PROCURE, gip e tribunali di sorveglianza fanno richiesta, ma trovano
tutte le porte sbarrate. Oggi in Italia ci sono 195 persone per le quali
non c'è spazio nelle Rems, le residenze per l'esecuzione delle misure
di sicurezza che devono archiviare per sempre la buia stagione degli
Opg, gli ospedali psichiatrici giudiziari. La filosofia alla base delle
nuove strutture è più sanitaria che carceraria, mira all'assistenza e al
recupero di malati psichiatrici giudicati socialmente pericolosi. E
infatti non è prevista la presenza della polizia penitenziaria ma solo
di personale sanitario.
Gli oltre 500 posti a disposizione nelle Rems già non bastano ad
accogliere tutti. Ma viste le richieste, c'è il rischio che anche in
futuro, quando la riforma sarà definitivamente partita e la capacità di
accoglienza salirà a 600, ci si trovi un sistema sottodimensionato. «Il
problema è che le Rems oggi vengono usate anche per quello che non sono.
Cioè i magistrati chiedono di mandarci persone la cui posizione non è
ancora definita dal punto di vista giudiziario, quindi per misure di
sicurezza provvisorie. Invece dovrebbero andarci malati con misure
definitive, cosa che vorrei fosse chiarita con un decreto legge». A
parlare è Franco Corleone, commissario del Governo per l'applicazione
della legge che ha stabilito la chiusura degli Opg indicando tra l'altro
come termine il 31 marzo 2015. Il lavoro non è finito, visto che
restano ancora aperti gli ospedali psichiatrici giudiziari di Montelupo
Fiorentino e Barcellona Pozzo di Gotto (Messina) con dentro una
cinquantina di persone. La prossima settimana finalmente chiuderà
Aversa, il manicomio criminale più antico d'Italia.
Al posto degli Opg stanno nascendo le Rems: oggi sono 24 sulle 30
previste e ospitano circa 520 persone. Ma 195 sono ancora fuori. «Se si
procede così i posti non basteranno mai — spiega Corleone — Ne abbiamo
parlato anche mercoledì in una riunione con le Regioni e i ministeri
della Giustizia e della Sanità. Chi aspetta il giudizio va mandato,
anche a seconda della gravità di ciò che ha fatto, nella sezione
sanitaria di un carcere, o in un reparto psichiatrico dell'ospedale. Ma
ci sono anche Regioni che hanno creato strutture "intermedie" di
assistenza, come ad esempio case famiglia, e che quindi "soffrono" di
meno. In Emilia Romagna ci sono 5 ordinanze non eseguite per mancanza di
letti nei Rems contro le 44 della Sicilia».
Gli Opg in alcuni anni sono arrivati ad ospitare anche 1.400 persone,
più del doppio della disponibilità delle Rems. Secondo Corleone non è
questo il problema, perché la nuova legge ha cambiato completamente
l'approccio verso i malati psichiatrici pericolosi. «Negli Opg c'erano i
cosiddetti "ergastoli bianchi", con le persone che restavano dentro
tutta la vita. Nei Rems, la misura detentiva è equiparata alla pena per
il reato commesso. Se sono previsti 10 anni, si resta dentro non di più.
E poi c'è il grande tema dell'assistenza mirata a recuperare queste
persone e a reinserirle nella società. Le strutture sono piccole, ci
sono stanze a due letti con il bagno, si mangia insieme». Anche dei più
pericolosi si occupa comunque il personale sanitario e non ci sono
portoni o cancelli a chiudere dentro gli ospiti. Tutti particolari che
hanno fatto dire ai sostenitori della riforma che siamo di fronte alla
rivoluzione più importante nel mondo delle malattie mentali dai tempi
della legge Basaglia.
