domenica 28 giugno 2015

Cosa ha visto uno Sciamano in un ospedale psichiatrico

Secondo gli sciamani la malattia mentale simboleggia la “nascita di un guaritore”, spiega Malidoma Patrice Somé. I disturbi mentali sono emergenze spirituali, crisi spirituali e devono essere presi in considerazione come tali per aiutare il guaritore a “nascere”.
Ciò che nella cultura Occidentale viene visto come malattia, il popolo Dagara lo considera una “buona notizia dall’altro mondo”. La persona che sta attraversando la crisi è stata scelta come mezzo per comunicare un messaggio alla comunità dal regno dello spirito.
“Disturbi mentali e disturbi comportamentali di ogni tipo sono tutti segni che due energie incompatibili si sono fuse nello stesso campo,” dice il Dott. Somé. Questi disturbi si verificano quando la persona non viene assistita nel rapportarsi con la presenza dell’energia del regno dello spirito.
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Una delle cose che il Dott. Somé notò quando arrivò negli Stati Uniti nel 1980 per i suoi studi universitari fu il modo in cui l’Occidente tratta la malattia mentale.
Quando un suo collega fu ricoverato in un istituto mentale a causa di “depressione nervosa” il Dott. Somè decise di andare a fargli visita. Non sapeva però che questa visita sarebbe stata per lui una fonte di riflessione.
“Ero così scioccato. Quella fu la prima volta che mi sono ritrovato faccia a faccia con ciò che viene fatto qui alle persone che presentano gli stessi sintomi che ho visto nel mio villaggio”.
Ciò che colpì il Dott. Somè fu che l’attenzione ai sintomi era basata sulla patologia, sull’idea che quella condizione era qualcosa che doveva essere fermata.
Questa visione era in completa opposizione con il modo in cui la sua cultura considera questa situazione.
Mentre si guardava intorno nel reparto osservando i pazienti, alcuni in camicie di forza, altri tenuti in celle perchè sotto farmaci, altri urlando, fece questa considerazione: “Così è questo il modo in cui i guaritori che stanno tentando di nascere vengono trattati in questa cultura. Che peccato! Che peccato che una persona finalmente allineata con la potenza dall’altro mondo venga così sprecata”.
Noi occidentali non siamo educati ad affrontare e riconoscere l’esistenza di fenomeni psichici, di un mondo spirituale. In effetti le abilità psichiche sono quasi denigrate.
Quando le energie del mondo spirituale emergono in una psiche occidentale, l’individuo è completamente incapace di integrarle o anche soltanto di riconoscere cosa sta accadendo. Il risultato è tremendo: senza il giusto contesto e assistenza nei rapporti con un altro livello di realtà la persona è considerata folle.
Il dosaggio pesante di farmaci anti-psicotici aggrava poi il problema e impedisce l’integrazione delle due energie che potrebbe portare allo sviluppo dell’anima e alla crescita dell’individuo che ha ricevuto queste energie.

giovedì 18 giugno 2015

Appuntamento importante al magazzino 47


In occasione dell'edizione 2015 del "Magafest", il collettivo antipsichiatrico camuno sarà ospite mercoledì 24 giugno per una serata informativa e la presentazione del libro "La critica psichiatrica".
Vi aspettiamo perciò numerosi al Magazzino 47 di Brescia, dalle ore 19:00.

Per maggiori info: www.magazzino47.org

Veronika

venerdì 12 giugno 2015

in EMILIA 2 presentazioni del libro "ELETTORSHOCK": ven 19/06 MODENA sab 20/06 REGGIO EMILIA


in EMILIA 2 PRESENTAZIONI del LIBRO: "ELETTROSHOCK"
La storia delle terapie elettroconvulsive e i racconti di chi le ha vissute."

a cura del Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud
Edizioni Sensibili Alle Foglie.

