mercoledì 8 ottobre 2014

a Pisa SAB 18 Ottobre: LABORATORIO d’ASCOLTO PROFONDO


LABORATORIO d’ASCOLTO PROFONDO
Riprende il ciclo di incontri del gruppo di Ascolto condotto da Anna.
I° appuntamento:
sabato 18 ottobre ore 16:30
in via S. Lorenzo n° 38
c/o sede Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud
La Biosistemica come argine e strategia di affiancamento della sofferenza emotiva:
esplorazione del rapporto mente-corpo attraverso
le emozioni, ideando un ponte tra psicoanalisi e neuroscienze.
per info e contatti:
Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud
via San Lorenzo 38 56100 Pisa
antipsichiatriapisa@inventati.org
www.artaudpisa.noblogs.org / 335 7002669

mercoledì 1 ottobre 2014

Elettroshock: la storia delle terapie convulsive


[we talk about...elettroshock!]
Collettivo Antipsichiatrico A. Artaud, "Elettroshock. La storia delle terapie elettroconvulsive e i racconti di chi le ha vissute", Sensibili alle foglie, Cuneo 2014
[Sarta] Pubblichiamo qui sotto un breve comunicato degli amici del collettivo antipsichiatrico Antonin Artaud di Pisa, autori dell'interessante libro intitolato "Elettroshock: la storia delle terapie elettroconvulsive e i racconti di chi le ha vissute" che trovate scaricabile in fondo al post. Si tratta di un notevole lavoro che dimostra ancora una volta come il pregiudizio psichiatrico costituisca ancora oggi un potente quanto violento strumento di controllo sociale e repressione da parte dello Stato.
 
Nato nel 2005, il collettivo si propone come gruppo sociale che, costruendo occasioni di confronto e di dialogo, vuole sostenere le persone maggiormente colpite dal pregiudizio psichiatrico. Il Collettivo si riunise il martedi, a Pisa, con cadenza settimanale. Il nostro impegno consiste, innanzitutto, nell’osservazione e nell’analisi del ruolo sempre più ingombrante che la psichiatria si vede riconoscere all’interno della società, ponendo particolare attenzione alle modalità e ai meccanismi attraverso i quali essa si espande sempre più capillarmente e trasversalmente. Questo lavoro di analisi e di denuncia è accompagnato da iniziative volte alla diffusione di cultura antipsichiatrica come, ad esempio, la presentazione di libri, opere teatrali, film, video, incontri e dibattiti. Oltre a questo siamo dotati di un telefono cellulare dedicato alle persone che hanno la necessità di contattarci in caso di emergenza psichiatrica o semplicemente per confrontarsi, avere dei consigli o essere ascoltate. Allo stesso modo veniamo contattati da diverse persone attraverso il nostro indirizzo email. Riteniamo fondamentale avere sempre presente i due diversi piani su cui si fonda la nostra attività.

Un piano è innanzitutto quello politico, attraverso le forme che sono proprie del collettivo, mentre l’altro è quello della relazione e del sostegno alle persone che richiedono il nostro aiuto. È nel piano della lotta politica che possiamo portare avanti le nostre istanze, misurarci con le nostre forze ed eventualmente raggiungere degli obiettivi. Riguardo invece il sostegno diretto alle persone che ci contattattano, possiamo dire che solitamente è azione di informazione riguardo ai trattamenti in corso, le loro conseguenze e i loro effetti collaterali, unita spesso alla denuncia degli abusi ai diritti dei pazienti stando alle poche garanzie che la Legge Basaglia prevede. 

"Elettroshock"
In relazione ad entrambi i nostri piani di intervento abbiamo scritto e pubblicato un saggio socioanalitico. Il libro si intitola "Elettroshock: la storia delle terapie elettroconvulsive e i racconti di chi le ha vissute". Propone un viaggio nella storia delle shock terapie, che precedono e accompagnano l’applicazione della corrente elettrica al cervello degli esseri umani, per provocare uno shock, ritenuto appunto “terapeutico”. Ripercorrendo la storia dell’elettroshock (dal 1938, anno della sua invenzione, fino alle vicende più attuali come la dichiarazione di incostituzionalità nei confronti dei tentativi di vietare tale pratica) si cerca di mettere in luce quei meccanismi che hanno garantito la sopravvivenza della terapia elettroconvulsiva nel corso dei decenni. Documentiamo come l'elettroshock non sia un metodo desueto, ma tutt'ora utilizzato in Italia dove viene praticato in più di novanta strutture pubbliche e private. Per sfatare il mito che le shock terapie, comprese quelle elettroconvulsive, siano barbarie di altri tempi, proponiamo le testimonianze di persone in carne ed ossa, vive e vegete, che sono state sottoposte all’elettroshock.