Fonte: ricerca.repubblica.it
martedì 14 giugno 2016
venerdì 10 giugno 2016
mercoledì 8 giugno 2016
convegno/iniziativa NO OPG NO REMS a VOLTERRA sabato 11 giugno
Lo Spazio Libertario Pietro Gori, in collaborazione con
il collettivo antipsichiatrico Antonin Artaud di Pisa,
organizza per sabato 11 giugno a Volterra dalle ore 15 al Teatro di Nascosto
(via Scalette di Docciola)
una conferenza/dibattito dal titolo:
“ NO Opg/Rems a Volterra e ovunque! Percorsi “altri” e
immaginazione rivoluzionaria per un mondo senza gabbie!”
con:
GIORGIO ANTONUCCI- medico e psicoanalista
MARCO ROSSI curatore della ricerca “La Psichiatria di Guerra: il caso di Volterra”
COLLETTIVO ANTIPSICHIATRICO ANTONIN ARTAUD - Pisa
SPAZIO LIBERTARIO PIETRO GORI – Volterra
A SEGUIRE APERICENA
Organizza lo Spazio Libertario Pietro Gori e il Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud
Come Spazio Libertario Pietro Gori Volterra e Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud siamo contro tutte le istituzioni totali. Anche la REMS (Residenza Esecutiva per le Misure di Sicurezza) a Volterra è un mini OPG (Ospedale Psichiatrico Giudiziario), una struttura manicomiale, una istituzione totale. L’autoritarismo statale, con le sue appendici locali, pianifica il passaggio dai terribili OPG - però in parte ancora aperti - alle REMS sostenendo che ciò sarebbe qualcosa di “più umano”.
Cambia il nome, cambia in parte la gestione e cambiano alcune procedure, forse queste strutture saranno “più pulite, moderne e accoglienti”, ma non cambia la sostanza. La logica concentrazionaria che ne è alla base, resta quella del fascista Codice Rocco, basata su un meccanismo d’ internamento/custodia manicomiale per i cosiddetti “socialmente pericolosi”, un paradigma totalizzante/escludente per contenere una umanità “eccedente”.
Di fatto una parte consistente degli internati già dovrebbe essere fuori per le stesse, repressive, regole statali; la gran parte non ha commesso violenze gravi su vittime indifese, come invece spesso viene detto strumentalmente; in ogni caso, come dimostra la realtà, gli apparati d’ internamento/controllo sistemici riproducono disastri sul piano sociale e individuale. L’istituzione totale è un dispositivo classista e gerarchico, funzionale a logiche di profitto e dominio elitari, al contempo di omologazione e separazione. Per noi occorre partire da un nuovo paradigma non escludente, a cominciare dal fatto che la libertà è terapeutica e che occorre costruire relazioni sociali diverse e migliori, rivoluzionando l’esistente, rompendo così, a 360 gradi, la gabbia sistemica della cosiddetta “malattia mentale”, costruendo percorsi “altri”. Nel paese c’è un iniziale e variegato movimento - di cui ci sentiamo parte con le nostre autonomie di pensiero e pratiche, con le nostre peculiari soggettività - di contrapposizione e critica agli OPG/REMS, un movimento dal basso che si oppone alle logiche alienanti/repressive manicomiali e cerca di prefigurare e costruire alternative all’esclusione istituzionalizzata.
Come libertari crediamo che ci sia bisogno d’immaginare e sperimentare dal basso forme di sostegno socializzanti, come già avviene in alcune realtà autogestite, con persone che hanno cortocircuiti mentali e sofferenza psichica, che poi è sofferenza esistenziale, antitetici al sistemico internamento/controllo. Percorsi di apertura umana e interazione, coinvolgenti rispetto ai contesti territoriali e comunitari, in cui affrontare dal basso le vari situazioni critiche rigettando dispositivi segreganti. Sperimentazioni che possano usare risorse realmente pubbliche, in cui siano protagoniste le persone, nelle varie dimensioni, nel rispetto dell’integrità, dell’autonomia e della dignità di tutti/e i soggetti in campo, senza sbarre e contenzioni manicomiali.