MODENA VENERDI' 19 GIUGNO alle ORE 20:30
c/o Laboratorio Libertario Ligéra piazza della Pomposa 8

REGGIO EMILIA SABATO 20 GIUGNO alle ORE 17
c/o sala della Rosta, Centro sociale Rosta Nuova
cinema Rosebud via medaglie d'oro della resistenza 6

per info:
antipsichiatriapisa@inventati.org
www.artaudpisa.noblogs.org
e ricordiamoci Domenica 14

venerdì 5 giugno 2015

Trailer de 'Gli Internauti'

Negli OPG si viene internati a seguito dell’applicazione della legge 222 del codice penale che dice in breve : “Nel caso di proscioglimento per infermità psichica è sempre ordinato il ricovero dell’imputato in un ospedale psichiatrico giudiziario per un tempo non inferiore a due anni.” Nella maggior parte dei casi questi due anni si prorogano all’infinito trasformandosi in un vero e proprio ergastolo bianco. Questa procedura che è oramai una sorta di routine non è nient’altro che lo strascico del vecchio codice Rocco del 1930, in cui il folle era considerato incurabile, pericoloso, irresponsabile e quindi da isolare dalla società e da rinchiudere per sempre in una istituzione manicomiale. Oggi giorno questo concetto è ampiamente superato per una migliore conoscenza delle patologie psichiatriche, ed anche da una efficace farmacologia in grado di ridare al malato una responsabilità, una capacità critica e di giudizio e un comportamento adeguato alle circostanze. Tuttavia l’Italia è rimasta oggi in Europa l’unica nazione dove alla diagnosi di vizio totale o parziale di mente dell’imputato, al momento in cui ha commesso il delitto, il reo rimanga ancora in un ambito penale. Negli scantinati della società, quali possono essere gli OPG, la bonifica psicofisica del recluso ammalato è soltanto un’ ipotesi legislativa che non trova alcun riscontro obiettivo nella realtà. Non sono gli orfanotrofi, le case di rieducazione, gli ospizi per anziani o le carceri il traguardo dell’esclusione, ma bensì i cari e vecchi “ manicomi criminali “, veri luoghi di degradazione umana, dove la violenza dell’uomo sull’uomo tocca vertici abissali.
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Da “GLI INTERNAUTI”, Franco Guardascione
Franco Guardascione è un fotografo di reportage. È napoletano d’origine, e da anni vive e lavora a poche decine di km da Firenze. A metà degli anni Ottanta fu un tragico episodio familiare a farlo scontrare con la realtà delle malattie mentali e a fargli conoscere i luoghi all’interno dei quali le patologie manicomiali venivano “curate”, luoghi che avrebbero accolto il fratello maggiore.
Il libro fotografico “Gli esclusi”, di Luciano D’Alessandro, che negli anni Settanta spalleggiò la legge Basaglia per la chiusura dei manicomi fu per Franco una folgorazione, e l’input alla realizzazione di un progetto personale che da quel tema partisse.
Nel 2008 Guardascione ha dato il via ad “Internauti”: quattro anni trascorsi ad ottenere i permessi necessari, l’hanno portato all’interno dei sei ospedali psichiatrici giudiziari d’Italia. Castiglione delle Stiviere, Montelupo Fiorentino, Reggio Emilia, Aversa, Napoli e Barcellona Pozzo di Gotto (Messina). Il risultato è un corposo reportage: un avvicinamento lento e progressivo verso i protagonisti di questi spazi, gli uomini e i luoghi che si sono vissuti l’un l’altro.
Guardascione, ancora, scrive: “In ogni OPG in cui sono entrato ho sempre percepito la sensazione che le mura, scrostate e malandate, urlassero silenziosamente il dolore assorbito negli anni dalle persone che vi avevano soggiornato all’interno. Ho avuto lunghe ore di dialogo con tanti internati, parole che mi svuotavano, demolivano certezze arricchendomi con altre, ignote fino a quel momento e tornavo a casa stanco e commosso.
Le foto sono venute fuori naturalmente, senza forzature e senza far subire stress ai
soggetti. Ho ascoltato tante storie, toccanti, ingiuste e strazianti, ed ho capito che in questi istituti non vi sono rinchiusi dei mostri come l’opinione pubblica ne è perlopiù convinta, ma persone sfortunate, con pesi così grandi da esserne schiacciati e sommersi così profondamente da scomparire dalla società, che per pura comodità, sigilla il tutto dietro tre mandate di chiavistello rugginoso.”

