Ore 17 e 30 chiacchierata con il Camap; presentazione del libro 'La Critica Psichiatrica' di Gabriele Crimella
Ore 20 e 30 proiezione del documentario Senza Ragione
Benefit vittime della psichiatria
Giovedì 26 Gennaio Circolo Anarchico Bonometti - Vicolo Borgondio - Brescia
martedì 17 gennaio 2017
domenica 15 gennaio 2017
Dal 41bis all'isolamento totale per altri sei anni
L'ultimo Rapporto del Garante nazionale denuncia una storia di tortura,
segnalata dalla nostra Associazione all'ufficio del Garante, perpetrata
per anni sulla pelle di C.T., detenuto siciliano di 56 anni che fino al
15 ottobre si trovava nel carcere di Voghera, in uno dei braccetti
"speciali", quelli dell'isolamento totale. E proveniva da un altro
isolamento totale, quello del 41bis dove, probabilmente, avrà cominciato
ad avere i primi sintomi di instabilità psichica. Poi altri 5
lunghissimi anni, dal 2011 al 2016, in cui ha vissuto in isolamento
totale, affetto da gravissime patologie psichiche, in condizioni di
assoluto degrado, senza assistenza sanitaria adeguata e senza incontrare
anima viva al di fuori degli agenti e (forse) qualche medico, ma ne
dubitiamo.
La descrizione data di quest'uomo, e delle condizioni in cui era tenuto, lasciavano immaginare un uomo delle caverne: nudo, barba lunghissima, sporco, con gravi problemi psichici e privo di contatti umani. Chi ci avvisò ci mise anche in guardia: "attenti perché se vi mettete su questa storia vi tirerete addosso i servizi".
Con la massima discrezione abbiamo contattato il Garante ed anche un parlamentare perché questa storia doveva essere verificata e denunciata. Purtroppo il parlamentare volle far fare "opportune verifiche" trattandosi di una persona incriminata per mafia, come se ci fosse una legge che legittimi la tortura a seconda del titolo del reato, appellandosi alla "legalità"!
Il parlamentare non intervenne in compenso, probabilmente facendo qualche ricerca, mise la pulce nell'orecchio all'amministrazione penitenziaria permettendogli di "correre ai ripari" onde evitare che le condizioni di C.T. venissero riscontrate oggettivamente da qualche altro parlamentare o dal garante stesso. Il garante invece, per come si evince anche dalla relazione, è arrivato "tardi", C.T. era stato trasferito, guarda caso il giorno prima, per "osservazione psichiatrica, fino a miglioramento del quadro clinico" presso il Lorusso-Cutugno di Torino.
Detenuto C.T. trasferito e cartella clinica penitenziaria magicamente cancellata dal personale di Voghera il giorno stesso del trasferimento, quasi a voler cancellare ogni traccia della sua permanenza. Inoltre, l'autorità del garante è stata completamente ignorata, quasi Voghera avesse un regolamento e delle norme a se rispetto al resto del territorio italiano. Ma non ci meravigliamo, nei mesi scorsi abbiamo supportato i detenuti che hanno denunciato le violazioni delle norme costituzionali e dei diritti minimi dei detenuti, confermate dalla Garante Provinciale, appellandosi alle massime cariche dello Stato affinché cessasse questo stato di cose. Ora una ulteriore conferma. Noi ci chiediamo il perché.
Non è normale che l'amministrazione penitenziaria violi persino i suoi stessi regolamenti, l'isolamento per motivi disciplinari infatti è ammesso per non più di sei mesi, rinnovabile ma non all'infinito. E allora ci chiediamo quali sono le motivazioni reali che spingono lo Stato a rischiare così tanto? Quali gli interessi? A chi o cosa questa persona può fare male? Forse che una simile situazione confermerebbe che il regime di 41bis e di isolamento è tortura che può portare anche alla pazzia? Quello che si è operato a Voghera è stato un maldestro tentativo di cancellare il "corpo del reato" perché tenere un uomo in queste condizioni è tortura e, probabilmente, non è l'unico caso in Italia.
Ma in Italia se chiedi l'elemosina sei perseguibile penalmente, se invece torturi un uomo, chiunque esso sia, ti promuovono perché questo reato semplicemente non esiste, però si pratica e si pratica nelle strutture "legali" dello Stato, quelle atte a rieducare le persone che hanno sbagliato ed a risarcire le vittime!