A partire da ciò, con ulteriori aspetti da approfondire data la complessità della questione, certamente spinosa, pensiamo che sia importante aprire un confronto sociale e culturale.
Spazio Libertario Pietro Gori Volterra,Via Don Minzoni 58
Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud- via San Lorenzo 38 Pisa
il collettivo antipsichiatrico Antonin Artaud di Pisa,
organizza per sabato 11 giugno a Volterra dalle ore 15 al Teatro di Nascosto
(via Scalette di Docciola)
una conferenza/dibattito dal titolo:
“ NO Opg/Rems a Volterra e ovunque! Percorsi “altri” e
immaginazione rivoluzionaria per un mondo senza gabbie!”
con:
GIORGIO ANTONUCCI- medico e psicoanalista
MARCO ROSSI curatore della ricerca “La Psichiatria di Guerra: il caso di Volterra”
COLLETTIVO ANTIPSICHIATRICO ANTONIN ARTAUD - Pisa
SPAZIO LIBERTARIO PIETRO GORI – Volterra
A SEGUIRE APERICENA
Organizza lo Spazio Libertario Pietro Gori e il Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud
Come Spazio Libertario Pietro Gori Volterra e Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud siamo contro tutte le istituzioni totali. Anche la REMS (Residenza Esecutiva per le Misure di Sicurezza) a Volterra è un mini OPG (Ospedale Psichiatrico Giudiziario), una struttura manicomiale, una istituzione totale. L’autoritarismo statale, con le sue appendici locali, pianifica il passaggio dai terribili OPG - però in parte ancora aperti - alle REMS sostenendo che ciò sarebbe qualcosa di “più umano”.
Cambia il nome, cambia in parte la gestione e cambiano alcune procedure, forse queste strutture saranno “più pulite, moderne e accoglienti”, ma non cambia la sostanza. La logica concentrazionaria che ne è alla base, resta quella del fascista Codice Rocco, basata su un meccanismo d’ internamento/custodia manicomiale per i cosiddetti “socialmente pericolosi”, un paradigma totalizzante/escludente per contenere una umanità “eccedente”.
Di fatto una parte consistente degli internati già dovrebbe essere fuori per le stesse, repressive, regole statali; la gran parte non ha commesso violenze gravi su vittime indifese, come invece spesso viene detto strumentalmente; in ogni caso, come dimostra la realtà, gli apparati d’ internamento/controllo sistemici riproducono disastri sul piano sociale e individuale. L’istituzione totale è un dispositivo classista e gerarchico, funzionale a logiche di profitto e dominio elitari, al contempo di omologazione e separazione. Per noi occorre partire da un nuovo paradigma non escludente, a cominciare dal fatto che la libertà è terapeutica e che occorre costruire relazioni sociali diverse e migliori, rivoluzionando l’esistente, rompendo così, a 360 gradi, la gabbia sistemica della cosiddetta “malattia mentale”, costruendo percorsi “altri”. Nel paese c’è un iniziale e variegato movimento - di cui ci sentiamo parte con le nostre autonomie di pensiero e pratiche, con le nostre peculiari soggettività - di contrapposizione e critica agli OPG/REMS, un movimento dal basso che si oppone alle logiche alienanti/repressive manicomiali e cerca di prefigurare e costruire alternative all’esclusione istituzionalizzata.
Come libertari crediamo che ci sia bisogno d’immaginare e sperimentare dal basso forme di sostegno socializzanti, come già avviene in alcune realtà autogestite, con persone che hanno cortocircuiti mentali e sofferenza psichica, che poi è sofferenza esistenziale, antitetici al sistemico internamento/controllo. Percorsi di apertura umana e interazione, coinvolgenti rispetto ai contesti territoriali e comunitari, in cui affrontare dal basso le vari situazioni critiche rigettando dispositivi segreganti. Sperimentazioni che possano usare risorse realmente pubbliche, in cui siano protagoniste le persone, nelle varie dimensioni, nel rispetto dell’integrità, dell’autonomia e della dignità di tutti/e i soggetti in campo, senza sbarre e contenzioni manicomiali.