Questo lavoro vuole essere soprattutto uno strumento per ampliare la riflessione e il confronto sul delicato tema dei metodi terapeutici ai quali le persone, soprattutto quelle vittime di etichette psichiatriche, vengono costrette, il più delle volte senza esserne nemmeno informate. Siamo partiti raccogliendo le narrazione di persone che hanno subito questa terapia; l'ascolto e la lettura di queste testimonianze ci ha permesso di capire come la psichiatria utilizza questo dispositivo; cioè senza il consenso informato, per cancellare la memoria, come punizione e tortura.

E soprattutto abbiamo concluso lasciando aperte alcune questioni: perché questo trattamento medico, utilizzato in passato come metodo di annichilimento dell’umano, come strumento di tortura, come mezzo repressivo contro la disobbedienza, non viene dichiarato superato dalla storia? È sufficiente l'introduzione della anestesia totale per rendere più umana e dignitosa e legittima la sua applicazione? Possono dei benefici temporanei, che per avere effetto devono comunque essere accompagnati dall’assunzione di psicofarmaci, essere un valido motivo per usare questo trattamento? Si possono ignorare gli effetti negativi dell’elettroshock?

Ci teniamo a ribadire che nonostante le vesti moderne l’elettroshock rimane una tortura, una violenza, un attacco all'integrità psicologica e culturale di chi lo subisce. Insieme ad altre pratiche psichiatriche, l’elettroshock è un esempio, se non l’icona, della coercizione e dell’arbitrio esercitato dalla psichiatria. La nostra attività collettiva, diretta alla difesa dei diritti umani all'interno dell'istituzione psichiatrica, attualmente prosegue la sua battaglia proprio contro quelle forme coercitive come il TSO (trattamento sanitario obbligatorio), e per l’immediata chiusura dei manicomi criminali (gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari).


Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud
antipsichiatriapisa@inventati.org
www.artaudpisa.noblogs.org
 
tratto da : http://kalashnikov-collective.blogspot.it/

mercoledì 17 settembre 2014

a PISA: APRE lo SPORTELLO d'ASCOLTO ANTIPSICHIATRICO



APRE LO SPORTELLO D'ASCOLTO ANTIPSICHIATRICO
il 1° e 3° MARTEDI' di OGNI MESE dalle 15:30 alle 18:30.

SI INIZIA MARTEDI' 23 SETTEMBRE 2014
sarà presente la dottoressa Chiara Oderzo,
medico neurologo nutrizionista.

per chiunque abbia bisogno di informazioni e/o consigli medici sugli psicofarmaci,
i TSO e sulla psichiatria in generale.


per info e contatti:
Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud
via San Lorenzo 38  56100 Pisa
antipsichiatriapisa@inventati.org
www.artaudpisa.noblogs.org / 335 7002669

domenica 31 agosto 2014

L'inferno degli Opg continua...

Dovevano sparire nel 2013 ma la data della loro fine è slittata al 2015. La Stampa oggi, in un lungo pezzo a cura di Giacomo Galeazzi, torna sulla vicenda degli ospedali psichiatrici giudiziari ancora vivi e vegeti nonostante le inchieste in Parlamento e i fondi già messi a disposizione per le opere strutturali. Secondo quanto riporta il quotidiano non sono ancora pronti gli spazi sostitutivi per 1051 ospiti.
IN PIEDI NONOSTANTE I FONDI PER CAMBIARLI – Gli OPG sono attivi in diverse città: da Barcellona Pozzo di Gotto e Montelupo Fiorentino, da Secondigliano a Reggio Emilia. Il quotidiano ricorda le visite di Ignazio Marino, oggi sindaco di Roma e un tempo senatore e presidente dell’inchiesta sul sistema sanitario nazionale:
Un’inchiesta che prima dell’orrore degli Opg ha portato alla luce scandali come quello di alcune cliniche in Abruzzo dove i degenti venivano lasciati a vivere in condizioni disumane: nei giorni scorsi a Chieti, Antonella Redaelli, ne ha rinviato a giudizio i responsabili. Ogni ispezione per Marino è stata una ferita. «Nel caso dell’inchiesta a Chieti, ricordo la prima volta che ho messo piede in una di quelle strutture: le suole delle scarpe si appiccicavano al pavimento coperto d’urina – racconta -. Quando si parla di Opg, invece dobbiamo tener conto che la legge Basaglia ha eliminato i manicomi nel 1978. Ma le regioni non sono ancora in grado di far funzionare delle strutture sanitarie degne di questo nome che sostituiscano i manicomi criminali».
Eppure, come rivela il quotidiano, con una legge del 2012 la regioni hanno disponibili 180 milioni di euro per le opere strutturali e 55 milioni l’anno per la spesa corrente. Eppure diverse strutture sono ancora in mano al ministero di Giustizia.
DIETRO LA LENTEZZA SUGLI OPG - Perché questi ritardi? A chiarire le idee a fine luglio è stato il comitato Stop Opg che ha segnalato ritardi e poca chiarezza nell’attuazione della 81/2014. «Una buona legge rischia di esser vanificata da mancati adempimenti», riassume Stefano Cecconi, portavoce del comitato Stop Opg. Entro il primo luglio, ovvero entro a 30 giorni dalla data di entrata in vigore della legge, doveva essere attivato presso il ministero della Salute un organismo di

mercoledì 27 agosto 2014

Il neurotrasmettitore che ti dice "Non hai più fame"

