. Questo però deve imporci controlli sempre più accurati, perché la popolazione ristretta è praticamente tutta suscettibile al Coronavirus ed in più in questo ambito sappiamo come sia cronicamente elevata la circolazione di altri virus, in particolare epatici come HCV. Ne consegue che in questa nuova fase dell'epidemia Covid divenga mandatoria l'esecuzione dei test combinati Hcv/Covid nei 190 Istituti Penitenziari Italiani".

Il Covid-19 ha evidenziato, accanto alla pandemia, un'altra emergenza sanitaria: quella della salute mentale. Depressione, ansia e disturbi del sonno, durante e dopo il lockdown, hanno accompagnato e stanno riguardando più del 41% degli italiani. Le persone rinchiuse nelle carceri costituiscono soggetti particolarmente vulnerabili: secondo dati noti, circa il 50% dei detenuti era già affetto da questo tipo di disagi prima della diffusione del virus. Erano frequenti dipendenza da sostanze psicoattive, disturbi nevrotici e reazioni di adattamento, disturbi alcol correlati, disturbi affettivi psicotici, disturbi della personalità e del comportamento, disturbi depressivi non psicotici, disturbi mentali organici senili e presenili, disturbi da spettro schizofrenico.

"Il problema psichiatrico o quantomeno quello del disagio mentale è diventato una delle questioni più gravi del sistema penitenziario italiano - sottolinea il Presidente Simspe Luciano Lucanìa - In sede congressuale abbiamo avuto un confronto su questo tema delicato con i contributi di accademici, direttori di penitenziari, medici specialisti che lavorano alla psichiatria territoriale e operatori attivi nel sistema penitenziario stesso.

È evidente come la pandemia di Covid e soprattutto i primi mesi abbiano reso queste problematiche ancora più evidenti. Nelle ultime settimane la situazione è diventata ancora più complessa. Non esistono soluzioni pronte e preconfezionate, ma noi di Simspe crediamo che sia necessario per gli operatori, per la comunità carceraria, per i decisori politici, far presente limiti, problemi, prospettive e chiedere soluzioni. Da una parte si devono integrare i servizi del territorio e i servizi del carcere; dall'altra serve un sistema carcerario che sia in grado di affrontare autonomamente questo tipo di problemi".

Il ruolo dell'infermiere nell'ambito penitenziario è centrale, sebbene spesso non venga messo a fuoco a sufficienza. In virtù del Decreto 739 del 1994, l'infermiere è colui che si occupare dei servizi assistenziali. Tuttavia, rappresenta una figura chiave perché è insignito di una responsabilità che va oltre quella sanitaria, poiché coinvolge la sicurezza personale di tutti coloro che lavorano in carcere. Da una parte, infatti, lavora in equipe con i medici; dall'altra, ha rapporti anche con altre figure, come gli educatori, toccando così anche gli aspetti sociali oltre a quelle sanitari.

"Come gruppo infermieristico di Simspe stiamo sviluppando diverse ricerche che permettano di valorizzare la figura dell'infermiere e di ottimizzarne il contributo - evidenzia Luca Amedeo Meani, Vice Presidente Simspe - Uno studio riguarda l'azione del Covid sull'operatività dell'infermiere: il Moral Distress (Disagio Morale) degli infermieri era preoccupante e si è aggravato in questi mesi. I dati emersi mostrano un livello molto elevato rispetto ai parametri mediani di valutazione e spesso coinvolgono ragazzi che avevano solo tre o quattro anni di esperienza in servizio.

Da qualche settimana stiamo integrando lo studio con item che riguardano il Covid. In secondo luogo, stiamo portando avanti anche un'analisi che riguarda la gestione Rischio Clinico, che permette di determinare in modo scientifico quali potrebbero essere le misure correttive per abbassare i rischi da un livello potenzialmente elevato a uno standard accettabile. Questo lavoro del Gruppo infermieristico Simspe è iniziato prima della pandemia e ha aiutato molto nella prevenzione del Covid: l'assenza di casi gravi e il mancato diffondersi della pandemia in questi ambienti è stato anche grazie a questo sistema di prevenzione e di analisi del rischio".