A partire da ciò, con ulteriori aspetti da approfondire data la complessità della questione, certamente spinosa, pensiamo che sia importante aprire un confronto sociale e culturale.
Spazio Libertario Pietro Gori Volterra,Via Don Minzoni 58
Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud- via San Lorenzo 38 Pisa
martedì 31 maggio 2016
VERONA SABATO 4 GIUGNO
c/o lo Spazio Anarchico La Storta
via xx settembre 43/a
alle ore 18 presentazione del libro:
"ELETTROSHOCK. La storia delle terapie elettroconvulsive e i racconti di chi le ha vissute."
a cura del Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud, ed. Sensibili alle Foglie.
A seguire proiezione dei video:
"Pietro" regia di Alessio Valente
"Cortoshock" regia di Andrea Maiorana e Daniele Filipetto
per info:antipsichiatriapisa@inventati.org www.artaudpisa.noblogs.org
via xx settembre 43/a
alle ore 18 presentazione del libro:
"ELETTROSHOCK. La storia delle terapie elettroconvulsive e i racconti di chi le ha vissute."
a cura del Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud, ed. Sensibili alle Foglie.
A seguire proiezione dei video:
"Pietro" regia di Alessio Valente
"Cortoshock" regia di Andrea Maiorana e Daniele Filipetto
per info:antipsichiatriapisa@inventati.org www.artaudpisa.noblogs.org
domenica 29 maggio 2016
LA FOLLIA DI CURARE LA PAZZIA
testo del volantino fatto dal Collettivo Artaud in occasione della street parade Canapisa 2016 tenutasi ieri Sabato 28 maggio a Pisa
LA FOLLIA DI CURARE LA PAZZIA
Ovvero sulla crisi , sul controllo sociale e sulla diffusione degli psicofarmaci.
L’istituzione psichiatrica è uno dei principali strumenti che il sistema usa per ostacolare l’autodeterminazione degli individui, per arginare qualsiasi critica sociale e normalizzare quei comportamenti ritenuti “devianti” poiché non conformi al mantenimento dello status quo, intervenendo nel complesso ambito della sofferenza.
Assistiamo oggi ad una sistematica diffusione della crisi, di matrice economica, politica, sociale e personale; le cause di questa crisi vanno ricercate nella società in cui viviamo e nello stile di vita che ci viene imposto; non nei cosiddetti disturbi biochimici della mente.
La logica psichiatrica sminuisce invece le nostre sofferenze, riducendo le reazioni dell’individuo rispetto al carico di stress cui si trova sottoposto a sintomi di una malattia e medicalizzando gli eventi naturali della vita.
Poiché la risposta psichiatrica è sempre la stessa per tutte le situazioni – ovvero diagnosi/etichetta e cura farmacologica – noi crediamo che rivendicare il diritto all'autodeterminazione in ambito psichiatrico significhi “riappropriarsi” della follia e della molteplicità di maniere per affrontarla, elaborandola in maniera autonoma.
La psichiatria moderna è diventata una tecnica di repressione tramite psicofarmaci. Che bisogno c’è della camicia di forza quando oggi basta una pillola o un'iniezione?
Sicuramente l’uso della violenza (non del tutto scomparso, laddove ancora si pratica la contenzione meccanica) è un approccio più appariscente e rumoroso. Ecco perché oggi gli si preferisce la tecnica farmacologica, più silenziosa, incontrollabile e accettabile. È molto più semplice convincere qualcuno a prendere delle pasticche o a farsi fare iniezioni che a farsi legare ad un letto.