Da "GLI INTERNAUTI", Franco Guardascione
Da “GLI INTERNAUTI”, Franco Guardascione
Di fondo, nella drammaticità di alcuni di questi scatti, vi si legge un costante rispetto per le tragedie umane e personali delle quali il fotografo è al cospetto.
In ogni istituto risiedevano circa 150-200 detenuti, la maggior parte dei quali macchiati di reati lievi o banali. Malati psichiatrici, i più di loro con alle spalle piccoli reati. Ma che la società non è in grado di tutelare, di proteggere, nemmeno da loro stessi, per i quali, fino ad ora, non si è tentata un’integrazione, in quel mondo che tende ad escludere i più fragili, quanto piuttosto un progressivo allontanamento da
essa, rendendo queste persone dei reclusi, respinti, ignorati, sedati.
LA VIDEOINSTALLAZIONE
Dal reportage “OPG” è nata, grazie alla collaborazione di Guardascione con il fotografo Marco Dal Maso, la videoinstallazione “GLI INTERNAUTI”, un’opera per certi versi “partecipativa”, che proietta lo spettatore letteralmente all’interno del lavoro fotografico. Un progetto pensato “uno a uno”, per una visione intima e personale. E’ uno spazio cubico, di dimensioni limitate, che ricorda le celle dei vecchi manicomi, ad ospitare la proiezione senza soluzione di continuità delle immagini che compongono il progetto. Un tentativo di entrare negli spazi, vivere i luoghi, immedesimarsi con lo straniamento dei suoi abitanti, empaticamente,
drammaticamente sentire la tensione che è sottolineata, evidenziata, dal suono greve, dal rumore invadente, costante, che non accompagna solamente la visione, ma la amplifica. In allegato un breve esaustivo estratto del video che andrà a comporre l’installazione.
Video Player
La videoinstallazione sarà visibile al pubblico. A breve verranno comunicate le date e i luoghi dell’esposizione.
Qui l’articolo apparso su IL FATTO QUOTIDIANO in merito al progetto.
Trailer de “GLI INTERNAUTI”
Fotografia Franco Guardascione
Montaggio video, contenuti audio Marco Dal Maso
Progetto espositivo a cura di Petra Cason

fonte : www.olivarescut.it

domenica 24 maggio 2015

Anoressia: TSO e alimentazione forzata

TSO e alimentazione forzata (proposta di legge Moretto), crudeltà pericolose e inutili. Parla Fabiola De Clerq:


  Mentre l’attrice americana Rachel Farrock lancia su Youtube il suo drammatico appello perché qualcuno l’aiuti, anche economicamente, a curare l’anoressia che l’ha ridotta uno scheletro di appena venti chili, in Italia la parlamentare Sara Moretto del Pd firma una proposta di legge per autorizzare il Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO) con alimentazione forzata per le anoressiche che rifiutino anche occasionalmente i trattamenti medici.
Proposta “securitaristica” e autoritaria che fa molto discutere: “obbligare a mangiare”, anche con un sondino, non è mai stata ritenuta una strada per curare l’anoressia nervosa.
Fabiola De Clerq è stata anoressica ed è fondatrice e presidente di Aba, associazione per lo Studio e la Ricerca su anoressia, bulimia, obesità e disturbi alimentari nata nel 2002 a Milano e che assiste circa 700 anoressiche ogni mese. Come valuta la proposta?
“Molto pericolosa” dice. “Non ho mai creduto alla riabilitazione alimentare. Il disturbo dell’alimentazione è il sintomo di un disagio profondo. Si deve lavorare sulle ragioni del disagio, non sul sintomo, che va visto come una specie di autoterapia”.
Essere costretta al cibo forse è la peggior forma di tortura per un’anoressica: ma servirebbe?
“A peggiorare le cose. Dopo il trattamento obbligatorio la paziente potrebbe “vendicarsi” con comportamenti autolesionistici, fino al suicidio”.

venerdì 22 maggio 2015

" SE NON CONOSCI LA MIA STORIA NON GIUDICARE LA MIA VITA "