L'unica speranza è che questa persona possa essere adeguatamente curata, magari anche con una sospensione della pena perché incompatibile col regime detentivo. Ma anche di questo ne dubitiamo perché C.T. è uno di quei detenuti cattivi e colpevoli per sempre, un ergastolano ostativo, che non può sperare in nessuna clemenza, neanche in queste condizioni e neanche dopo aver subito per anni torture che, purtroppo, non potranno essere cancellate come la sua cartella clinica
FONTE: www.yairaiha.org
Grazie al Collettivo Senza Numero per la segnalazione
La descrizione data di quest'uomo, e delle condizioni in cui era tenuto, lasciavano immaginare un uomo delle caverne: nudo, barba lunghissima, sporco, con gravi problemi psichici e privo di contatti umani. Chi ci avvisò ci mise anche in guardia: "attenti perché se vi mettete su questa storia vi tirerete addosso i servizi".
Con la massima discrezione abbiamo contattato il Garante ed anche un parlamentare perché questa storia doveva essere verificata e denunciata. Purtroppo il parlamentare volle far fare "opportune verifiche" trattandosi di una persona incriminata per mafia, come se ci fosse una legge che legittimi la tortura a seconda del titolo del reato, appellandosi alla "legalità"!
Il parlamentare non intervenne in compenso, probabilmente facendo qualche ricerca, mise la pulce nell'orecchio all'amministrazione penitenziaria permettendogli di "correre ai ripari" onde evitare che le condizioni di C.T. venissero riscontrate oggettivamente da qualche altro parlamentare o dal garante stesso. Il garante invece, per come si evince anche dalla relazione, è arrivato "tardi", C.T. era stato trasferito, guarda caso il giorno prima, per "osservazione psichiatrica, fino a miglioramento del quadro clinico" presso il Lorusso-Cutugno di Torino.
Detenuto C.T. trasferito e cartella clinica penitenziaria magicamente cancellata dal personale di Voghera il giorno stesso del trasferimento, quasi a voler cancellare ogni traccia della sua permanenza. Inoltre, l'autorità del garante è stata completamente ignorata, quasi Voghera avesse un regolamento e delle norme a se rispetto al resto del territorio italiano. Ma non ci meravigliamo, nei mesi scorsi abbiamo supportato i detenuti che hanno denunciato le violazioni delle norme costituzionali e dei diritti minimi dei detenuti, confermate dalla Garante Provinciale, appellandosi alle massime cariche dello Stato affinché cessasse questo stato di cose. Ora una ulteriore conferma. Noi ci chiediamo il perché.
Non è normale che l'amministrazione penitenziaria violi persino i suoi stessi regolamenti, l'isolamento per motivi disciplinari infatti è ammesso per non più di sei mesi, rinnovabile ma non all'infinito. E allora ci chiediamo quali sono le motivazioni reali che spingono lo Stato a rischiare così tanto? Quali gli interessi? A chi o cosa questa persona può fare male? Forse che una simile situazione confermerebbe che il regime di 41bis e di isolamento è tortura che può portare anche alla pazzia? Quello che si è operato a Voghera è stato un maldestro tentativo di cancellare il "corpo del reato" perché tenere un uomo in queste condizioni è tortura e, probabilmente, non è l'unico caso in Italia.
Ma in Italia se chiedi l'elemosina sei perseguibile penalmente, se invece torturi un uomo, chiunque esso sia, ti promuovono perché questo reato semplicemente non esiste, però si pratica e si pratica nelle strutture "legali" dello Stato, quelle atte a rieducare le persone che hanno sbagliato ed a risarcire le vittime!
L'unica speranza è che questa persona possa essere adeguatamente curata, magari anche con una sospensione della pena perché incompatibile col regime detentivo. Ma anche di questo ne dubitiamo perché C.T. è uno di quei detenuti cattivi e colpevoli per sempre, un ergastolano ostativo, che non può sperare in nessuna clemenza, neanche in queste condizioni e neanche dopo aver subito per anni torture che, purtroppo, non potranno essere cancellate come la sua cartella clinica
FONTE: www.yairaiha.org
Grazie al Collettivo Senza Numero per la segnalazione
Una legge per regolare il TSO (?)
Chiediamo una "legge Mastrogiovanni" per regolare il Tso
di Valentina Stella
Il Dubbio, 2 gennaio 2017
Parla l'avvocato Michele Capano, legale della sorella della vittima e tesoriere dei Radicali Italiani. In attesa della pubblicazione delle motivazioni della sentenza di secondo grado sul caso Mastrogiovanni abbiamo intervistato Michele Capano, legale della sorella della vittima.
Avvocato, in secondo grado è arrivata anche la condanna per gli infermieri.