domenica 4 ottobre 2020

“CONVERSAZIONI CON UN RIVOLUZIONARIO. AUTOBIOGRAFIA di MAURO DAMIANI” a cura di MAURO DAMIANI e GIULIA SPALLA

https://artaudpisa.noblogs.org/files/2020/09/cop-conversazioni.jpg 

CONVERSAZIONI CON UN RIVOLUZIONARIO

AUTOBIOGRAFIA DI MAURO DAMIANI di MAURO DAMIANI e GIULIA SPALLA

PREFAZIONE DEL COLLETTIVO ANTIPSICHIATRICO ANTONIN ARTAUD

EDIZIONI SENSIBILI ALLE FOGLIE

Giulia e Mauro si sono conosciuti quindici anni fa. Li ha uniti per lungo tempo un percorso dipsicoterapia e una profonda passione per la politica. Non si sono mai persi di vista e, recentemente,quando Mauro ha provato il desiderio di raccogliere la sua storia, ha trovato in Giulia la possibilitàdi realizzarlo. È iniziato un percorso durato alcuni anni, in cui i due si sono ritrovati per parlare,ascoltare, ridere, piangere e commuoversi insieme. Mauro desiderava raccontare al mondo le suesofferenze, il rapporto con lo stigma della malattia mentale, la paura, la solitudine, i fantasmi di unavita. Ma voleva parlare anche dei successi, delle amicizie, degli amori, dei percorsi di sostegnointrapresi per uscire dal dolore. E lo ha fatto senza vergogna, innamorandosi di quello che è stato,della capacità di cambiare, di quel Mauro fragile e forte al tempo stesso, che ha saputo con dolcezzae autenticità attraversare la sua vita e risollevarsi.

GIULIA SPALLA, psicoterapeuta, esperta in metodologie autobiografiche. Da alcuni anni dedica lasua professionalità alla scrittura autobiografica in svariati contesti.

MAURO DAMIANI, geometra; ha lavorato come portiere di un presidio sanitario, adesso è inpensione. Si dedica alle sue passioni: la lettura, la musica e la militanza nel movimento politico.

Il COLLETTIVO ANTIPSICHIATRICO ANTONIN ARTAUD, nato nel 2005 a Pisa, si proponecome un gruppo sociale che, costruendo occasioni di confronto e di dialogo, vuole sostenere lepersone maggiormente colpite dal pregiudizio psichiatrico. Nel 2014, per queste edizioni, hapubblicato Elettroshock.

 fonte: https://artaudpisa.noblogs.org/

domenica 27 settembre 2020

Neurodiversità & Polizia

Segnalato da: Senza Numero

Fonte: https://noncollettivoqueer.blogspot.com


Togliamo fondi alla polizia: la polizia spara numerosi colpi ad un bambino autistico/asperger di 13 anni durante un meltdown autistico.


Bambino autistico/Asperger di 13 anni ha un meltdown, la mamma chiama l'unitá speciale della polizia per gestire il meltdown del figlio e spiega che il bimbo é Asperger e sta avendo un meltdown. La polizia che dovrebbe intervenire senza usare la forza, quindi gli spara. Ora il bimbo é in ospedale in gravi condizioni dopo che gli hanno sparato a spalla, caviglie, intestini e vescica.

Perché desidero che vengano tolti fondi alla polizia ed investiti in supporto per salute mentale o neurodiversitá o qualsiasi altra necessitá? Per questo. Perché non é possibile trivellare di colpi un bambino di 13 anni disarmato durante un meltdown autistico, momento in cui da autisticx posso dire che non hai pieno controllo del tuo corpo e/o azioni, e aggiungo che la madre non riceveva supporto da parte dello stato, motivo per cui forse é meglio dare supporto a chi ne ha bisogno investendo fondi, anziché dare fondi alla polizia.

https://kutv.com/news/local/mother-of-child-shot-by-slcpd-officer-speaks-out-why-didnt-you-just-tackle-him

Nel Regno Unito, un report ha rilevato che quasi i due terzi delle persone che sono morte durante o in seguito all'aver avuto a che fare con la polizia nel 2018/19 sono state descritte come affette da "problemi di salute mentale" come il disturbo bipolare. Lo stesso report ha rivelato che tre quarti delle persone che si sono suicidate direttamente a seguito dell'aver avuto a che fare con la polizia hanno avuto disabilità, tra cui il disturbo bipolare o il disturbo borderline di personalità.Negli Stati Uniti, un rapporto del 2016 ha suggerito che metà delle persone uccise dagli agenti delle forze dell'ordine ha una disabilità mentale. Ancora più preoccupante é che avere una disabilità mentale veniva talvolta usato per incolpare le vittime della loro morte. Qui vediamo non solo l'uccisione di persone disabili, ma anche il successivo gaslighting abilista che consente alla pratica di continuare.