In questa epoca post-basagliana, in cui si chiudono gli OPG (Ospedali Psichiatrici Giudiziari) ma si aprono le REMS (Residenze Esecuzione Misura di Sicurezza), in cui si continua a praticare l’elettroshock avendogli solamente cambiato nome in TEC (Terapia Elettro Convulsiva) non c'è evoluzione o cambiamento (né democrazia, per chi ne parli ancora in questi termini) nell'affrontare la follia senza legarla ad un letto ma sostenendo l'obbligo di cura.
L’istituzione psichiatrica continua a compiere la sua funzione di esclusione e controllo sociale, ed ha enormemente ampliato il suo bacino d’utenza aumentando di anno in anno il numero di “malattie mentali” da curare, ossia dei comportamenti “devianti” da uniformare. Tra questi rientra il consumo di sostanze psicoattive, che oggi diviene sintomo di un disagio da trattare con cure psichiatriche, trasformando un fenomeno culturale e sociale in una questione sanitaria. Negli ultimi anni a causa del decreto Fini-Giovanardi e delle nuove proposte di legge in materia psichiatrica, si è rafforzato il legame proibizionismo-psichiatria ed i consumatori di sostanze illegali sono diventati merce per le multinazionali farmaceutiche e per l'industria del recupero e della riabilitazione sulla base di una doppia diagnosi che li vede “malati mentali” in quanto drogati e “drogati” a causa della loro "malattia mentale".
Nonostante si dimostri proibizionista nei confronti di chi consuma volontariamente sostanze, la psichiatria diffonde sul mercato molecole psicoattive e somministra trattamenti farmacologici che sono spesso introdotti coercitivamente nel corpo delle persone.
Gli psicofarmaci, oltre ad agire solo sui sintomi e non sulle cause della sofferenza della persona, alterano il metabolismo e le percezioni, rallentano i percorsi cognitivi ed ideativi contrastando la possibilità di fare scelte autonome, generano fenomeni di dipendenza ed assuefazione del tutto pari, se non superiori, a quelli delle sostanze illegali classificate come droghe pesanti, dalle quali si distinguono non per le loro proprietà chimiche o effetti ma per il fatto di essere prescritti da un medico e commercializzate in farmacia.
Siamo contro l'obbligo di cura. Non siamo a priori contro l'utilizzo di psicofarmaci e non demonizziamo alcuna delle sostanze. Riteniamo che spetti all'individuo deciderne in libertà e consapevolezza l'assunzione. Sentiamo pertanto l'esigenza di contrastare ancora una volta il perpetuarsi di tutte le pratiche psichiatriche e di smascherare l’interesse economico che si cela dietro l’invenzione di nuove malattie per promuovere la vendita di nuovi farmaci.
Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud
via San Lorenzo 38 56100 Pisa
antipsichiatriapisa@inventati.org www.artaudpisa.noblogs.org / 335 7002669
LA FOLLIA DI CURARE LA PAZZIA
Ovvero sulla crisi , sul controllo sociale e sulla diffusione degli psicofarmaci.
L’istituzione psichiatrica è uno dei principali strumenti che il sistema usa per ostacolare l’autodeterminazione degli individui, per arginare qualsiasi critica sociale e normalizzare quei comportamenti ritenuti “devianti” poiché non conformi al mantenimento dello status quo, intervenendo nel complesso ambito della sofferenza.
Assistiamo oggi ad una sistematica diffusione della crisi, di matrice economica, politica, sociale e personale; le cause di questa crisi vanno ricercate nella società in cui viviamo e nello stile di vita che ci viene imposto; non nei cosiddetti disturbi biochimici della mente.
La logica psichiatrica sminuisce invece le nostre sofferenze, riducendo le reazioni dell’individuo rispetto al carico di stress cui si trova sottoposto a sintomi di una malattia e medicalizzando gli eventi naturali della vita.