In appello i giudici hanno fatto un ragionamento diverso rispetto a quello di primo grado: di fronte a un ordine di tipo manifestamente criminale, come quello della contenzione ininterrotta e prolungata nel caso in questione, non è possibile giustificare una persona che ubbidisce. Potremmo dire che i giudici hanno stabilito il dovere alla disobbedienza di questi infermieri: disobbedire è doveroso quando ti viene ordinato di delinquere.
Può ritenersi complessivamente soddisfatto della sentenza?
Ritengo positiva la sentenza perché il punto di principio che riguarda anche la responsabilità degli infermieri era il vero nodo da sciogliere. Certo non è stata una sentenza severa dal punto di vista delle pene inflitte, ma da radicale il tema mi appassiona poco... piuttosto si è cominciata ad illuminare la grande zona d'ombra delle condizioni di svolgimento dei Tso.
Però forse è da sottolineare negativamente il fatto che i medici continuino a svolgere il loro lavoro come se niente fosse.
Sì, la sentenza d'appello ha anche cancellato l'interdizione temporanea dalla professione, che riguardava i medici, ma il nodo è rappresentato dalla tutela dei pazienti che sono sottoposti a Tso... Presso la procura della Repubblica di Lagonegro pende una indagine per la morte di un ragazzo, Massimiliano Malzone, avvenuta lo scorso anno nell'ospedale di Sant'Arsenio e che era stato curato da alcuni degli stessi medici coinvolti nel caso Mastrogiovanni, e non è l'unico caso di morte ' da Tso" nell'ultimo anno nella sola provincia di Salerno. Anche alcuni psichiatri incredibilmente ritengono che quando un cittadino viene "investito" dal Tso... nei suoi confronti - dalla contenzione al sovraccarico di farmaci, finanche alla privazione di contatti con i familiari - siano permesse condotte altrimenti impensabili. Come se si entrasse - è il caso di Mastrogiovanni - in una dimensione parallela, e il paziente si trasformasse da persona in "cosa".
In Italia si registrano 20.000 Tso all'anno. Com'è la situazione in generale?
Alcuni dati indicano una differenza tra regione e regione: in Friuli Venezia Giulia ci sono cinque Tso per 10.0000 abitanti, in Sicilia trenta Tso per 10.0000 abitanti. Significa che da un lato c'è una strategia per non arrivare direttamente alla soluzione del Tso, mentre dall'altro lato c'è una maggiore superficialità e una minore efficacia dei servizi psichiatrici territoriali che dovrebbero svolgere una funzione ' preventivà.
Quale ruolo gioca il Sindaco nella procedura?
È uno dei problemi sul tappeto: nella legge nel 1978 (ndr legge del 23/ 1978 n. 833 che agli articoli 33- 35 disciplina i trattamenti sanitari obbligatori) la presenza del Sindaco veniva immaginata con un ruolo di garanzia del cittadino: l'intervento nella procedura è presto divenuto esclusivamente burocratico, un passaggio di carte senza alcuna contezza della effettiva necessità di ricorrere alla misura privativa della libertà personale. Non ho ancora trovato in Italia un sindaco che abbia rifiutato di ordinare un Tso che gli fosse stato proposto. Forse è il caso di pensare ad una figura diversa. Magari il Garante dei diritti delle persone ristrette.
Lei è anche Tesoriere di Radicali Italiani, i quali chiedono una legge di riforma del Tso.
Sì, pensiamo a una "Legge Mastrogiovanni" che introduca, così come avviene per l'arresto e il fermo, una udienza di convalida, e verifica dell'utilità del prosieguo della privazione della libertà, nel giro di 72 ore o giù di lì. Vogliamo dare a chi subisce il Tso un avvocato, di fiducia o di ufficio che sia. Siamo sicuri che il solo aumento del "filtro" e del controllo potrebbe più che dimezzare i Tso attuali.
riportiamo la notizia così come l'abbiamo ricevuta, grazie al Collettivo Senza Numero per la segnalazione
di Valentina Stella
Il Dubbio, 2 gennaio 2017
Parla l'avvocato Michele Capano, legale della sorella della vittima e tesoriere dei Radicali Italiani. In attesa della pubblicazione delle motivazioni della sentenza di secondo grado sul caso Mastrogiovanni abbiamo intervistato Michele Capano, legale della sorella della vittima.
Avvocato, in secondo grado è arrivata anche la condanna per gli infermieri.
In appello i giudici hanno fatto un ragionamento diverso rispetto a quello di primo grado: di fronte a un ordine di tipo manifestamente criminale, come quello della contenzione ininterrotta e prolungata nel caso in questione, non è possibile giustificare una persona che ubbidisce. Potremmo dire che i giudici hanno stabilito il dovere alla disobbedienza di questi infermieri: disobbedire è doveroso quando ti viene ordinato di delinquere.