Anche le persone neurodivergenti sono incarcerate a un ritmo sorprendentemente alto. Ad esempio, le persone autistiche e quelle con altre disabilità dello sviluppo sono ampiamente sovrarappresentate nella popolazione carceraria. Mentre solo l'1% circa della popolazione è autistico, circa il 9% della popolazione carceraria lo è.Le persone dislessiche sono anche enormemente sovrarappresentate nella popolazione carceraria, come dimostrato da uno studio sui detenuti texani in prigione pubblicato nel 2000 e da un rapporto del 2012 sui detenuti in una prigione a Chelmsford, Regno Unito. Tuttavia, la dislessia è associata a molti punti di forza cognitivi e limitazioni - e non vi è motivo di pensare che le sue caratteristiche cognitive rendano più dannose le persone o che infrangano la legge. Allo stesso modo, nel libro del 2015 "Crime and Autism Spectrum Disorder: Myths and Mechanisms" di Brewer and Young ha concluso che "non ci sono prove consistenti per una conclusione che una diagnosi di ASD (spettro autistico) - da sola - significhi una maggiore probabilità di coinvolgimento nel crimine rispetto a quello di individui non ASD ”(p. 33).Dato che non esiste una predisposizione o correlazione, il maggior rischio delle persone autistiche e dislessiche di finire in prigione può essere meglio spiegato dalle caratteristiche sistemiche e strutturali di una società abilista, nonché dalle questioni istituzionali nel sistema giudiziario, nonché, per alcunx, una mancanza di privilegi societari di classe, etnia ed altri. Il problema non sono le persone neurodiverse, ma la mancanza di sostegno ed accorgimenti inclusivi per persone neurodiverse da parte dello Stato, specie quando non hanno nemmeno privilegi di classe, etnia, genere etc e appartengono quindi a piú minoranze oppresse.Ad esempio, gli autori di uno studio nel Regno Unito del 2016 hanno scoperto che le persone autistiche hanno subito alti livelli di discriminazione dalla polizia e che la polizia ha ricevuto una formazione inadeguata sull'autismo. Un altro recente report del Regno Unito ha rilevato che il sistema giudiziario limitava l'accesso alla giustizia non riuscendo a trovare accorgimenti adeguati richiesti da individui neurodivergenti.

Le persone neurodivergenti sono inoltre regolarmente escluse da lavori "in regola" a causa di aree di lavoro inaccessibili e mancati accorgimenti ed inclusivitá in luoghi lavorativi, con l'aggiunta che chi non ha privilegi di classe o etnia o genere etc, ha ancora piú difficoltá in questi contesti. Questo è probabilmente parte del motivo per cui molte persone neurodivergenti lavorano in "settori criminali e/o fuorilegge". Ad esempio, molt* sex worker sono autistic** o ADHD, esistono anche se ne si parla davvero poco (articoli allegati nelle risorse). Molte pratiche di lavoro sessuale sono comunque criminalizzate o messe fuorilegge nella società neurotipica. Sex worker sono anche particolarmente a rischio quando si tratta di interazioni con la polizia. 

In Italia non esistono report in merito a neurodiversitá e rapporti con la polizia e questo mi spaventa.

Al contempo, peró, esistono diversi atti di violenza e abuso da parte delle forze dell'ordine noti pubblicamente; per citarne alcuni:

Cucchi, Aldrovandi (additato come "vestito da centro sociale"), Guerra, Uva, le violenze al G8 di Genova, ed ora il caso della caserma di Piacenza. 

Durante la quarantena COVID19, sono girati in rete diversi video che mostravano abusi di potere da parte delle forze dell'ordine.

Io stessx sono statx fermatx e ho obbedito dicendo subito perché mi trovavo fuori casa; mi sono sentitx uno schifo e ho registrato tutto con un messaggio vocale per tutelarmi.

Io mi vesto in modo socialmente considerato "trasandato" , perché cosí sono comodx e mi piace, e frequento centri sociali. Indubbiamente do nell'occhio per questo.

In quei giorni ho vissuto con estrema angoscia per i seguenti motivi:

- ho dei cani e ho ricevuto minacce di morte nonché insulto perché portavo i cani fuori, rispettando le restrizioni.

- l'azione di cui sopra mi ha causato angoscia, perché mi sono sentita come se fossi additatx come un untore.

- nel paese accanto al mio, un ragazzo autistico di 15 anni si trovava a fare una passeggiata fuori, rispettando le restrizioni. Il ragazzo, essendo minorenne, era accompagnato dalla mamma. Persone dal balcone li hanno insultati chiamando le forze dell'ordine, una chiamata a vuoto perché essendo autistico poteva fare questa passeggiata sotto casa secondo i decreti legge.