Poiché la risposta psichiatrica è sempre la stessa per tutte le situazioni – ovvero diagnosi/etichetta e cura farmacologica – noi crediamo che rivendicare il diritto all'autodeterminazione in ambito psichiatrico significhi “riappropriarsi” della follia e della molteplicità di maniere per affrontarla, elaborandola in maniera autonoma.
La psichiatria moderna è diventata una tecnica di repressione tramite psicofarmaci. Che bisogno c’è della camicia di forza quando oggi basta una pillola o un'iniezione?
Sicuramente l’uso della violenza (non del tutto scomparso, laddove ancora si pratica la contenzione meccanica) è un approccio più appariscente e rumoroso. Ecco perché oggi gli si preferisce la tecnica farmacologica, più silenziosa, incontrollabile e accettabile. È molto più semplice convincere qualcuno a prendere delle pasticche o a farsi fare iniezioni che a farsi legare ad un letto.
In questa epoca post-basagliana, in cui si chiudono gli OPG (Ospedali Psichiatrici Giudiziari) ma si aprono le REMS (Residenze Esecuzione Misura di Sicurezza), in cui si continua a praticare l’elettroshock avendogli solamente cambiato nome in TEC (Terapia Elettro Convulsiva) non c'è evoluzione o cambiamento (né democrazia, per chi ne parli ancora in questi termini) nell'affrontare la follia senza legarla ad un letto ma sostenendo l'obbligo di cura.
L’istituzione psichiatrica continua a compiere la sua funzione di esclusione e controllo sociale, ed ha enormemente ampliato il suo bacino d’utenza aumentando di anno in anno il numero di “malattie mentali” da curare, ossia dei comportamenti “devianti” da uniformare. Tra questi rientra il consumo di sostanze psicoattive, che oggi diviene sintomo di un disagio da trattare con cure psichiatriche, trasformando un fenomeno culturale e sociale in una questione sanitaria. Negli ultimi anni a causa del decreto Fini-Giovanardi e delle nuove proposte di legge in materia psichiatrica, si è rafforzato il legame proibizionismo-psichiatria ed i consumatori di sostanze illegali sono diventati merce per le multinazionali farmaceutiche e per l'industria del recupero e della riabilitazione sulla base di una doppia diagnosi che li vede “malati mentali” in quanto drogati e “drogati” a causa della loro "malattia mentale".
Nonostante si dimostri proibizionista nei confronti di chi consuma volontariamente sostanze, la psichiatria diffonde sul mercato molecole psicoattive e somministra trattamenti farmacologici che sono spesso introdotti coercitivamente nel corpo delle persone.
Gli psicofarmaci, oltre ad agire solo sui sintomi e non sulle cause della sofferenza della persona, alterano il metabolismo e le percezioni, rallentano i percorsi cognitivi ed ideativi contrastando la possibilità di fare scelte autonome, generano fenomeni di dipendenza ed assuefazione del tutto pari, se non superiori, a quelli delle sostanze illegali classificate come droghe pesanti, dalle quali si distinguono non per le loro proprietà chimiche o effetti ma per il fatto di essere prescritti da un medico e commercializzate in farmacia.
Siamo contro l'obbligo di cura. Non siamo a priori contro l'utilizzo di psicofarmaci e non demonizziamo alcuna delle sostanze. Riteniamo che spetti all'individuo deciderne in libertà e consapevolezza l'assunzione. Sentiamo pertanto l'esigenza di contrastare ancora una volta il perpetuarsi di tutte le pratiche psichiatriche e di smascherare l’interesse economico che si cela dietro l’invenzione di nuove malattie per promuovere la vendita di nuovi farmaci.
Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud
via San Lorenzo 38 56100 Pisa
antipsichiatriapisa@inventati.org www.artaudpisa.noblogs.org / 335 7002669
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Muore 59enne in TSO a Roma
Roma, ricoverato per tso si lancia da finestra dell'ospedale e muore. Un
uomo di 59 anni è deceduto dopo essersi lanciato da una finestra
dell'ospedale San Giovanni.