Può ritenersi complessivamente soddisfatto della sentenza?
Ritengo positiva la sentenza perché il punto di principio che riguarda anche la responsabilità degli infermieri era il vero nodo da sciogliere. Certo non è stata una sentenza severa dal punto di vista delle pene inflitte, ma da radicale il tema mi appassiona poco... piuttosto si è cominciata ad illuminare la grande zona d'ombra delle condizioni di svolgimento dei Tso.
Però forse è da sottolineare negativamente il fatto che i medici continuino a svolgere il loro lavoro come se niente fosse.
Sì, la sentenza d'appello ha anche cancellato l'interdizione temporanea dalla professione, che riguardava i medici, ma il nodo è rappresentato dalla tutela dei pazienti che sono sottoposti a Tso... Presso la procura della Repubblica di Lagonegro pende una indagine per la morte di un ragazzo, Massimiliano Malzone, avvenuta lo scorso anno nell'ospedale di Sant'Arsenio e che era stato curato da alcuni degli stessi medici coinvolti nel caso Mastrogiovanni, e non è l'unico caso di morte ' da Tso" nell'ultimo anno nella sola provincia di Salerno. Anche alcuni psichiatri incredibilmente ritengono che quando un cittadino viene "investito" dal Tso... nei suoi confronti - dalla contenzione al sovraccarico di farmaci, finanche alla privazione di contatti con i familiari - siano permesse condotte altrimenti impensabili. Come se si entrasse - è il caso di Mastrogiovanni - in una dimensione parallela, e il paziente si trasformasse da persona in "cosa".
In Italia si registrano 20.000 Tso all'anno. Com'è la situazione in generale?
Alcuni dati indicano una differenza tra regione e regione: in Friuli Venezia Giulia ci sono cinque Tso per 10.0000 abitanti, in Sicilia trenta Tso per 10.0000 abitanti. Significa che da un lato c'è una strategia per non arrivare direttamente alla soluzione del Tso, mentre dall'altro lato c'è una maggiore superficialità e una minore efficacia dei servizi psichiatrici territoriali che dovrebbero svolgere una funzione ' preventivà.
Quale ruolo gioca il Sindaco nella procedura?
È uno dei problemi sul tappeto: nella legge nel 1978 (ndr legge del 23/ 1978 n. 833 che agli articoli 33- 35 disciplina i trattamenti sanitari obbligatori) la presenza del Sindaco veniva immaginata con un ruolo di garanzia del cittadino: l'intervento nella procedura è presto divenuto esclusivamente burocratico, un passaggio di carte senza alcuna contezza della effettiva necessità di ricorrere alla misura privativa della libertà personale. Non ho ancora trovato in Italia un sindaco che abbia rifiutato di ordinare un Tso che gli fosse stato proposto. Forse è il caso di pensare ad una figura diversa. Magari il Garante dei diritti delle persone ristrette.
Lei è anche Tesoriere di Radicali Italiani, i quali chiedono una legge di riforma del Tso.
Sì, pensiamo a una "Legge Mastrogiovanni" che introduca, così come avviene per l'arresto e il fermo, una udienza di convalida, e verifica dell'utilità del prosieguo della privazione della libertà, nel giro di 72 ore o giù di lì. Vogliamo dare a chi subisce il Tso un avvocato, di fiducia o di ufficio che sia. Siamo sicuri che il solo aumento del "filtro" e del controllo potrebbe più che dimezzare i Tso attuali.
riportiamo la notizia così come l'abbiamo ricevuta, grazie al Collettivo Senza Numero per la segnalazione
mercoledì 4 gennaio 2017
Assunti dall’Asl due psichiatri coinvolti nella morte di Mastrogioivanni...
SALERNO
- Due medici condannati in appello per la morte del maestro Franco
Mastrogiovanni, avvenuta nel reparto psichiatrico dell’ospedale di Vallo
della Lucania dopo un calvario di quattro giorni e capace di commuovere
l’intera Italia, vengono «premiati» dall’Asl Salerno che li assume a
tempo indeterminato.
La stessa Azienda che si è costituita parte civile, e anche in secondo grado ha avuto il riconoscimento del risarcimento,
ha stabilizzato due psichiatri coinvolti nel processo. Si tratta di
Raffaele Basso e Americo Mazza entrambi in servizio presso l’Unità
operativa di Salute mentale di Sant’Arsenio. Basso fu condannato in
primo grado a quattro anni per falso in cartella clinica: in appello, la
pena è stata ridotta a due anni. Mazza, in primo grado fu condannato
con la stessa accusa a tre anni rimodulata ad un anno e dieci mesi. Un
appello giunto meno di dieci giorni fa proprio come la riapertura del
Reparto ospedaliero di Vallo della Lucania che segnava un cambio di
passo. Un simbolo della rinascita.