- sono autisticx e so molto bene come funziono perché sono statx diagnosticatx due anni fa. 

Durante il lockdown uscivo di casa con la diagnosi in mano, ma essendo maggiorenne uscivo da solx, con la paura di essere fermatx dalle forze dell'ordine e sentirmi dire "ma tu non sembri autisticx" frase abilista che mi sento dire almeno una volta al giorno da sconosciutx. In quel momento ho avuto paura, paura di essere fermatx e trattatx come untrice. So che provando angoscia, una situazione ancor piú sovraccarica di emozioni negative mi avrebbe causato e portato ad un meltdown autistico (crisi di rabbia o di pianto, con urla e movimenti fisici fraintendibili). A quel punto cosa mi sarebbe successo? Le forze dell'ordine sono preparate a questo o avrei rischiato qualcosa?

Quanto le forze dell'ordine sono informate in merito alle neurodiversitá?

Siamo sicurx che non partirebbe un colpo di pistola o violenze?

E se la persona fosse neurodiversa e di un etnia oppressa, cosa succederebbe se la persona avesse un meltdown davanti alle forze dell'ordine?

Da persona neurodiversa, non economicamente abbiente che non gode di privilegi economici e/o di classe, non-binary, bisessuale/demisessuale, gradirei che quei fondi statali venissero impiegati in altre istanze per fornire reale supporto e sostegno a chi ne ha bisogno: sanitá decente accessibile a chiunque, scuola, diritto alla casa, servizi per giovani e per chi ne avesse bisogno ed investimenti in cause ambientali per la riduzione di inquinamento ed emissione di gas.


Qualche risorsa di fatti menzionati nel post:


https://www.queermajority.com/essays-all/autism-sex-work-and-empathy


https://anticapitalista.org/2020/05/09/forze-del-loro-ordine-gli-abusi-non-vanno-in-quarantena/


https://rudermanfoundation.org/wp-content/uploads/2017/08/MediaStudy-PoliceDisability_final-final.pdf


https://policeconduct.gov.uk/sites/default/files/Documents/statistics/deaths_during_following_police_contact_201819.pdf


https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/29291476/


https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/10876375/


http://www.lexion.co.uk/download/references/dyslexiabehindbars.pdf


https://books.google.co.uk/books?id=dn2wCAAAQBAJ&printsec=frontcover&dq=Crime+and+Autism+Spectrum+Disorder:+Myths+and+Mechanisms&hl=en&sa=X&ved=2ahUKEwio96D4qazqAhWGGuwKHQp1CFQQ6AEwAHoECAUQAg#v=onepage&q=Crime%20and%20Autism%20Spectrum%20Disorder%3A%20Myths%20and%20Mechanisms&f=false


https://link.springer.com/content/pdf/10.1007/s10803-016-2729-1.pdf


https://www.equalityhumanrights.com/en/ymchwiliadau-ac-archwiliadau/does-criminal-justice-system-treat-disabled-people-fairly


https://rootedinrights.org/sex-work-is-a-disability-issue-so-why-doesnt-the-disability-community-recognize-that/


https://narratively.com/secret-life-of-an-autistic-stripper/


https://www.huffpost.com/entry/disabled-sex-worker-destigmatize-sex-work_n_5b16d7a5e4b0734a99382480?guccounter=1&guce_referrer=aHR0cHM6Ly9yb290ZWRpbnJpZ2h0cy5vcmcvc2V4LXdvcmstaXMtYS1kaXNhYmlsaXR5LWlzc3VlLXNvLXdoeS1kb2VzbnQtdGhlLWRpc2FiaWxpdHktY29tbXVuaXR5LXJlY29nbml6ZS10aGF0Lw&guce_referrer_sig=AQAAABcJizQ0q676xce2yttutkC3Kk8AvrjuOnffOP2Kcjzp884iNekYF3iXwFEf19aFPgBGVLadqEQGgFfXIvlV3L9CTfSXU-3EF1sAptN2ILdB6Cw8NLZ27QR4g7l-kbeWdawqut7cBWBsrZMBPRzloATavopccHhUkl6QqdYvu6ct

venerdì 25 settembre 2020

IL TELEFONO CAMAP TORNA ATTIVO!

Riprende a funzionare con tutti i crismi il Telefono Camap e non possiamo che dirci felici all'idea di potervi dare questa comunicazione.

La sospensione del servizio è durata poco e ne siamo liete/i.