Fonte: http://www.lapresse.it/roma-ricoverato-per-tso-si-lancia-da-finestra-dell-ospedale-e-muore.html
Fonte: http://www.lapresse.it/roma-ricoverato-per-tso-si-lancia-da-finestra-dell-ospedale-e-muore.html
Muore a 43 anni in Psichiatria al Rummo (BN)
Si è appreso dalla stampa che l'altro ieri una persona con disagio
psichico, è morta al Rummo dove era stata ricoverata. Certo può
capitare. Ma non è del tutto normale entrare in un reparto psichiatrico
ospedaliero (SPDC) che dovrebbe essere un luogo "protetto", e rimetterci
la vita. Soprattutto se il 43enne appena deceduto, è il quarto paziente
del Dipartimento di Salute Mentale di Benevento (DSM) che muore
dall'inizio dell'anno – quasi 1 paziente al mese – senza contare
l'87enne che è finito giù da una finestra dell'ospedale Civile.
Articolo su : http://www.tvsette.net/2016/05/16/muore-43-anni-psichiatria-al-rummo-un-altro-decesso-inquietante/
Articolo su : http://www.tvsette.net/2016/05/16/muore-43-anni-psichiatria-al-rummo-un-altro-decesso-inquietante/
domenica 22 maggio 2016
Dal Bresciaoggi del 12/05/2016
Esine: morto in ospedale a 27 anni, condannate le due infermiere
„
Le due donne condannate, infermiere di 52 e 60 anni, avrebbero “forzato” le loro funzioni, andando oltre quanto consentito dalla norma. Nel corso della crisi respiratoria poi fatale, avrebbero sottoposto il ragazzo ad ossigeno-terapia, che invece di migliorare le cose le avrebbero peggiorate.
Il giovane era infatti in preda ad un'intossicazione da antidolorifico: l'ossigeno-terapia avrebbe poi provocato l'inibizione dell'intero sistema respiratorio, e dunque la morte. Era stato invece assolto in primo grado il medico che aveva in cura il paziente.
Esine: morto in ospedale a 27 anni, condannate le due infermiere
„La vicenda risale a poco meno di una decina d'anni fa: era il 21 novembre 2008, all'ospedale di Esine. “

“
Potrebbe interessarti: http://www.bresciatoday.it/cronaca/esine-morto-giorgio-ravelli-condanna.html
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“
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„
Ragazzo muore per una crisi respiratoria: condannate le infermiere
A
quasi 10 anni dalla morte di Giorgio Ravelli, all'ospedale di Esine,
sono state condannate le due infermiere che lo seguivano: 8 mesi di
reclusione (pensa sospesa) per le due donne di 52 e 60 anni.
Esine: morto in ospedale a 27 anni, condannate le due infermiere
„
Sono state condannate a 8 mesi per omicidio colposo
(pena sospesa) le due infermiere camune accusate di “aver agito
autonomamente senza chiamare il medico di guardia” in merito alla morte
del giovane Giorgio Ravelli, il 27enne deceduto a seguito di una crisi
respiratoria nel reparto di Psichiatria dell'ospedale di Esine.„
Le due donne condannate, infermiere di 52 e 60 anni, avrebbero “forzato” le loro funzioni, andando oltre quanto consentito dalla norma. Nel corso della crisi respiratoria poi fatale, avrebbero sottoposto il ragazzo ad ossigeno-terapia, che invece di migliorare le cose le avrebbero peggiorate.
Il giovane era infatti in preda ad un'intossicazione da antidolorifico: l'ossigeno-terapia avrebbe poi provocato l'inibizione dell'intero sistema respiratorio, e dunque la morte. Era stato invece assolto in primo grado il medico che aveva in cura il paziente.
Esine: morto in ospedale a 27 anni, condannate le due infermiere
„La vicenda risale a poco meno di una decina d'anni fa: era il 21 novembre 2008, all'ospedale di Esine. “
“
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