La scelta di assumere i due medici,
condannati ma in attesa di sentenza definitiva, «viaggia su binari
indipendenti, che si basa su requisiti diversi», come
sottolineano dall’ufficio legale dell’Asl. Mentre il direttore generale,
Antonio Giordano, chiosa in modo diplomatico: «Dopo la morte del
professore Mastrogiovanni l’Azienda di Salerno decise un programma di
ristrutturazione dei servizi psichiatrici ospedalieri e trasferì il
personale di quel reparto (Vallo della Lucania,ndr) presso il presidio
di Sant’Arsenio. Lo stesso personale, medico ed infermieristico, ha
lavorato negli ultimi quattro anni presso il servizio ospedaliero di
Sant’arsenio. La magistratura ha giudicato e noi ne prendiamo atto. Quel
personale medico lavora ora in altri servizi del dipartimento di salute
mentale. E la Asl è impegnata in un percorso di umanizzazione e di
specializzazione della cura nelle fasi e nelle sedi dove si gestisce la
crisi psichiatrica».
Si ribella al TSO ed aggredisce l'equipe
Qualche mese dopo la morte di Andrea Soldi. l'ennesimo "TSO
programmato" e concordato con i familiari del soggetto designato,
presenta un epilogo a parti invertite.
Antonio Cassotta, allertato dalla presenza non richiesta degli operatori psichiatrici alla sua porta, afferra un coltello e colpisce la psichiatra e uno dei due infermieri presenti.
Scatta l'accusa di tentato omicidio e Antonio viene tratto in arresto e condotto in carcere.
Se avessimo anche una pur minima percezione di cosa significhi subire delle cure psichiatriche coatte, probabilmente non avremmo alcuna difficoltà nel vedere nell'azione di Antonio più che un tentativo di omicidio, un "eccesso di legittima difesa".
Pur non venendo meno né la rilevanza penale, né la condanna morale di questo comportamento, esso, visto sotto questa luce, apparirebbe immediatamente intelligibile e offrirebbe elementi per capire la natura del trattamento sanitario obbligatorio e le radici della violenza in psichiatria.
Se si vuole essere onesti bisogna dire che la violenza (agita/subita) è elemento intrinseco alla pratica psichiatrica. L'obbligo alle cure per gli utenti psichiatrici (e il correlato obbligo a curare in capo agli operatori psichiatrici) regolato dalla normativa sul TSO crea un inevitabile conflitto fra gli attori in campo (fra l'altro in presenza di un dislivello di potere fra chi DEVE imporre le cure e chi DEVE subirle).
L'uso della forza è legittimo se agito dagli operatori. Assume rilevanza penale solo se agito dagli utenti sotto forma di resistenza attiva o passiva alle cure.
Questo è il motivo per cui di fronte a fatti di violenza simili, si attuino percorsi giudiziari così dissimili.
Nel caso di Andrea Soldi gli operatori risultano indagati a piede libero e in attesa di sapere se saranno o meno rinviati a giudizio. Per Antonio invece si aprono immediatamente le porte del carcere e, con tutta probabilità, inizia il percorso obbligato nel sistema della carcerazione psichiatrica.
Antonio Cassotta, allertato dalla presenza non richiesta degli operatori psichiatrici alla sua porta, afferra un coltello e colpisce la psichiatra e uno dei due infermieri presenti.
Scatta l'accusa di tentato omicidio e Antonio viene tratto in arresto e condotto in carcere.
Se avessimo anche una pur minima percezione di cosa significhi subire delle cure psichiatriche coatte, probabilmente non avremmo alcuna difficoltà nel vedere nell'azione di Antonio più che un tentativo di omicidio, un "eccesso di legittima difesa".
Pur non venendo meno né la rilevanza penale, né la condanna morale di questo comportamento, esso, visto sotto questa luce, apparirebbe immediatamente intelligibile e offrirebbe elementi per capire la natura del trattamento sanitario obbligatorio e le radici della violenza in psichiatria.
Se si vuole essere onesti bisogna dire che la violenza (agita/subita) è elemento intrinseco alla pratica psichiatrica. L'obbligo alle cure per gli utenti psichiatrici (e il correlato obbligo a curare in capo agli operatori psichiatrici) regolato dalla normativa sul TSO crea un inevitabile conflitto fra gli attori in campo (fra l'altro in presenza di un dislivello di potere fra chi DEVE imporre le cure e chi DEVE subirle).