Tratto da Repubblica.it del 31/07/2014

Si chiama istamina ed è una sostanza coinvolta nei processi digestivi. La sua scoperta offre nuove prospettive per sviluppare farmaci più efficaci per il trattamento dell'obesità.


C'è chi ha una fame da lupi e chi invece è sazio dopo qualche boccone. Ora una ricerca ha scoperto da cosa dipende. Si chiama istamina ed è una sostanza coinvolta nei meccanismi digestivi. Un gruppo di studiosi dell'Università di Firenze, del Consiglio nazionale delle ricerche e dell'Università Sapienza di Roma, ha infatti individuato il meccanismo con cui il cervello percepisce la sazietà. "Abbiamo scoperto", spiega Maria Beatrice Passani, ricercatrice del Dipartimento di Neuroscienze, area del farmaco e salute del bambino dell'ateneo fiorentino, "che il segnale di sazietà prodotto dall'intestino durante il consumo di un pasto da parte di un lipide, l'oleoiletanolamide (Oea), attiva aree specifiche del cervello che usano l'istamina come neurotrasmettitore, favorendo così la cessazione dell'attività alimentare"."Le prove sperimentali raccolte in questo studio", aggiunge Roberto Coccurello dell'Ibcn-Cnr, "dimostrano per la prima volta che l'effetto anoressizzante del lipide Oea viene drasticamente attenuato sia in animali privi della possibilità di sintetizzare istamina, sia in animali le cui riserve neuronali di istamina sono state temporaneamente inattivate attraverso la somministrazione diretta nel cervello di un agente inibitore". "Grazie alla nostra ricerca", prosegue Coccurello, "siamo riusciti a individuare la natura dei neurotrasmettitori implicati e a comprendere i meccanismi attraverso cui determinate popolazioni di cellule nervose (neuroni) presenti nel cervello a livello dell'ipotalamo traducono l'informazione mediata da Oea sullo stato nutrizionale dell'organismo e sul corrispondente livello di sazietà. È stata identificata quindi nel sistema neurotrasmettitoriale dell'istamina una delle componenti fondamentali per veicolare il messaggio di sazietà generato da Oea a livello intestinale". "La conoscenza di questi meccanismi neuronali, che assolvono un ruolo essenziale nel comportamento alimentare, in quanto contribuiscono alla riduzione dell'appetito, offre nuove prospettive per sviluppare farmaci più efficaci e sicuri per il trattamento dell'obesità, che mirino a incrementare il rilascio di istamina nel cervello", conclude Passani.

Il concetto di Disumanizzazione dell'Uomo, teorizzato da Szasz più di 40 anni fa, torna con forza in questa nuova scoperta (?) degli scienziati di Firenze. Infatti, se per l'ennesimo problema della razza umana è possibile trovare una motivazione endogena, ma incontrollabile (ovvero il solito neurotrasmettitore che funziona male), allora: "Non è colpa mia se sono così". Il che tradotto nel problema dell'obesità significa: "Se sono sovrappeso è perchè ho un problema neuronale".
Ancora una volta l'umano, il soggetto diventa oggetto, si trasforma nel classico caso da classificare e il passo verso la "cura" farmacologica è breve. Gli stessi ricercatori ipotizzano una soluzione di questo tipo, grazie agli sviluppi di questa scoperta.
Si può immaginare quanto le cause farmaceutiche possano essere reticenti di fronte ad una prospettiva del genere: poter "curare" la metà degli statunitensi e un terzo degli europei con un nuovo farmaco. Una volta pronta la soluzione chimica, non abbiamo dubbi che il passo verso l'inserimento dell'obesità nel DSM sarà breve, con la conseguente possibilità di catalogare ancora una volta una fetta di individui come malati - pazienti - incapaci.
Tutto ciò non spiega perchè nei 4/5 del globo terrestre, dove il cibo scarseggia o non esiste il nostro stesso sistema sociale e produttivo, l'obesità è quasi assente. Ancora una volta i neurotrasmettitori funzionano bene in alcune società e male in altre, con tutti i dubbi che ne conseguono.

Veronika