Questa è la mia storia o parte dì essa: certamente quella che più mi ha segnato, quella che più cicatrici nell'anima mi ha lasciato.
Partecipando alla manifestazione tenutasi a Reggio Emilia il 28 aprile 2015 contro gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari e, "cercando" di rimanere "nell'ombra" a tratti piangendo sotto gli occhiali sperando di non essere notato neppure dagli "addetti ai lavori", mi sono accorto di ciò da cui eravamo circondati, cioé dalla paura, dall'indifferenza del pregiudizio da cui tanto mi son tenuto nascosto in questi ultimi anni: molte volte tante persone mi hanno chiesto di portarla alla luce come esempio.
Ma dove trovavo il coraggio quando alcune affermando di combattere stigma e pregiudizio ne avevano nei miei stessi confronti?
Mi accorsi che vi sono UOMINI e DONNE che non hanno paura di metterci la faccia e di aprirsi addirittura con entusiasmo e ironia come Sabatino Catapano, autore del libro IL SOPRAVVISSUTO che mi riprometto di leggere appena possibile perché tale mi considero a differenza di quegli UOMINI e quelle DONNE che nel SADISMO nell'INDIFFERENZA ci sono MORTI mi impegno da ora a non più nascondermi iniziando ad uscire allo scoperto con la sola speranza che l'esperienza da me vissuta possa aiutare anche una sola persona, possa aprire anche un solo cuore.
Un pensiero vá allo scomparso
*Compagno Roma (Raffaele).


*Un abbraccio va a:
Giorgio Pompa (ora Associazione dalle Ande agli Appennini).
*A Loly per la sua presenza e protezione.
Membri dell'ex Telefono Viola di Milano. Anche quí con la speranza che qualcuno possa raccoglierne l'eredità e abbia le forze di riaprirlo.

Ultimi ma non ultimi tutti/e i componenti di:
*Rete Antipsichiatrica;
*Collettivo Rapa Viola Milano;
*Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud di Pisa, autori del libro ELETTROSHOCK;
*Collettivo Universitario Bicocca;
*a chiunque si trovi in difficoltà e a chi si batte contro questa forma di tortura chiamata psichiatria.
Marcello Riva.

Dalle Ande agli Appennini
L’EVASIONE DI SAN VALENTINO:
LA GRANDE FUGA DAL SANT’ANNA DI MARCELLO RIVA
La veridica storia dell’evasione di Marcello RIVA dal reparto psichiatrico dell’Ospedale
Sant’Anna di Como, avvenuta il 14 febbraio del 2002 quando si trovava nel regime di carcerazione
psichiatrica del Trattamento Sanitario Obbligatorio.
Prologo
Pag. 2
Atto Primo – L’incarceramento psichiatrico
Pag. 2
Atto Secondo - L’evasione
Pag. 3
Atto Terzo - Il finale dell’evasione
Pag. 6
Atto Quarto - L’evasione di Marcello RIVA come è stata raccontata dalla psichiatria del Sant’Anna
Pag. 6
Epilogo
Pag. 8
Novembre 2014
2
PROLOGO
Oggi, piovoso giorno di novembre, Marcello è contento. Assieme a lui, infatti, e insieme a Zeus
(l’attento e solerte bastardo bianco dalle grandi orecchie da licaone) e insieme a Isa (l’irruente e
spensierata figlia nera di Lampoon, l’amatissima cagna ‘american staffordshire’ mancata nel mese
di luglio) da qualche giorno nel loro camper è arrivata a vivere anche Diana, una bellissima cucciola
grigia di 1 mese e 15 giorni, figlia di un’altra figlia dell’indimenticabile Lampoon.
Dodici anni fa, nel giorno di San Valentino, Marcello è stato protagonista di una sensazionale
evasione dalla carcerazione psichiatrica nell’SPDC dell’Ospedale Sant’Anna di Como.

mercoledì 20 maggio 2015

Il disturbo parafiliaco


Premetto di non conoscere la validità del sito in questione.
Su psychiatryonline.it ho trovato questo interessante articolo su come il DSM V distingue i "disturbi sessuali". Ovviamente, più che diradare le nubi della mia ignoranza, ha moltiplicato i miei dubbi.
Leggendo l'articolo in questione si evince come per la task force che ha redatto la nuova edizione del manuale diagnostico, una persona possa soffrire di un disturbo parafiliaco solo se il suo comportamento provoca disagio psichico. Ad esempio, se un uomo decide di travestirsi da donna e ne prova piacere, per il DSM rientra nella normalità; se invece un uomo si traveste e ne prova disagio, allora è malato.
Come al solito non sono necessari esami strumentali: allo psichiatra basta il suo stesso giudizio per discriminare chi è malato da chi non lo è e di conseguenza proporre "la cura" adatta.
Con buona pace di chi continua a richiedere un minimo di scientificità.