L'uso della forza è legittimo se agito dagli operatori. Assume rilevanza penale solo se agito dagli utenti sotto forma di resistenza attiva o passiva alle cure.
Questo è il motivo per cui di fronte a fatti di violenza simili, si attuino percorsi giudiziari così dissimili.
Nel caso di Andrea Soldi gli operatori risultano indagati a piede libero e in attesa di sapere se saranno o meno rinviati a giudizio. Per Antonio invece si aprono immediatamente le porte del carcere e, con tutta probabilità, inizia il percorso obbligato nel sistema della carcerazione psichiatrica.
La verità che l'obbligo alle cure/a curare trasforma tutti gli attori
ora in vittime, ora in carnefici, in un gioco perverso senza fine. La
differenza sostanziale fra Andrea o Antonio e i loro curatori
compulsavi, è che loro non hanno mai invaso i loro spazi o imposto la
loro visione delle cose, non hanno dichiarato nessuna guerra alla
normalità: hanno solo resistito alle attenzioni altrui al prezzo della
propria vita (Andrea) e della propria libertà (Antonio).
Potremmo concludere con i versi di Alberto Paolini, ex internato del manicomio S. Maria della Pietà:
"A voi che ascoltate una domanda porgere vorrei...
Quale dei due è più dannoso o più pericoloso:
chi nella rete è preso o chi la trama ha teso?"
http://torino.repubblica.it/…/si_ribella_al_tso_e_aggredi…/…
Potremmo concludere con i versi di Alberto Paolini, ex internato del manicomio S. Maria della Pietà:
"A voi che ascoltate una domanda porgere vorrei...
Quale dei due è più dannoso o più pericoloso:
chi nella rete è preso o chi la trama ha teso?"
http://torino.repubblica.it/…/si_ribella_al_tso_e_aggredi…/…
mercoledì 28 dicembre 2016
Paolo Algranati "Voci dal silenzio - diario di uno psichiatra anomalo" edit. Eléuthera

E' la cronaca 1981 - 1998 dell'apertura, della restituzione di responsabilità individuali, e infine svuotamento, di un reparto del Manicomio di Roma
Questo è senz'altro un libro che gli attuali psichiatri, magari magari anche quelli detentori di cattedra universitaria, nonché il collaterale personale dei sedicenti 'servizi di salute mentale', dovrebbero leggere e rileggere - ammesso e non concesso che un testa di casso ben convinto della superiorità -e comodità - della propria cassosità, possa capire come si fa a non essere testa di casso. (in ogni caso chi scrive questa segnalazione ritiene che è proprio il ruolo di psichiatra, il mestiere in sé, fondato su presunzione vana non seria non autentica medica, ma tesa a mantenere la tradizione la paga il prestigio il ruolo, che fa il danno; tanto più se il personale coadiuvante gioca simultaneamente lo stesso gioco scaricabarile e scansaproblemi di 'solo i miei compiti' e 'non voglio rogne' ..)
E' la storia negli anni - dal 1981 al 1998 - di come gli internati di uno dei reparti del Manicomio di Roma, sono stati progressivamente 'resi liberi'; di come cioè si è svolta nel concreto l'operazione basagliana di apertura e svuotamento del reparto, con sistemazione curata fuori di tutti i 'pazienti' uno per uno.
Progressivamente si è passati dalla situazione di tutti inchiavardati a ruoli mimica pantomime fissi totalmente subordinati senza diritti e senza voce, inchiavardati alla routine giornaliera sotto una gerarchia di infermieri di fatto solo secondini - una suora caposala direttrice pluridecennale forse faceva la cresta sui farmaci degna di un film a tinte cupe,
a una situazione di rottura della routine di reparto e dei ruoli fissi, con gli infermieri e gli operatori delle pulizie, e anche i medici, che non tengono più le distanze dai 'malati', anzi ci parlano spesso alla pari.
incominciando da: se dare gocce di serenase o discorrerci per due ore, che si dimostra altrettanto risolutivo (pag. 42),
sorgono discussioni a più voci sugli argomenti e problemi più importanti, come su pericolosità, incomprensibilità, inguaribilità, non considerati astrattamente ma di fronte alla realtà di tre pazienti corrispondenti (a pag 106 e seg) ,
sottolineamo che in questo percorso le terapie farmacologiche sono assai ridotte: più della metà dei pazienti NON ASSUMONO ALCUNA TERAPIA, per gli altri ... (pag. 158 e seg.)
