Una sostanza, una droga, è considerata moralmente buona o cattiva a
seconda di chi la produce e ne trae benefici economici. Se produco
oppioidi, va bene; se produci cocaina, va male. Quando i britannici
producevano oppio nelle loro colonie, quella sostanza era una cosa così
buona che se l’imperatore della Cina decideva di vietarne l’ingresso nel
paese gli si dichiarava la guerra per costringerlo a legalizzarne il
commercio. Le “guerre dell’oppio” dell’ottocento puntavano a obbligare
la Cina a consentire l’ingresso e la vendita dell’oppio sul suo
territorio.
La “guerra contro le droghe”, in cui siamo impelagati da decine di
anni, riflette un atteggiamento coloniale simile, non più da parte della
regina d’Inghilterra ma da parte del presidente degli Stati Uniti.
Il 26 ottobre Donald Trump ha dichiarato che la crisi degli oppioidi
negli Stati Uniti è “un’emergenza sanitaria”. Per non dover spendere
soldi per i tossicodipendenti ha deciso di stracciarsi le vesti,
evitando però di dichiarare che la morte di decine di migliaia di suoi
concittadini è “un’emergenza nazionale”, nel cui caso sarebbero
automaticamente state stanziate delle risorse per combattere l’epidemia.
In questo modo il presidente ha fatto una dichiarazione a costo zero
facendo più o meno una bella figura con le sue parole sentimentali.
Responsabilità analgesiche
Trump ha approfittato del suo discorso per ricordare che urge costruire
una specie di “muraglia cinese” che separi il suo paese pulito, morale e
integro dagli sporchi messicani, su cui ovviamente ricade la colpa di
avvelenare la gioventù statunitense.
Ma se si guardano i dati diffusi dalle stesse autorità sanitarie degli Stati Uniti e dai
suoi giornali più prestigiosi,
la crisi degli oppioidi (droghe sintetiche con effetti simili
all’eroina o alla morfina) non è cominciata a causa di prodotti
importati illegalmente. Molte delle persone che stanno morendo di
overdose non sono vittime dell’eroina messicana o della cocaina
colombiana, ma di farmaci legali prescritti dai medici statunitensi e
venduti nelle grandi catene farmaceutiche come Cvs. I nuovi
tossicodipendenti e i morti per overdose degli Stati Uniti, in
maggioranza bianchi, cadono nel vizio perché i medici gli prescrivono
dei “painkillers”, analgesici molto forti, oppiacei sintetici, molto più
potenti dell’eroina e della morfina.
Grandi industrie farmaceutiche producono pillole che sono il primo passo sulla strada della dipendenza
L’epidemia di oppioidi che sta colpendo gli Stati Uniti e che sta
uccidendo più persone dell’aids nel suo peggior momento è associata a
diverse droghe legali: in particolare al fentanil, ma anche al Vicodin o
all’ossicodone, che sono venduti in farmacia o su internet e che a
volte sono rivenduti come se fossero eroina. Il fentanil è cinquanta
volte più potente dell’eroina. Poi c’è un’altra droga sintetica ancora
più letale, il carfentanil, che si usa come sedativo per gli elefanti, e
che è cento volte più potente del fentanil. Bastano pochi granelli di
carfentanil sulla lingua per uccidere un essere umano.
Camici bianchi e cappelli di paglia
Alcuni stati come l’Ohio e il Mississippi hanno citato per danni le
grandi industrie farmaceutiche (McKesson, Purdue Pharma, Johnson &
Johnson e altri) che producono e mettono in commercio senza controllo
pillole che sono il primo passo sulla strada della dipendenza o l’ultimo
per la morte da overdose. La cosa triste è che poco tempo fa l’agenzia
federale antidroga statunitense (Dea) non è riuscita a far approvare una
legge che avrebbe reso più facile accusare questi grandi produttori di
droghe legali che creano dipendenza e provocano la morte: i repubblicani
alleati dell’industria farmaceutica sono riusciti a mettere un veto
sulla legge.
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Insomma: se una sostanza che crea dipendenza e uccide è elaborata
negli Stati Uniti, la produzione e il commercio sono legali e assicurano
dei benefici economici. Ma se altre cose che uccidono (anche se
uccidono meno) sono prodotte in Colombia o in Messico, allora siamo
costretti a dichiarare una guerra inutile e spietata contro i
narcotrafficanti. Perché non fare piuttosto una guerra e una serie sui
narcotrafficanti in giacca e cravatta degli Stati Uniti, che uccidono
più dei nostri? Forse perché i narcotrafficanti degli Stati Uniti sono
dei chimici in camice bianco, e i nostri sono contadini con gli stivali e
il cappello di paglia.
(Traduzione di Francesca Rossetti)