Scritto dainfosu 1 Aprile 2020
Il Collettivo Antipsichiatrico Artaud di Pisa cerca di dare una
continuità al proprio lavoro di ascolto attraverso uno sportello
telematico, telefonico o virtuale. Non solo per chi già seguiva un
percorso di terapia, ma anche a tutti/e coloro che vivono la quarantena
in isolamento o con condizioni familiari difficili.
Oggi i CIM (centri di igiene mentale) si limitano alla distribuzione di
psicofarmaci, mentre tutti i servizi d’ascolto e di assistenza sono
sospesi. Mentre sulle residenze psichiatriche è calato un silenzio
totale, non si sa qual’è la reale condizione dei detenuti, se vengono
applicate o meno le misure di sicurezza e, soprattutto, se c’è una
possibilità di farli uscire.

Questa auto-detenzione forzata ha forti ripercussioni sulla stabilità
mentale delle persone e in tanti/e si affidano agli psicofarmaci
(soprattutto antiansiolitici e antidepressivi) per sostenere questa
situazione. Al contempo aumentano i casi di TSO, dunque di
somministrazione forzata di psicofarmaci, anche in chiave repressiva
come s’è palesato a Salerno, dove ad un pestaggio da parte delle forze
armate è conseguito il Trattamento Obbligatorio per il fermato. L’uso di
psicofarmaci crea una forte dipendenza, le prospettive della “cura”
all’epidemia potrebbero essere più nefaste della malattia stessa. Gli
psicofarmaci oltre ad essere un business delle case farmaceutiche sono
un vero e proprio strumento di controllo. Questo paradigma si amplifica
nei luoghi di reclusione, dove l’isolamento forzato e la volontà
repressiva delle guardie, favorisce l’uso dei medicinali pschiatrici
come strumento di sopportazione e contenimento.
In questo momento è negata la radice umana della vita: sono preclusi
il tempo, lo spazio e le relazioni sociali, mentre siamo bombardati da
informazioni terroristiche imperniate da un linguaggio bellico e
costretti nello svago, nell’intrattenimento e nel lavoro a relazionarci
unicamente con degli schermi che, oltre ad essere causa di svariati
disturbi, celano anche un sofisticato controllo.
Spesso le leggi d’emergenza diventano norma, il pericolo è vedere
prorogate le limitazioni alla libertà. Probabilmente i primi luoghi a
ripartire saranno i luoghi di lavoro, specialmente le fabbriche, per cui
le prime forme di relazioni saranno mediate dal rapporto lavorativo e
dai ritmi e le gerarchie insite in queste. Oltretutto questa quarantena
ha creato sfiducia e sospetto verso il proprio vicino, recidendo ancor
di più i legami sociali già logorati dall’isolamento.
Le opportunità dobbiamo costruircele a partire dall’ascolto, dal
creare relazioni e percorsi di solidarietà, solo in questo modo potremo
combattere l’isolamento a cui ci voglio confinare e i disturbi che da
esso derivano
Ne parliamo con Diego del coll. Antipsichiatrico Artaud, in seguito
riportiamo anche il link della campagna d’ascolto promossa dallo stesso
https://artaudpisa.noblogs.org/
Link per ascoltare l'intervista:
https://radioblackout.org/2020/04/58821/