Veronika

Le parafilie secondo il DSM V
di Stefano Sanzovo, Carlo Rosso
del 7 gennaio 2014

Facendo seguito al nostro post del 5 dicembre, riprendiamo il discorso sulla nuova classificazione dei disturbi sessuali secondo il DSM 5. In questo secondo ed ultimo intervento, ci occuperemo di parafilie e faremo un accenno al “disturbo di identità di genere” che , come vedremo, non sarà più chiamato così.
Nelle scorse edizioni del DSM i disturbi parafilici venivano spesso mal interpretati come qualsiasi comportamento sessuale inusuale. Nel DSM 5 il work group asserisce per la prima volta in maniera decisa che  “molte persone con desideri sessuali atipici non hanno un disturbo mentale”.
Qual è allora il confine tra normalità e patologia? Anche qui il DSM 5 cerca di sgombrare i dubbi. Per essere diagnosticato con un disturbo parafilico, il DSM 5 richiede che persone con questo interesse lo vivano con personale angoscia, non derivante semplicemente dalla disapprovazione sociale; o abbiano un desiderio o comportamento sessuale che comporti  un disagio psichico, delle ferite o la morte di un’altra persona; o un desiderio per comportamenti sessuali che coinvolgano altre persone incapaci di dare un valido consenso  o coinvolte a loro insaputa.
Per rimarcare ulteriormente il confine tra un desiderio sessuale atipico e un disturbo mentale, il gruppo di lavoro ha ridefinito per esempio il “Masochismo Sessuale” dal DSM IV in “Disturbo da masochismo sessuale”.
Il capitolo sulle parafilie comprende otto condizioni: il disturbo esibizionistico, il disturbo feticistico, il disturbo frotteuristico,  il disturbo pedofilico, il disturbo da masochismo sessuale, il disturbo da sadismo sessuale, il disturbo da travestitismo, e il disturbo voyeuristico.
Un’  importante differenza dal DSM IV R riguarda il disturbo da travestitismo, che identifica persone che sono sessualmente eccitate dal vestirsi come il sesso opposto, ma che provano a causa di questo comportamento significativo disagio nella loro vita sociale o lavorativa. Il DSM IV limitava questo comportamento agli uomini eterosessuali: il DSM 5 non ha restrizioni, aprendo questa diagnosi alle donne o agli uomini omosessuali. A una prima critica secondo la quale questo cambiamento avrebbe allargato le persone interessate alla diagnosi, il gruppo di lavoro ha sottolineato che per entrare nella categoria gli individui devono provare notevole disagio a causa del loro comportamento.
Per quanto riguarda il disturbo di pedofilia, la cosa più rilevante da notare rispetto al DSM IV è che… non c’è stata revisione. Sebbene ci sia stata una discussione accesa nel gruppo di lavoro,  i criteri diagnostici sono rimasti gli stessi. Solo il nome è stato cambiato da “pedofilia” a “disturbo pedofilico” per accordarsi con la definizione degli altri disturbi.
Due parole, infine, sul “disturbo di identità di genere” che diventa “disforia di genere”. Il DSM 5 sottolinea come la non conformità di genere non sia un disturbo mentale; il disturbo nasce se c’è significativo disagio associato alla condizione. Inoltre, sostituire il termine “disturbo” con “disforia” non solo lo rende più appropriato e familiare, ma allontana la connotazione che il paziente sia “disturbato”. Infine, il disturbo di disforia di genere ha un suo proprio capitolo nella nuova classificazione, separato sia dalle disfunzioni sessuali che dalle parafilie.