è discusso perché c'è cronicizzazione e come riabilitare (pag.161)
si trova che nei nuovi servizi di salute mentale (anni 1996 -97), che dovrebbero dare una mano per alcuni dei dismessi, ci sono invece "Meccanismi disabilitanti" della persona del tutto analoghi a quelli del vecchio manicomio, molto spesso questi nuovi servizi danno un apporto decisamente negativo (pag. 182)
infine una analisi di cosa è comunità (pag. 184).
e, 1998, tutti sistemati fuori e manicomio chiuso.
---------
L'autore, lo psichiatra Paolo Agranati, nato a Roma nel 1954,

è il responsabile che entrato giovanissimo nel reparto in questione, nel 1981 a soli 27 anni, si appassiona dirige lotta per tutta l'operazione fino alla chiusura 1998. Si autodefinisce "psichiatra anomalo" e effettivamente da come agisce e ragiona è all'estremo limite della psichiatria basagliana. Prossimo se non quasi raggiungente, nel suo limitare al massimo i mezzi medici aumentando invece la sensibilità umana, l'antipsichiatria vera, quella che nega decisamente la psichiatria stessa, cioè Laing, Cooper, il nostro Giorgio Antonucci, l'ultimo Loren Mosher.
fonte: http://www.nopazzia.it
mercoledì 14 dicembre 2016
Appuntamenti antipsichiatrici a Dicembre
Questa settimana a Vicenza e Roma:
presentazioni ELETTROSHOCK sab 17 SCHIO e dom 18 MONTECCHIO (VICENZA)
SABATO 17 DICEMBRE SCHIO (VICENZA)
c/o il bar Due Mori in via Pasubioalle ore 21 presentazione di:
“ELETTROSHOCK” La storia delle terapie elettroconvulsive e i racconti di chi le ha vissute.”
a cura del Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud.
Edizioni Sensibili Alle Foglie.
DOMENICA 18 DICEMBRE MONTECCHIO (VICENZA)
c/o Circolo La Mesa in via Leonardo da Vinci (zona Alte Ceccato)alle ore 16:30 presentazione di:
“ELETTROSHOCK” La storia delle terapie elettroconvulsive e i racconti di chi le ha vissute.”
a cura del Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud
Edizioni Sensibili Alle Foglie.
per info: antipsichiatriapisa@inventati.org www.artaudpisa.noblogs.org
Venerdì 16/12 al Bam FUGA DALLA PSICHIATRIA SE LA CONOSCI LA EVITI
Dai manicomi criminali agli OPG, dagli OPG alle REMS. Riforme
presentate come “superamenti”. Ma cosa c’è davvero sulla imbandita
tavola del controllo psichiatrico? Proviamo a capirlo assieme.
La serata avrà luogo al BAM (Biblioteca abusiva metropolitana), via dei Castani 42 (Metro C, Tram 5-19, Centocelle, Roma) a partire dalle ore 18.30.
Programma della serata:
– Proiezione di “Blocco E, IV piano” di Sergio Bertani
– Dal manicomio alle Rems: L’evoluzione del potere psichiatrico – dibattito
– Distribuzione dell’opuscolo “Tattiche e strategie di fuga dalla psichiatria”
– Incursione musicale di Italo Vegliante – La Pantera Rosa
– A seguire cena a buffet a sostegno del collettivo senzanumero

La serata avrà luogo al BAM (Biblioteca abusiva metropolitana), via dei Castani 42 (Metro C, Tram 5-19, Centocelle, Roma) a partire dalle ore 18.30.
Programma della serata:
– Proiezione di “Blocco E, IV piano” di Sergio Bertani
– Dal manicomio alle Rems: L’evoluzione del potere psichiatrico – dibattito
– Distribuzione dell’opuscolo “Tattiche e strategie di fuga dalla psichiatria”
– Incursione musicale di Italo Vegliante – La Pantera Rosa
– A seguire cena a buffet a sostegno del collettivo senzanumero

SABATO 17/12 SERATA ANTIPSICHIATRICA al Centocelle Aperte
venerdì 2 dicembre 2016
Omicidio Casu – ingiustizia è fatta
Il
26 Ottobre 2016, a dieci anni dalla morte di Giuseppe Casu,
l’interminabile vicenda processuale legata alla sua uccisione nel
reparto di psichiatria di Cagliari, è giunta alla sua assurda e
grottesca conclusione: tutti innocenti i responsabili dell’assassinio di
quest’uomo, unici colpevoli i militanti antipsichiatrici che hanno
osato sollevare il caso. Questa tragica storia merita di essere
ricordata ancora una volta, per come riassume in se la natura criminale
del potere, in tutte le sue articolazioni.
Nel
Giugno 2006 viene sottoposto a TSO un venditore ambulante di Quartu
Sant’Elena, Giuseppe Casu. La richiesta parte dall’amministrazione
comunale di Quartu (sindaco Ruggeri) impegnata in un’aggressiva campagna
per cacciare i venditori ambulanti dal centro. Poiché, nonostante le
numerose multe, Giuseppe Casu insiste a presentarsi in piazza con la sua
motocarrozzella piena di verdure, dal comune organizzano per lui una
vera e propria trappola. Tutto avviene molto rapidamente, i giornalisti
sono stati preavvisati e attendono dietro l’angolo, intervengono i
carabinieri con le guardie municipali, spunta anche un’ambulanza. Gli
agenti lo afferrano con la forza, di fronte a tutti, lo sbattono a
terra, lo immobilizzano. Giuseppe Casu viene caricato, ammanettato alla
barella e portato via. È in atto un ricovero coatto in psichiatria. Il
signor Casu non era mai stato in “cura” da uno psichiatra, il suo
ricovero all’ospedale SS. Trinità di Cagliari, oltre a non avere alcuna
giustificazione “medica”, è illegittimo ed illegale, infatti il giudice
non ha convalidato il TSO entro la scadenza stabilita per legge.
Tecnicamente si tratterebbe di abuso di potere e sequestro di persona,
cosa per cui sono stati incriminati, processati, e poi naturalmente
assolti, sette medici del reparto di psichiatria, a cominciare da Turri,
allora primario. Dopo sette giorni di contenzione ininterrotta (legato
al letto mani e piedi) e di sevizie impropriamente spacciate come
“cure”, Giuseppe Casu muore.
Per la morte, non certo
accidentale, di quest’uomo vengono incriminati e processati il primario
Turri e la dottoressa Cantone. I periti del tribunale attribuiscono la
sua morte a diversi fattori, dalla lunghissima stasi dovuta alla
contenzione, a uno psicofarmaco fortemente tossico per il cuore
l’Aloperidolo che gli è stato somministrato in dosi massicce assieme ad
altri farmaci pericolosi e inutili. Immediatamente dopo la sua morte, i
familiari e il “Comitato verità e giustizia per Giuseppe Casu” chiedono
giustizia per quest’uomo e per tutta risposta i resti anatomici della
vittima vengono fatti sparire dall’ospedale e sostituiti con quelli di
un altro paziente! Lo scandalo che ne segue è tale che i primari dei
reparti coinvolti vengono sospesi dal servizio e in psichiatria si avvia
un timido tentativo di riforma, per ridurre almeno le pratiche più
violente e letali. Poi, poco a poco, tutto torna come prima: viene
reintegrato in servizio l’ex primario dott. Turri, che viene poi assolto
nel processo di primo grado, assieme alla dottoressa Cantone. Il
primario di anatomia patologica invece, dopo una prima assoluzione in
primo grado, viene condannato in appello ad Aprile 2013, per aver fatto
sparire i resti anatomici del signor Casu. La sparizione dei resti della
vittima ha però sortito il suo malefico effetto, infatti, il 19
Settembre 2013, i giudici di appello, non potendo accertare precisamente
le cause della morte di signor Casu, assolvono i medici Turri e Cantone
anche nel secondo e terzo grado di giudizio. Evidentemente il delitto
paga!!
Per
la morte del signor Giuseppe Casu nessuno è colpevole. Colpevoli sono
invece alcune/i attiviste/i, per aver volantinato davanti al reparto di
psichiatria, nel 2009, quando il dott. Turri dopo un anno e tre mesi di
sospensione preventiva, viene reintegrato. La rabbia per l’arroganza di
questa imposizione fa loro utilizzare per il primario l’appellativo,
forse poco elegante, di assassino. Nell’occasione vengono identificat*
da una volante della polizia e in seguito denunciat* dagli avvocati di
Turri per “diffamazione” e processat*. Assolt* in primo grado, vengono
poi condannat* in appello, su richiesta della procura generale.
Una condanna che ha il sapore
di una intimidazione e di una vendetta. Il messaggio è chiaro, sulla
tragica vicenda del signor Giuseppe Casu va messa una pietra tombale, i
responsabili, tutti inseriti nelle schiere dei poteri forti locali, non
ammettono critiche. Noi siamo invece di parere opposto, per tutta la
durata dei processi non abbiamo mai smesso di denunciare l’accaduto e la
necessità di sostenere, anche economicamente i militant* che hanno
subito una condanna, sarà l’occasione per continuare a farlo. Contro le
sevizie psichiatriche di ieri e di oggi.
G.A.P. Cagliari
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